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Baume-Schneider lancia le Giornate di Soletta difendendo la SSR

La consigliera federale socialista ha sottolineato l'importanza del servizio pubblico, indispensabile "per capire il Paese" e per la democrazia.
Ats
21.01.2026 19:27

La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider ha aperto questa sera le Giornate di Soletta sottolineando quello che considera il ruolo centrale della SSR nella vita culturale svizzera e rendendo omaggio alle vittime di Crans-Montana. Ha ricordato che "la cultura e il cinema permettono di comprendere nuove realtà".

SSR indispensabile per il Paese

"La SSR è indispensabile per capire il nostro Paese e unire le sue regioni", ha affermato la 62enne questa sera a Soletta. La ministra della cultura ha ricordato che il servizio pubblico sostiene ogni anno il cinema svizzero, investendo in più di 300 festival e raggiungendo quotidianamente tre milioni di persone. A suo parere, "la SSR è 'too important to fail'" (troppo importante per fallire).

Indispensabile per la democrazia

"La SSR offre agli artisti una scena essenziale" e permette ai cittadini di accedere a un'informazione solida, in un contesto di massiccio flusso di dati e di disinformazione. L'esponente PS ha inoltre insistito sull'importanza del ruolo che l'ente radio-televisivo riveste per la democrazia. Il popolo svizzero si pronuncerà sull'iniziativa volta a ridurre il finanziamento del servizio pubblico, respinta dal Consiglio federale e sottomessa al voto il prossimo 8 marzo.

Fra tragedia e speranza

Baume-Schneider ha in precedenza evocato nel suo discorso il dramma di Capodanno a Crans-Montana (VS). "Abbiamo condiviso una giornata di lutto nazionale per esprimere la nostra vicinanza alle famiglie", ha dichiarato. Ha elogiato il coraggio dei giovani e la professionalità del personale ospedaliero. "Dobbiamo a questa generazione il nostro impegno e la nostra determinazione nel farle intravedere opportunità e sogni", ha aggiunto.

"Non lasciarsi più cullare"

Quest'anno, le Giornate di Soletta mettono l'accento su un cinema che esplora la questione dell'appartenenza: a una famiglia, a una comunità, a una storia, a una cultura, a una nazione. "Abbiamo bisogno della cultura e del cinema svizzeri, perché il nostro Paese è in trasformazione. E più il cambiamento è rapido, più è essenziale non lasciarsi cullare da una falsa sensazione di sicurezza, come se conoscessimo già tutto della Svizzera", ha concluso.