«Arrampicare è come risolvere un problema di matematica»

Le dita sporche di magnesia, lo sguardo rivolto verso il prossimo appiglio, e la soddisfazione di esser lì ad un passo dal vincere la sfida. Quelli che per molti sono dei semplici blocchi di roccia situati sull’altipiano di Chironico diventano, agli occhi di chi pratica il bouldering, dei veri e propri rompicapi da risolvere, studiati nei movimenti possibili prima ancora di essere scalati. «Spesso la soluzione va trovata prima nella testa e solo dopo applicata con il corpo. Si guardano le possibili prese, cercando di immaginare quali gesti permettano di arrivare al top», spiega al CdT Claudio Cameroni. Il pioniere del bouldering ticinese ha cominciato a scalare le grandi pareti alla fine degli anni Settanta, all’età di 16 anni. Poi, nel 1997, è passato ai massi di Chironico, Cresciano e Claro. «È un’impresa simile alla risoluzione di un problema matematico, dove la componente tecnica è preponderante», prosegue il nostro interlocutore. Questo è anche il motivo per il quale, nella disciplina, si registra un progressivo avvicinamento delle prestazioni tra uomini e donne. Se forza nelle dita ed equilibrio restano elementi essenziali, precisione e flessibilità riescono spesso a compensare la pura potenza muscolare: «Spesso ciò che conta è la sensibilità di mettere il piede su un appoggio e scaricarvi tutto il peso, adagiandovisi, senza dover tirare troppo le braccia», precisa.
Appassionati da tutto il mondo
Già esplorato negli anni Ottanta dal basilese Richi Signer, oggi Chironico è diventato un punto di riferimento per gli appassionati che arrivano da tutto il mondo e vi soggiornano anche per settimane. Il bouldering si gioca su altezze contenute - tra i 2 e i 5 metri - e il fallimento non è un’eccezione, ma costituisce una componente essenziale dell’esperienza. «La caduta fa parte del gioco. Si prova, si cade e si riprova. Un arrampicatore può anche arrivare a spendere un anno intero a provare un passaggio. Non si tratta di una competizione contro un avversario bensì una ricerca della soluzione per salire sul masso. Così quest’ultimo assume una dimensione iconica, come se avesse un’anima». Chi frequenta questi luoghi, infatti, intrattiene un legame molto profondo con la natura, che smette di essere semplice materia inerte e prende vita propria.
Due blocchi fra i più difficili
Definito da molti una «mecca», il territorio è diventato popolare grazie, anche, alla guida «Chironico boulder» - a cura di Cameroni, Roberto Grizzi e Renzo Lodi - che vanta tantissime fotografie illustrative dei percorsi con i relativi gradi di difficoltà, le mappe di accesso ai 37 settori e le regolamentazioni. Qui si può trovare una concentrazione straordinaria di blocchi - quasi 2.000 - e a pochi minuti a piedi dal parcheggio se ne raggiungono alcuni tra i più difficili al mondo, come «Alphane» e «Arrival of the Birds» (grado 9a). «Sia il professionista che il principiante sono i benvenuti. Per quanto riguarda la roccia, c’è un misto di possibilità che permette la scalata quasi su tutti i massi senza mai essere banale: dallo strapiombante di buona qualità all’appoggiato. Non è mai troppo liscia, altrimenti la risalita risulterebbe impossibile, ma nemmeno troppo “appigliata” e quindi troppo facile», racconta Claudio Cameroni.
«L’energia del bosco è magica»
Ad occuparsi dell’area per conto del Patriziato è l’ente Fit&Fun del Comune di Faido. Il direttore Daniele Zanzi, interpellato dal CdT, afferma che oggi «il luogo è ormai talmente conosciuto che arrivano anche atleti sostenuti dal proprio sponsor. In questo senso il flusso turistico sta generando ricadute economiche concrete, soprattutto in termini di pernottamenti. Tuttavia un territorio così sollecitato non può essere lasciato libero: va regolamentato». In attesa che il Piano regolatore ufficializzi la zona come area di svago strutturata, dal 2024 la gestione è stata affidata ad un privato, Alice Phan, che tramite il portale «In lak’ech» coordina i flussi di utenti che arrivano con i mezzi propri per soggiornare in prossimità dei massi. «La proposta di contribuire al mantenimento dei servizi con una somma di denaro è partita dagli stessi arrampicatori - spiega Phan al nostro giornale -. Io stessa sento che l’energia di questo bosco è magica e desidero che l’habitat venga tutelato».
Ricadute economiche rilevanti
Il ricavato della tassa di soggiorno e della quota dei parcheggi è destinato al mantenimento dei servizi igienici, allo smaltimento dei rifiuti e all’accesso al wi-fi. I dati raccolti, con una leggera e comprensibile oscillazione dovuta alle condizioni metereologiche, confermano la riuscita del progetto. Nel 2024 sono stati registrati 1.200 pernottamenti, mentre l’anno scorso gli arrivi di veicoli ufficiali sono stati 570, per un totale di 820 pernottamenti distribuiti tra le aree «overnight» di Chironico, Nivo e Grumo. Lo stesso Claudio Cameroni, peraltro, si dice soddisfatto dell’equilibrio che si è creato: «A Chironico stanno facendo un ottimo lavoro. Spero che le autorità politiche e turistiche continuino a valorizzare il patrimonio locale così da ricavarne un ritorno economico per la comunità».
