ATTE: i soci tornano a crescere, ma i tagli del Cantone preoccupano

«Nel 2025 i dati delle iscrizioni alle nostre attività sono tornati simili a quelli pre-pandemici». È questo il messaggio, positivo, emerso dall’assemblea annuale dell’Associazione Ticinese Terza Età (ATTE), svoltasi ieri al Mercato Coperto di Giubiasco. Un’occasione per fare il punto su un anno particolarmente significativo, coinciso con il 45. anniversario di fondazione dell’associazione e con i 40 anni dell’UNI3, l’Università della Terza Età ticinese. A tracciare il bilancio è stato il presidente Giampaolo Cereghetti, che ha sottolineato come l’associazione abbia ormai superato le difficoltà causate dalla pandemia: «Oggi siamo circa 11 mila soci e stiamo risalendo la china dopo anni difficili».
Inoltre, nel corso del 2025 l’ATTE ha registrato oltre 100 mila presenze alle attività organizzate sul territorio cantonale, confermando il proprio ruolo di riferimento per la popolazione anziana ticinese. Un risultato reso possibile anche dall’impegno di circa 600-650 volontari che operano a titolo gratuito nei vari settori dell’associazione: «Abbiamo un problema di ricambio generazionale, ma anche una straordinaria fedeltà», ha osservato Cereghetti. «Ci sono molti volontari oltre gli 80 anni che continuano a essere estremamente attivi».
Non solo i viaggi
Tra le attività che l’ATTE propone, assieme ai viaggi, spicca l’UNI3, che nel 2025 ha totalizzato circa 6 mila presenze, con 180 corsi e oltre 550 ore di formazione. Dopo gli anni del Covid, quando molti corsi erano stati trasferiti online, l’Università della Terza Età è tornata ad attirare un pubblico numeroso e motivato. Per il presidente dell’ATTE, il valore di questa esperienza va ben oltre l’aspetto culturale. «Lo dico da ex direttore di Liceo: sono convinto che anche a 80 anni seguire un corso accademico sia un’occasione di grande arricchimento. Oltre a questo, i corsi favoriscono l’incontro con gli altri. Secondo noi, tutti questi aspetti, anche se in modo indiretto, contribuiscono a conservare il benessere delle persone anziane».
La formazione permanente, la socializzazione e la partecipazione attiva sono infatti considerate dall’associazione strumenti fondamentali per prevenire isolamento e fragilità: «L’anziano non è una sorta di orpello che comporta soltanto un costo o una difficoltà di gestione, ma resta un cittadino attivo con tutti i diritti che ne derivano», ha ribadito Cereghetti. Un concetto, quello dell’aiuto preventivo, che si traduce anche in una riflessione di carattere economico. Pur non essendo direttamente coinvolta nell’assistenza sanitaria o sociosanitaria, l’ATTE ritiene che le proprie attività contribuiscano a ritardare l’insorgere di situazioni di fragilità e quindi il ricorso a servizi più onerosi per la collettività. «Noi non siamo professionisti della cura», ha ricordato il presidente. «Però attraverso le nostre iniziative cerchiamo di ritardare il passaggio ai “gradini successivi”, quelli che domandano più impegno in termini assistenziali e, dunque, economici». Non soltanto i viaggi, dunque, ma anche «attraverso i centri diurni, le attività ricreative, i corsi e i numerosi momenti di incontro che caratterizzano le attività dell’associazione, è possibile allietare la vita delle persone in terza e quarta età, che in Ticino ricordo essere prossime al 25% della popolazione totale, una cifra significativa».
Partecipazione ai costi
Detto degli aspetti positivi in merito all’annata 2025, durante l’assemblea è emersa anche la questione critica legata alla partecipazione ai costi da parte del Cantone. Nei prossimi anni, infatti, verrà progressivamente meno il sostegno pubblico per gli affitti dei centri diurni ricreativi, fino alla sua completa cessazione nel 2029.
Cereghetti evita la polemica: «Conosciamo bene il periodo difficile delle finanze cantonali, tuttavia non nascondo le nostre preoccupazioni. Cito due esempi: la situazione dei centri diurni ricreativi di Locarno e Bellinzona. Nel primo caso l’associazione ha dovuto trasferirsi dopo aver lasciato spazi utilizzati per decenni, sostenendo investimenti per una nuova sede. A Bellinzona, invece, il centro alle Semine rappresenta un progetto condiviso con la Fondazione Diamante, una realtà impegnata nell’integrazione professionale di persone con disabilità, che ben si sposa con la nostra missione», ha osservato il presidente. «Immaginarmi la chiusura di questo progetto sarebbe un vero peccato».
Ma, visto il venir meno degli aiuti cantonali, «l’associazione sta già lavorando per verificare la possibilità di individuare eventuali nuove forme di finanziamento. Al momento, siamo pressoché autosufficienti nella gestione di gran parte dei servizi erogati sul piano cantonale, eccezion fatta per i due centri diurni socio-assistenziali di Lugano e Biasca, che operano con personale stipendiato, per gli affitti del segretariato cantonale e di alcuni importanti centri diurni ricreativi», chiosa il presidente che, in ultima battuta, rivendica il ruolo sociale dell’ATTE, evidenziando l’aspetto del volontariato: «È certamente un valore che bisogna non disperdere. Oltre a occupare e tenere attive molte persone, anche anziane, contribuisce ogni giorno a costruire una società più inclusiva e a contenere i costi dell’invecchiamento della popolazione».
