Attivisti clima ricorrono alla CEDU contro la condanna per coercizione

Sei attivisti per il clima che nel 2019 avevano partecipato a una manifestazione nella Paradeplatz di Zurigo, davanti alla sede centrale dell'ex Credit Suisse, presentano ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) di Strasburgo contro la condanna per coercizione emessa nei loro confronti dal Tribunale federale (TF): ritengono che sia stato violato il loro diritto alla libertà di espressione e di riunione.
Con l'azione, circa 70 attivisti avevano richiamato l'attenzione sugli investimenti delle banche svizzere nelle energie fossili, incatenandosi tra loro a fioriere o a biciclette a noleggio davanti alle entrate di Credit Suisse in Paradeplatz, nella Bahnhofstrasse e nella Bärengasse.
Il passaggio per clienti e dipendenti era ostacolato, ma possibile, come risulta dalla sentenza del TF in questa vicenda. Gli attivisti hanno sostenuto di non aver impedito a terzi di raggiungere gli ingressi e per questo motivo criticano la condanna per coercizione e impugnano la sentenza del TF di marzo, come emerge da un comunicato di oggi.
Nella sua decisione, il Tribunale federale ha sì riconosciuto l'importanza delle voci critiche nell'opinione pubblica e ha dato maggiore peso ai diritti democratici fondamentali rispetto a sentenze precedenti, si legge nel comunicato. Tuttavia non ha protetto attivamente il diritto alla libertà di espressione e di riunione in tempi di crisi multiple.
«Il Tribunale federale si è impegnato, ma non adempie ancora pienamente alle sue responsabilità, in particolare per quanto riguarda l'applicazione coerente degli articoli 10 e 11 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo»: ha indicato citata nella nota l'avvocata Stephanie Motz, che rappresenta una delle condannate ed è portavoce del collettivo di avvocati.
Frida Kohlmann, portavoce degli attivisti, scrive nel comunicato che con le numerose condanne dei partecipanti alle azioni per il clima si sta criminalizzando un intero movimento. Si tratta di diritti democratici fondamentali e del diritto di poter dire no nel momento decisivo.