«Bene le sanzioni, ma il tema delle molestie nel mondo sanitario resta aperto»

Commenti e battute sessuali, ma anche domande sulla sfera privata e familiare rivolte al personale medico in formazione. Quanto accadeva all’interno del reparto di ortopedia dell’Ospedale regionale di Lugano ora trova conferma in un’indagine esterna commissionata dallo stesso Eoc. Lo scriveva ieri la Regione, che lo scorso anno aveva raccolto una serie di testimonianze in merito. L’Ente ha già deciso di prendere dei provvedimenti e Raffaella Martinelli-Peter, l’avvocato che ha condotto l’inchiesta, ha anche formulato una serie di raccomandazioni riguardanti la comunicazione interna, la formazione, la gestione delle segnalazioni e il rafforzamento del rapporto di fiducia all’interno dell’istituzione ospedaliera. Misure che l’Eoc ha già deciso di implementare, prevedendo percorsi di formazione destinati ai quadri dell’Ente e una formazione specifica per il servizio di ortopedia dell’Ospedale regionale di Lugano.
Sul tema oggi ha preso posizione anche l’Associazione dei medici assistenti e capiclinica ticinesi (ASMACT), secondo cui «le sanzioni rappresentano un primo passo, ma il tema delle molestie nel mondo sanitario resta aperto».
«Sanzioni necessarie, ma non bastano»
Per l’Associazione, quanto fatto dall’Ente è «un passo nella giusta direzione. Quando emergono comportamenti inaccettabili, è doveroso che vi siano accertamenti, assunzione di responsabilità e conseguenze concrete. Allo stesso tempo, questo caso conferma che il problema non può essere ridotto a singoli episodi o a poche persone: quando in un contesto di lavoro si consolidano commenti sessisti, pressioni, umiliazioni o dinamiche improprie, il tema riguarda anche la cultura organizzativa e la capacità dell’istituzione di prevenire, ascoltare e intervenire per tempo».
Per l’ASMACT, «il punto centrale è proprio questo: le sanzioni sono necessarie, ma da sole non risolvono un problema che ha radici più profonde. Restano infatti diversi aspetti che richiedono ancora urgente attenzione. Tra questi, la reale fiducia del personale nei canali di segnalazione, la protezione effettiva da possibili ritorsioni, la formazione dei quadri nella gestione dei team, la trasparenza nel seguito dato alle segnalazioni e il monitoraggio nel tempo del clima di lavoro nei reparti più esposti a forti dinamiche gerarchiche».
«Parlare non è facile»
«In ambito medico, parlare non è facile», viene ancora spiegato. «Segnalare significa esporsi, spesso in contesti in cui chi è in formazione o occupa posizioni più fragili teme ripercussioni professionali, isolamento o la banalizzazione di quanto vissuto. È anche per questo che ASMACT ritiene fondamentale rafforzare strumenti di ascolto credibili, accessibili e sicuri».
In questa prospettiva «si inserisce anche lo Sportello molestie, mobbing e/o discriminazioni di ASMACT, nato per offrire un primo punto di riferimento ai medici confrontati con situazioni di disagio, discriminazione o violazione della dignità personale». Lo sportello, viene specificato, «non sostituisce le procedure formali o la consulenza legale, ma offre uno spazio riservato di ascolto e orientamento, accessibile anche in forma anonima, in cui le persone possano iniziare a parlare senza sentirsi sole».
«Non è un fenomeno marginale»
I dati disponibili, continua l’ASMACT, «mostrano del resto che il fenomeno è tutt’altro che marginale. Un recente studio svizzero condotto su oltre 1’800 medici ha rilevato che quasi un medico su tre ha già subito molestie sessuali sul lavoro, mentre oltre il 70% delle vittime non denuncia. Questo significa che i casi che emergono pubblicamente sono solo una parte del problema».
«Non possiamo fermarci qui»
Per ASMACT, «il caso emerso all’Eoc deve quindi rappresentare non solo l’occasione per sanzionare comportamenti scorretti, ma anche un momento di verità per interrogarsi sul funzionamento dei contesti di lavoro, sulla tutela concreta dei collaboratori e sulla necessità di costruire ambienti professionali in cui rispetto, sicurezza e dignità non restino principi astratti.
L’inchiesta e le sanzioni rappresentano un segnale importante, ma non possiamo fermarci qui. Il tema della discriminazione e delle molestie nel mondo sanitario è tutt’altro che risolto. Serve un lavoro strutturale: canali di segnalazione credibili, protezione da ritorsioni, formazione dei quadri e monitoraggio costante del clima lavorativo. Rompere il silenzio è il primo passo, ma poi bisogna cambiare davvero le condizioni che quel silenzio lo producono».
