Auto elettriche, è scontro sul «diritto di ricarica»

«La disponibilità di un’infrastruttura di ricarica presso il luogo di residenza rappresenta uno dei principali presupposti per favorire la diffusione della mobilità elettrica. Considerato che una parte significativa della popolazione vive in locazione o in proprietà per piani, la mancanza di possibilità di ricarica costituisce ancora oggi uno dei maggiori ostacoli al passaggio verso la mobilità elettrica». Si parte da qui: dalla presa di posizione del Consiglio di Stato ticinese, che si dice favorevole al progetto del Consiglio federale e del «ministro» dei Trasporti Albert Rösti di promuovere l’installazione di colonnine di ricarica anche per chi è in affitto o vive in una proprietà per piani.
Un Paese di inquilini
La procedura di consultazione scade oggi, ma il progetto ha un certo peso specifico. Anche perché la Svizzera è un Paese di inquilini: oltre il 60% della popolazione vive in affitto. E, di conseguenza, se si vuole promuovere la mobilità elettrica bisogna anche creare condizioni quadro favorevoli.
Ma qual è la ricetta proposta da Rösti? La nuova normativa - che riguarda anche gli edifici esistenti e non solo le nuove costruzioni - prevede che i proprietari fondiari possano essere obbligati a mettere a disposizione l’installazione di base per l’infrastruttura di ricarica. Gli inquilini dovranno però richiederlo espressamente. Poi, «l’utente del parcheggio» (ovvero l’inquilino con l’auto elettrica) potrà montare, a proprie spese, una stazione di ricarica. È la cosiddetta «wallbox». Il diritto, sottolinea il Governo, si applica anche alle persone in subaffitto.
Ci sono però delle limitazioni. Ha il diritto di avanzare la richiesta solo chi vive in un immobile o in un complesso residenziale con annesso parcheggio: a queste persone il posteggio deve essere stato concesso in uso insieme all’abitazione dallo stesso locatore, precisa il progetto governativo.
«Meglio le misure volontarie»
I singoli Cantoni sono divisi. Il Ticino chiede criteri chiari per quanto riguarda le spese («non deve comportare costi sproporzionatamente elevati»), mentre altri ritengono che tale obbligo - nella forma proposta - interferisca in modo eccessivo nella libertà imprenditoriale dei proprietari immobiliari. C’è invece chi propone di andare oltre, includendo anche i parcheggi in affitto presso i luoghi di lavoro. E anche chi vuole estendere l’obbligo agli inquilini a cui viene fornito un posto auto anche se non legato al proprio condominio. Una richiesta avanzata pure dagli importatori di auto (Auto-Svizzera) e dall’Associazione traffico e ambiente (ATA), che parla apertamente di introdurre un «diritto alla ricarica».
Di tutt’altro avviso l’Associazione Proprietari Fondiari (APF-HEV), secondo cui «occorre sostenere il mercato, non distorcerlo attraverso interventi burocratici». L’organizzazione auspica invece misure volontarie (definite nella Roadmap Mobilità elettrica, ndr) e non prescrizioni rigide: «Spetta ai locatori e alle comunità di proprietari per piani decidere in merito agli investimenti e all’installazione di un’infrastruttura di ricarica», precisa la APF-HEV, sottolineando che già oggi molti proprietari investono in questo ambito, poiché la domanda è in crescita e tali investimenti aumentano il valore degli immobili.
Ticino sul fondo
Ma come sta il mercato dell’auto? Le immatricolazioni sono aumentate sensibilmente in settembre, trainate dal boom delle vetture elettriche, ha indicato venerdì l’Ufficio federale di statistica. In contrazione sono risultati i veicoli diesel (-7% a 1.800) e quelli a benzina (-3% a 10.000), arretra pure l’ibrido plug-in (-10% a 2.300) - tenendo conto che l’ibrido normale viene incluso nei dati sui motori termici - mentre in forte crescita appare l’elettrico, con un netto +52% a 7.800. A far salire questo dato è anche il fatto che il settembre dell’anno precedente era stato particolarmente debole per quanto riguarda le vendite di veicoli elettrici.
Limitandosi alle auto «con la spina», l’elettrico ha una quota di mercato (si parla sempre di auto nuove) del 36%, l’ibrido plug-in dell’11%. Il Ticino presenta a questo proposito valori rispettivamente del 22% e del 10% e si colloca quasi in fondo alla classifica nazionale in materia di elettrificazione del parco veicoli. Solo Uri fa peggio.
