La tendenza

«Antisemitismo, livelli senza precedenti»

Presentato il rapporto 2024: numeri molto più alti rispetto al passato - La guerra è il fattore scatenante - La sensazione è che stia riemergendo una narrativa datata e radicata - Cresce il senso di insicurezza tra la popolazione ebraica
© KEYSTONE/Michael Buholzer
Paolo Galli
18.03.2025 06:00

Le voci riportate dal rapporto 2024 sono le seguenti: atti di violenza, insulti, danneggiamenti, manifestazioni, teorie complottiste, negazione della Shoah, e poi antisemitismo sparso, in generale o riferito a Israele. E i numeri raccontati dalle singole voci sono tutti, o quasi, in crescita. Al punto che la Federazione svizzera delle comunità israelite (FSCI) e la Fondazione contro il razzismo e l’antisemitismo (GRA) presentano la loro inchiesta sottolineando come l’antisemitismo si stia «radicando a un livello senza precedenti», «a un livello - quindi - molto più alto rispetto agli anni passati».

Le conseguenze del 7 ottobre

Nel dettaglio, nel 2024 sono stati registrati 221 episodi antisemiti (2023: 155; 2022: 57), 11 atti di violenza (2023: 10; 2022: 1), 103 dichiarazioni antisemite (2023: 38; 2022: 6), ma anche 1.596 episodi online, 1.817 sulle piattaforme di social media. Ma tra i vari casi c’è anche il tentato incendio della sinagoga di Zurigo-Wiedikon ad agosto, e pure un accoltellamento, avvenuto sempre a Zurigo nel mese di marzo. Come sottolineato nel rapporto, «gli attacchi terroristici di Hamas e la guerra di Gaza che ne è scaturita hanno generato una vera e propria ondata di antisemitismo a partire dall’ottobre del 2023». E le conseguenze sono perdurate anche per tutto il 2024. A livello di ingiurie e di dichiarazioni, emerge «la narrativa ormai datata secondo cui gli ebrei svizzeri siano responsabili della guerra, delle azioni e della politica di Israele. Narrativa secondo la quale le persone ebree sarebbero tenute a giustificarsi per tale politica o a prenderne le distanze». Insomma, qualcosa di ben radicato. Le due associazioni sottolineano quanto segue: «Ciò che prima del 7 ottobre 2023 si pensava e diceva solo in segreto è affiorato in superficie, alimentato dalla guerra in Medio Oriente e dalla trasformazione delle norme sociali (...) Se fino a quel momento aggressioni come ingiurie, sputi, atti violenti e persino brutali attentati alla vita e all’incolumità fisica erano geograficamente lontani, oggi sono una realtà vicina e tangibile. Il senso di sicurezza di molti ebrei ha subito un netto peggioramento». Due sono quindi le conclusioni: da un lato la constatazione di un sentimento radicato, quasi inestirpabile, dall’altro una maggiore concretizzazione dell’odio.

Richiesta una strategia

Ne abbiamo parlato con Jonathan Kreutner, segretario generale della FSCI. «L’antisemitismo non è mai scomparso, è rimasto latente», spiega. «Diverse indagini condotte negli ultimi anni hanno dimostrato che circa l’8-10% della popolazione ha forti idee antisemite e un altro 10% è d’accordo con alcuni stereotipi antisemiti. Abbiamo avvertito che questo gigante addormentato non deve essere sottovalutato». Un gigante accompagnato da una chiara narrativa. «Purtroppo tali narrazioni non sono nuove per il popolo ebraico. È importante non diventare insensibili e rassegnati. Ma è anche importante che gli ebrei non siano lasciati soli e che la società nel suo complesso resista a queste narrazioni». Proprio per questo, le due associazioni avvertono società e politica, «tenute a garantire la sicurezza della vita ebraica in Svizzera». Nel rapporto si dice di più: «La sicurezza delle istituzioni ebraiche deve essere garantita a lungo termine mediante misure di polizia e un sostegno attivo alle misure di sicurezza locali». Si parla di impegno attivo e prolungato nel monitoraggio dell’antisemitismo, e poi di prevenzione, sensibilizzazione, educazione. Kreutner sottolinea come, negli ultimi anni, siano stati fatti «grandi progressi nella sicurezza delle istituzioni ebraiche. Ma non possiamo mettere un poliziotto accanto a ogni ebreo. È proprio per questo che il problema deve essere affrontato in modo trasversale: dobbiamo recuperare un po’ di terreno. La Svizzera ha bisogno di una strategia efficace contro l’antisemitismo, con misure che garantiscano la sicurezza e combattano i discorsi d’odio. Tuttavia, è necessario riconoscere anche le radici dell’antisemitismo, ed è per questo che la prevenzione è così cruciale».

I paragoni impropri

È interessante un chiarimento contenuto nel rapporto. Si legge: «In genere, la critica allo Stato d’Israele o alla sua politica non è di per sé antisemita finché la si esprime così come la si esprimerebbe nei confronti di un qualsiasi altro Stato. Lo è, invece, se: si applicano due pesi e due misure nei confronti di Israele; il termine “israeliani” viene equiparato al termine “ebrei”; si usano simboli dell’antisemitismo per caratterizzare Israele; si fanno paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei nazionalsocialisti». Si dice anche che «sono stati molto frequenti i paragoni tra Israele e il suo Governo da un lato, israeliano, e i nazisti dall’altro, nonché tra la guerra israeliana contro Hamas e l’Olocausto». Il motto “Free Palestine” e gli insulti di carattere volgare come “Fuck Israel” «non sono di per sé antisemiti, lo sono soltanto se alimentano la narrazione ebraico = israeliano. Ad esempio, quando una sinagoga viene imbrattata con la scritta “Free Palestine”». Chiediamo a Kreutner se ritiene che la politica del primo ministro israeliano Netanyahu influenzi comunque, nell’ignoranza che accompagna etichette e preconcetti, la crescita di questi atteggiamenti antisemiti. Il segretario generale: «L’ondata di antisemitismo è iniziata subito dopo gli attacchi terroristici del 7 ottobre. L’offensiva di terra a Gaza è iniziata solo poche settimane dopo. Ecco perché parliamo di fattori scatenanti. L’antisemitismo spesso si gonfia sotto la superficie e si manifesta in seguito a determinati eventi, come gli attacchi terroristici, il conflitto in Medio Oriente o la pandemia».

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