Ticino

Autori di reati sempre più giovani

Si abbassa l’età media dei ragazzi che finiscono nei guai con la giustizia, con diversi casi di tredicenni e quattordicenni - La magistrata dei minorenni Fabiola Gnesa: «Tanti incarti sospesi, malgrado il nostro impegno mancano effettivi e strutture adeguate»
© Keystone/MARTIN RUETSCHI
Martina Salvini
16.03.2026 06:00

È stato (di nuovo) un anno decisamente complicato per la Magistratura dei minorenni ticinese, alle prese con un numero elevato di casi e un effettivo che, malgrado le promesse, resta ridotto all’osso. «Abbiamo lavorato molto, moltissimo. E nonostante ciò, rimaniamo comunque indietro», ammette la magistrata Fabiola Gnesa, snocciolando i numeri del 2025. «La tendenza segue quella degli ultimi anni, con un numero di incarti in entrata piuttosto elevato», spiega. Lo scorso anno, se ne sono aggiunti 1.425, una cinquantina in meno rispetto al 2024, ma quasi il doppio di quelli registrati una decina di anni fa. Rispetto al 2024, inoltre, sono diminuiti gli incarti chiusi, passati da 1.553 a 1.417. Ma, soprattutto, è rimasta una quota rilevante di procedimenti in sospeso: 501. «Un dato che ci rammarica, perché il principio della celerità per noi è fondamentale», spiega la magistrata. Sempre a livello statistico, «notiamo una certa stabilità dei reati contro l’integrità personale (e quindi risse, lesioni, ecc) per cui abbiamo emesso nel 2025 115 decisioni che riguardavano questi reati, contro le 120 dell’anno prima, e per i reati contro il patrimonio, con 300 decisioni contenenti questa tipologia di reato emesse lo scorso anno (erano state 390 nel 2024 e 423 nel 2023)». Rimangono stabili, benché su livelli elevati, anche i reati contro l’onore e la libertà personale (minaccia, ingiurie, coazione), così come quelli per l’infrazione alla legge sulla circolazione. «Anche le decisioni che riguardano gli stupefacenti seguono uno trend costante - sono state 165 nel 2025, 159 nel 2024 e 200 nel 2023 - ed è una tipologia di reato che ci preoccupa molto», dice Gnesa. «Sì, perché nonostante l’accento venga posto sulle altre fattispecie, come ad esempio le aggressioni, in realtà il consumo di canapa, specie tra i giovanissimi, rappresenta un problema. La presenza della sostanza psicoattiva, infatti, oggi è circa trenta volte superiore a quella di una decina di anni fa e gli effetti sui ragazzi, in una fase delicata di sviluppo, possono essere molto gravi. Spesso, invece, si tende a banalizzare la pericolosità delle droghe leggere». Per cercare di arginare il problema, la Magistratura dei minorenni cerca sempre più di collaborare con le Polizie comunali, per un lavoro di prossimità e sensibilizzazione sul territorio.

Il pestaggio e l’incidente

Dietro ai numeri, ci sono poi le storie. Due quelle che hanno più colpito la magistrata lo scorso anno: il violento pestaggio avvenuto alla pensilina Botta a Lugano e l’incidente mortale a Torre. Il primo caso è avvenuto, lo ricordiamo, la notte del 1. agosto, quando un 19.enne del Bellinzonese è finito in ospedale dopo essere stato aggredito da un gruppo di giovani. I sei indagati - due 18.enni e quattro minorenni domiciliati nel Mendrisiotto e del Luganese - sono stati accusati di tentato omicidio, nonché lesioni gravi, lesioni semplici e aggressione. «Per alcuni di loro - racconta la magistrata - è stata disposta l’incarcerazione, una misura che per noi rappresenta sempre l’ultima ratio». In totale, nel 2025 sono state 25 le incarcerazioni disposte dalle magistrate dei minorenni. «Prima di procedere con l’incarcerazione, ci preoccupiamo di esaminare attentamente l’incarto e procediamo solo laddove si configurano il pericolo di fuga, l’inquinamento delle prove o la recidiva. Nella stragrande maggioranza dei casi, l’incarcerazione preventiva riguarda giovani che non hanno una dimora fissa, e per i quali sussiste un pericolo di fuga. Nel caso della pensilina, si trattava di giovani domiciliati nel cantone, ma il reato era molto grave ed erano necessari accertamenti che potevano essere messi in pericolo da un possibile inquinamento delle prove».

Diverso, ma ugualmente indelebile nella mente di Gnesa, è l’incidente avvenuto in Valle di Blenio e costato la vita a un 16.enne. Alla guida dell’auto finita fuori strada c’era l’amico del giovane, un altro 16.enne. Le ipotesi di reato a suo carico sono di omicidio colposo, grave infrazione alla Legge federale sulla circolazione stradale e guida senza autorizzazione. «È stato un caso molto difficile da gestire a livello emotivo. Molto doloroso. Quando muore un ragazzo così giovane si cerca di trovare una risposta all’accaduto. Ci si chiede se si sarebbe potuto evitare il dramma. Ma, alla fine, rimane solo un enorme senso di impotenza».

