Anek e gli altri svizzeri della Global Sumud Flotilla sono di nuovo a casa

Il ticinese Anek Speranza e gli altri membri elvetici della Global Sumud Flotilla per Gaza sono rientrati oggi in Svizzera, cinque giorni dopo essere stati arrestati da Israele. Al loro arrivo hanno denunciato la mancanza di sostegno da parte della Confederazione.
Sette degli otto partecipanti elvetici, con la kefiah sul capo, sono atterrati nel primo pomeriggio all'aeroporto di Ginevra, accolti da familiari e attivisti che avevano preso parte a precedenti missioni della flottiglia.
L'esercito israeliano aveva fermato lunedì le imbarcazioni dirette verso il territorio palestinese. Dopo l'intercettazione, i circa 400 militanti a bordo sono stati posti in detenzione, prima su navi e successivamente in Israele. Secondo quanto denunciato da una responsabile in un intervento trasmesso su Instagram davanti all'aeroporto, i partecipanti hanno subito violenze fisiche, psicologiche e sessuali, definite «estremamente gravi».
Nel mirino anche l'atteggiamento delle autorità svizzere: la Confederazione si è limitata a ricordare che la partecipazione alla flottiglia rientra nella responsabilità individuale di ciascun membro, ha detto l'attivista. Una posizione giudicata «terrificante» poiché - secondo la militante - la Svizzera ignorerebbe così diversi obblighi previsti dal diritto internazionale.
«La Confederazione era stata avvertita del rischio concreto di torture, ed è esattamente ciò che è successo», ha aggiunto la responsabile, mentre alcuni presenti accusavano di «complicità» nei confronti di Israele la Svizzera, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e parte dei media.
Per i membri della flottiglia è ora previsto un supporto medico. Claire Dechamboux, avvocata dei partecipanti, ha spiegato alla RTS che alcuni medici di Losanna hanno aperto un presidio speciale per accogliere gli attivisti e redigere eventuali referti medici.
«Non conosciamo ancora con precisione il loro stato di salute», ha dichiarato la legale. «Le persone traumatizzate non possono essere interrogate immediatamente in modo approfondito: il processo psicologico richiede tempo ed è necessario proteggerle anche sotto questo aspetto».