Aziende agricole in crisi: per la prima volta sono meno di mille

Il settore agricolo ticinese è un corpo in salute? L’Ufficio cantonale di statistica (USTAT), grazie a una panoramica sull’evoluzione del comparto negli ultimi anni, ha fornito una radiografia del «paziente». In prima istanza, l’occhio cade proprio sul dato delle aziende agricole: nel 2025, per la prima volta, sono scese sotto le mille unità. Oltre 500 in meno rispetto alle 1.508 del 2000.
Con una precisazione necessaria: non tutte le attuali 993 aziende sono considerate «primarie», ovvero principalmente agricole. Lo sono soltanto 480. Nel 2000, le imprese agricole primarie erano 680.
Guardando invece ai dati di tutta la Svizzera, le aziende agricole, nei 25 anni presi in esame, sono diminuite del 34%. Anche la forza lavoro, nel comparto ticinese, ha inevitabilmente subito una contrazione: dai 4.012 impiegati del 2000 ai 2.660 del 2025. Anche in questo caso, una diminuzione attorno al 30%. Se si prendono in esame solamente le aziende agricole Bio, il dato cantonale è invece superiore in percentuale a quello federale: + 60% in 25 anni in Svizzera, +104% in Ticino. Le imprese Bio sono quindi quelle che «tengono» meglio: il loro calo, negli ultimi 24 mesi, è stato minimo: 0,9% in Svizzera e 2,7% in Ticino.
Un trend degli ultimi anni
Per Sem Genini, segretario agricolo cantonale, la diminuzione del numero di aziende non sorprende, ma certo non fa piacere. «È un trend purtroppo in atto da tempo in tutto il Paese», osserva. Una tendenza che «risponde anche a una precisa impostazione della politica federale e di alcuni ambienti economici: spingere verso imprese più grandi, competitive e concorrenziali, anche rispetto all’estero».
In Ticino, il numero delle aziende era rimasto abbastanza stabile per anni, ma molti fattori hanno contribuito alla successiva flessione: «Su tutti, le difficoltà gestionali, la pressione del lupo, le innumerevoli malattie degli animali e delle piante, senza contare remunerazioni e redditi bassi e stagnanti, a fronte di costi di produzione sempre più elevati». Nonostante il quadro complesso, il settore resta comunque aperto anche ai giovani.
«Certo, altrimenti sarebbe la fine assoluta della nostra agricoltura», sottolinea Genini. Le difficoltà sono presenti e crescenti in quasi tutti i comparti, ma i «dati sulla formazione mostrano un aumento, negli ultimi anni, delle persone che scelgono un percorso agricolo», sottolinea il segretario. Il quale, però, precisa: «Alcuni settori, come l’allevamento di bestiame minuto alle prese con il problema della presenza del lupo, il settore del latte o la viticoltura eroica (ovvero, in condizioni estreme rispetto alla coltivazione tradizionale, ndr), per citarne solo tre, risultano oggi molto più esposti di altri».
Il lupo resta uno dei nodi centrali. Per gli allevatori ovi-caprini, secondo Genini, «è ancora il fattore principale» con un 2025 definito «veramente orribile». Sono stati abbatttuti 5 lupi sui 20 autorizzati. «Dati estremamente deludenti, anche se il Cantone e i cacciatori si stanno muovendo per migliorare la situazione».
A pesare sono soprattutto i dati sugli animali da fattoria predati e sugli attacchi, i più elevati di sempre: un record negativo raggiunto nonostante la diminuzione degli alpeggi, degli animali estivati e l’applicazione di misure di protezione supplementari.
«Il dato sugli alpeggi è emblematico: quelli caricati a ovi-caprini in Ticino erano 145 nel 2011, mentre l’anno scorso sono scesi a 95. In 15 anni, dunque, un terzo è scomparso», afferma Genini. Che prosegue: «Il dato della Valle Maggia è inquietante e mi fa rabbrividire: nel 2025 non c’era più un solo ovino in quota nelle nostre montagne. Non si può più continuare così, bisogna cambiare rotta o sarà la fine dell’allevamento ovi-caprino all’aperto, con conseguenze nefaste per tutti noi: perdita di prodotti eccezionali, di territorio curato e di soldi investiti».
Le mani nella terra
Il tema agricolo si lega anche all’eredità lasciata da Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e Terra Madre, morto il 21 maggio scorso. Per Genini si tratta di «un’eredità pesante e importante. Petrini è stato un pioniere nella difesa dei piccoli produttori e del diritto a un cibo buono, pulito e giusto». Concetti che trovano terreno fertile anche in Ticino, dove «la sovranità alimentare è stata inserita a larga maggioranza nella Costituzione cantonale dopo la votazione popolare del 2021», ricorda il segretario. Centrale anche l’idea della regionalità e dell’acquisto a km zero. «Il rapporto degli agricoltori con la terra è segnato da una grande passione, e la voglia di fare questo lavoro è immutata. Ma il mestiere è cambiato: requisiti di legge, obblighi amministrativi, richieste crescenti e distanza di una parte della popolazione dal mondo agricolo impongono alle famiglie contadine sempre più compiti supplementari, spesso poco o nulla remunerati».