Non solo punire

Il compito della magistratura, specialmente per chi si occupa di minorenni, non è mai solo punitivo. Anzi. «Il nostro compito è anche e prima di tutto educativo e protettivo. Dobbiamo assicurare sostegno a chi si trova in una fase molto delicata della vita e accompagnare i giovani». Impresa non facile, dice Gnesa. «Specialmente di fronte a una sempre più diffusa fragilità della società. I ragazzi non sanno più come verbalizzare le emozioni e si trovano a dover dare costantemente prova di sé. E le pressioni e gli input che ricevono, spesso si rivelano troppo gravosi da gestire». Non è un caso, prosegue la magistrata, che anche l’età media di chi delinque si è abbassata. «Fino a pochi anni fa, ci trovavamo di fronte quindicenni e sedicenni. Oggi, invece, abbiamo a che fare con diversi tredicenni e quattordicenni. Ragazzini che spesso, messi di fronte alle proprie responsabilità, banalizzano, non rendendosi nemmeno bene conto della portata delle loro azioni».

L’utilizzo dello smartphone

Ne è un esempio, dice, l’uso degli smartphone. «Abbiamo notato un aumento preoccupante dei casi di pornografia in relazione all’uso del cellulare. Oltretutto, una volta richiamati alle loro responsabilità, spesso ci sentiamo rispondere che ‘‘era una goliardata, fatta solo per ridere’’. Il punto è che i giovanissimi non hanno coscienza della gravità del fatto e, in più, usano strumenti da adulti senza saperli davvero maneggiare. E i genitori, da parte loro, faticano a stare al passo e ad esercitare il controllo sui dispositivi elettronici usati dai figli». Ma è anche nelle relazioni interpersonali tra i ragazzi che Gnesa osserva un crescente disagio. «Costruiscono la propria immagine basandosi sui modelli veicolati dai social media. Vivono le relazioni interpersonali con una crescente aggressività e spesso si trovano a essere vittime di una società caotica e di famiglie sempre più fragili. Al di là della spavalderia e dell’arroganza mostrata in superficie, infatti, si tratta di ragazzi fragili e confusi».

Manca il personale

In un contesto spesso caotico, le autorità e le famiglie dovrebbero cercare di fare rete. «È fondamentale la collaborazione di tutti: dai genitori alla scuola, passando per la magistratura e gli educatori. Eppure, malgrado gli sforzi, spesso manca una comunicazione ottimale. Anche perché il carico di lavoro è molto elevato sia per noi, sia per la scuola, sia per le ARP. Oltretutto potendo contare solo su mezzi piuttosto limitati». Malgrado le rassicurazioni degli ultimi anni, infatti, la Magistratura dei minorenni deve fare i conti con una cronica mancanza di personale. «Siamo io, la mia sostituta e una segretaria giudiziaria. Nel nostro staff abbiamo poi due segretarie e tre educatori. Davvero troppo poco». Con l’approvazione della risoluzione della Commissione Giustizia e diritti, la segretaria giudiziaria potrà svolgere alcune mansioni in più, sgravando le magistrate. Ma ancora non è sufficiente. «Anche il Consiglio della magistratura, a fronte dei numeri in crescita degli incarti, si è reso conto che ci servirebbe un magistrato, e di conseguenza anche una colonna in più. Attendiamo con ansia la risposta della politica.

Tutto occupato

Allo stesso modo, però, in Ticino mancano anche le strutture adeguate. Dallo scorso dicembre, è stata aperta l’Unità di cura pedopsichiatrica dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale a Stabio. La struttura - tredici posti letto - offre una presa in carico terapeutica stazionaria e multidisciplinare per pazienti minorenni che vivono un disagio in fase acuta. Il problema, dice Gnesa, è che «i posti letto sono tutti già occupati e la lista d’attesa è lunga. Inoltre, terminata la fase acuta, manca poi un’altra struttura in grado di continuare la presa a carico dei giovani più fragili. I Centri educativi per minorenni sul territorio sono molto sollecitati, a volte anche con casi che non rientrano più nelle loro competenze educative attuali». Di qui, la necessità di rivolgersi alle strutture oltreconfine o a quelle in Svizzera interna. «Anche in Italia, però, può essere accolto solo un numero limitato di giovani dall’estero e la lista d’attesa è lunga. Di recente, poi, anche nella Svizzera tedesca si è palesata una carenza di posti, per cui ora ci troviamo ancora più in difficoltà». Servirebbero, anche qui, maggiori risorse. «In un momento finanziariamente delicato per le casse dello Stato, è difficile poter garantire ai giovani l’accompagnamento continuo che meriterebbero. Malgrado ciò, continueremo a impegnarci al massimo».