Berna

Api e pesticidi, «una guerra fra poveri»

Il Nazionale ne discuterà presto, tra gli apicoltori le visioni però variano - Davide Conconi: «Ma anche gli impollinatori hanno un valore economico»
(Foto Zocchetti)

BERNA - «Senza le api un terzo di tutto quello che abbiamo oggi nel piatto verrebbe a sparire». Cifra che, nota bene, non include solo i prodotti di origine vegetale. A spiegarlo è Davide Conconi, presidente della Società ticinese di apicoltura (STA) e membro di comitato apisuisse, organizzazione mantello che ha da poco creato un nuovo gruppo interparlamentare a Berna denominato «api». Copresidenti sono Mathias Reynard (PS/VS) e Bernhard Guhl (PBD/AG), che a Palazzo federale si batteranno a favore di questi insetti e l’apicoltura. Tra i prossimi appuntamenti importanti per la salvaguardia delle piccole lavoratrici alate ci sarà il dibattito, previsto il 19 giugno al Nazionale, sulle iniziative dette «sull’acqua potabile» e «per una Svizzera senza pesticidi». Già, perché proprio questi ultimi figurano tra i grandi nemici delle api. Eppure, fra gli apicoltori, i punti di vista variano; non perché c’è chi dubiti della nocività di alcuni metodi agricoli, quanto piuttosto per questioni economiche.

In Svizzera nel 2014 le colonie di api domestiche erano circa 150.000. Come mostrano le cifre di Agroscope, il numero è in calo dagli anni ’80 e ha raggiunto circa la metà rispetto agli anni ’30. Una situazione simile a quella registrata nel 1876. Al contrario delle api domestiche, quelle selvatiche non sono curate da apicoltori che tentano di limitarne la moria. Prima degli anni ’50 c’erano 600 specie di api selvatiche. Da allora ne sono sparite oltre 65, mentre quasi 200 sono considerate a rischio. Il problema numero uno per l’Apis mellifera (quella usata dall’uomo per produrre il miele) è un acaro parassita il cui nome dice tutto: varroa destructor. Ma anche la cementificazione, la sempre più scarsa biodiversità, i cambiamenti climatici e i pesticidi sono tra le cause della diminuzione di questi insetti. Per le api selvatiche, come spiega Jean-Daniel Charrière, del Centro di ricerche apicole di Agroscope, si aggiunge il fatto che «le zone adatte a nidificare sono diminuite, così come lo sono anche le fonti di cibo».

Miele: tanto dolce e poco proficuo

Le due iniziative che il Nazionale si appresta a discutere non trovano consenso unanime nel mondo agricolo. Il testo dell’iniziativa «Acqua potabile pulita e cibo sano – No alle sovvenzioni per l’impiego di pesticidi e l’uso profilattico di antibiotici» (depositata il 18 gennaio 2018) chiede che i pagamenti diretti vengano erogati solo alle aziende agricole che non usano pesticidi, non usano antibiotici per il bestiame e che possano nutrirli con il foraggio prodotto all’interno dell’azienda stessa. L’iniziativa «Per una Svizzera senza pesticidi sintetici» (depositata il 25 maggio 2018) chiede invece che questi ultimi siano vietati nella produzione agricola, nella trasformazione di prodotti agricoli, nella cura del suolo e del paesaggio e nell’importazione o nella produzione di derrate alimentari. Il Governo si è detto contrario a entrambe le proposte e raccomanda al Parlamento di respingerle senza proporre controprogetti. Da una parte perché gli obiettivi dei testi combaciano con quelli del Piano d’azione sui prodotti fitosanitari, tramite il quale si punta a ridurre l’impiego e i rischi di questi prodotti, e della Strategia nazionale contro le resistenze agli antibiotici. Dall’altra perché nel quadro della Politica agricola a partire dal 2022 è previsto un pacchetto supplementare in alternativa all’iniziativa sull’acqua potabile comprendente misure come lo stanziamento di pagamenti diretti solo a chi rinuncia all’uso di prodotti fitosanitari ad alto rischio ambientale. «Temo che nell’ambito di questo dibattito si svolgerà una guerra tra poveri», commenta Conconi. «Se una buona parte dei circa 18.000 apicoltori svizzeri sono a favore delle iniziative, gli agricoltori non possono fare a meno dei prodotti che queste mettono in discussione». E anche fra chi possiede delle arnie la priorità non è per forza il bene degli insetti. Questo perché vari apicoltori sono anche agricoltori. E fra la produzione di miele, bacche o altro le cifre d’affari cambiano parecchio.

Nel 2018, secondo i dati forniti dall’Ufficio federale di statistica, le colonne portanti dell’agricoltura sono stati il vino, la frutta e il latte. La produzione vegetale l’anno scorso è cresciuta del 4,4% rispetto al 2017, raggiungendo un valore di 4,3 miliardi di franchi. Ad aver acquisito importanza sono state soprattutto le cosiddette «colture speciali» come la frutta, l’uva e i vini (2,6 miliardi, +8,6% dal 2017). Il valore del latte è invece stimato a 2,2 miliardi (+2,3%). Secondo le più recenti cifre fornite dal Centro di ricerche apicole, risalenti al 2013, quell’anno il valore economico del miele raggiungeva gli 84 milioni. «In Ticino, su 530 apicoltori iscritti alla STA solo una trentina vive di questa attività», spiega Conconi. Praticamente tutte sono aziende a gestione familiare o di singoli produttori. A confronto, uno dei prodotti tipici e più esportati del nostro cantone, il vino, dà lavoro a un’ottantina di aziende che si occupano solo della sua produzione più altri 2.700 attori attivi a livello professionale o semiprofessionale.

Dal canto suo l’Unione svizzera dei contadini ha già proposto di bocciare entrambi i testi. L’iniziativa sull’acqua avrebbe «conseguenze negative sul fatturato e le entrate», si legge in un comunicato. Entrambe le proposte, indica un’altra nota, metterebbero a rischio la libertà d’azione e l’esistenza di varie aziende. Per la sua campagna l’associazione vuole investire complessivamente un milione di franchi.

«Non bisogna però scordare il valore economico degli insetti impollinatori», sottolinea Conconi. Agroscope attribuisce alle api circa l’80% del valore di mercato della produzione di frutta e bacche in Svizzera. In generale, per il lavoro di impollinazione che fornisce, si calcola che ogni sciame valga circa mille franchi ogni anno. «Di questi agli apicoltori non viene in tasca nulla». Un beneficio è sicuramente il miele o il polline che ricavano, il cui valore annuo però è meno di 300 franchi. Gli apicoltori favorevoli ai due testi non vogliono chiedere soldi ai colleghi attivi nelle altre branche del settore, conclude Conconi. «L’idea è fare capire che parte dei loro introiti vengono generati grazie alle api».

Viste le differenze di opinione interne al mondo contadino, apisuisse prevede ad ogni modo di dare libertà di voto.