Linguaggio

Aura è la parola giovanile dell’anno 2026 nella Svizzera italiana

Chill e crazy completano il podio – La prima edizione dell’iniziativa nazionale ha coinvolto giovani tra i 13 e i 20 anni nelle quattro regioni linguistiche – «Lo scopo è quello di catturare un po’ la prospettiva dei giovani», spiega Nina Gambone, coordinatrice del progetto per la Svizzera italiana
© ZHAW
Lara Sargenti
27.10.2026 09:15

Quali parole raccontano meglio il modo di comunicare dei giovani svizzeri? A rispondere è la prima edizione della Parola giovanile dell’anno Svizzera 2026, un’iniziativa che ha coinvolto ragazze e ragazzi tra i 13 e i 20 anni in tutte le regioni linguistiche del Paese. Nella Svizzera italiana ha vinto «aura», seguita da «chill» e «crazy». Tre termini di origine inglese che testimoniano quanto le espressioni internazionali siano ormai parte del linguaggio quotidiano delle nuove generazioni.

Come funziona l’iniziativa

Gli organizzatori hanno invitato i giovani di tutta la Svizzera a proporre parole ed espressioni utilizzate nella vita quotidiana. Studenti e ricercatori del Dipartimento di Linguistica applicata della Zürcher Hochschule für Angewandte Wissenschaften (ZHAW) hanno poi accompagnato scientificamente il processo di selezione. «Le candidature sono state raccolte tramite una campagna nazionale, attraverso le scuole e i social media, per poi essere sottoposte a giurie composte da giovani», spiega Nina Gambone, studentessa del Master in Language and Communication e coordinatrice del progetto per la Svizzera italiana. «Nella Svizzera italiana, la giuria era composta da 18 studenti del Centro professionale tecnico di Bellinzona. Dopo un confronto in piccoli gruppi e una votazione, sono state selezionate le tre parole vincitrici».

Aura, chill e crazy: il podio ticinese

Al primo posto si piazza «aura», termine utilizzato per descrivere il carisma e il fascino che una persona trasmette attraverso il proprio atteggiamento e la propria presenza. L’espressione viene impiegata anche sui social attraverso il concetto di «punti aura», che si possono guadagnare o perdere a seconda del proprio comportamento. «Hai perso 1000 punti aura!» significa, per esempio, aver fatto una figuraccia o qualcosa di imbarazzante, perdendo fascino e credibilità. Al contrario, guadagnare 500 punti aura significa aver fatto qualcosa di apprezzato, migliorando la propria immagine agli occhi degli altri. «Il termine deriva probabilmente dal manga giapponese Dragon Ball, nel quale l’aura rappresenta la manifestazione esteriore dell’energia vitale, chiamata Ki, che scorre in ogni essere vivente», spiega Gambone.

Al secondo posto troviamo «chill». Sebbene in inglese significhi letteralmente «freddo», nel linguaggio informale indica calma e tranquillità. Dire «stai chill» significa invitare qualcuno a rilassarsi e a non agitarsi, mentre definire una persona «chill» vuol dire descriverla come tranquilla e alla mano.

Chiude il podio «crazy», che significa letteralmente «pazzo», ma che nello slang giovanile viene utilizzato soprattutto per descrivere qualcosa di incredibile, pazzesco o fuori dal comune. A seconda del contesto, può esprimere sorpresa, entusiasmo o ammirazione.

Il termine aura deriva dal manga giapponese Dragon Ball, nel quale l’aura rappresenta la manifestazione esteriore dell’energia vitale, chiamata Ki, che scorre in ogni essere vivente
Nina Gambone, coordinatrice del progetto per la Svizzera italiana

Perché vincono le parole inglesi?

Uno degli aspetti più interessanti emersi durante la selezione è la predominanza di termini di origine inglese. Tra le proposte italiane, una cinquantina in tutto, figuravano anche espressioni come «mi gasa» o «sto cucinando», ma sono state le parole inglesi a convincere maggiormente la giuria. «È interessante notare che, durante le discussioni della giuria, le parole italiane sono state scartate piuttosto rapidamente, mentre quelle di origine inglese hanno continuato a convincere», osserva Gambone. «Il confronto ha permesso di approfondire non soltanto il significato delle espressioni, ma anche i contesti in cui vengono utilizzate. Alcune parole, infatti, assumono sfumature ironiche o significati specifici che non sempre sono immediatamente comprensibili a chi non appartiene alla stessa generazione».

Quattro lingue, quattro modi di esprimersi

L’iniziativa ha coinvolto anche le altre regioni linguistiche svizzere, facendo emergere espressioni legate a esperienze e contesti culturali differenti.

Nella Svizzera francofona ha vinto «goumin», che descrive il dolore di una delusione amorosa o della fine di una relazione. Al secondo posto si è classificato «pain», letteralmente «pane», utilizzato per indicare un ragazzo attraente. Terzo posto, anche qui, per «battle d’aura», una sfida a chi dimostra maggiore carisma.

Nella Svizzera germanofona si è imposto «würd mi» (in tedesco si direbbe «Würde mir ja auf den Sack gehen»), espressione che comunica forte irritazione o fastidio. Seguono «nöd so deep», usato per invitare a non analizzare eccessivamente una situazione, e «peak», che indica un grande risultato.

Nella Svizzera romancia la parola vincitrice è «bursa», letteralmente legata al portafoglio, ma impiegata in modo ironico per definire una persona imbecille. Completano il podio «lascha cuschinar el», un invito a lasciare che qualcuno continui ciò che sta facendo, e «spido», che significa veloce o rapido.

Dare voce alle nuove generazioni

La Parola giovanile dell’anno Svizzera nasce per valorizzare il punto di vista dei giovani e osservare, attraverso il linguaggio, i cambiamenti della società. «L'iniziativa si ispira a esperienze già esistenti in altri Paesi, come la Germania» piega Gambone. «La prima edizione in Svizzera è stata un esperimento, ma l’intenzione è di riproporre il progetto anche il prossimo anno, coinvolgendo un numero sempre maggiore di partecipanti. Lo scopo« conclude Gambone, »è dare spazio ai giovani, capire il loro mondo e avvicinare le varie generazioni».