Il caso

Bentornata ora solare, e con la solita polemica

Introdotto per sfruttare meglio la luce naturale e risparmiare energia, il cambio d’ora continua a dividere - Recentemente il premier spagnolo Pedro Sánchez è tornato a chiedere l'abolizione dell'ora legale: «Non ha più senso»
©OLIVIER MATTHYS
Red. Online
25.10.2025 09:30

Tutti pronti? Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre l’Europa tornerà all’ora solare. Come ogni anno, alle tre del mattino, le lancette dovranno essere spostate indietro di un’ora. Un gesto ormai familiare che - qualcuno ne sarà grato - a questo giro ci regalerà sessanta minuti di sonno in più, oltre che più luce al mattino, ma meno nel tardo pomeriggio.

Introdotto per sfruttare meglio la luce naturale e risparmiare energia, il cambio d’ora continua però a dividere l’opinione pubblica e i governi europei. E quest’anno, il ritorno all’ora solare è stato accompagnato da un rinnovato dibattito politico, acceso dal primo ministro spagnolo Pedro Sánchez.

In un post su X, il leader spagnolo ha affermato che «cambiare l'ora due volte all'anno non ha più senso». Secondo Sánchez, la misura «aiuta a malapena a risparmiare energia e ha un impatto negativo sulla salute e sulla vita delle persone». Pubblicato il 20 ottobre, il video del premier di Madrid annuncia un'iniziativa: «Il governo spagnolo proporrà all'UE, in sede di Consiglio Energia, di porre fine al cambio stagionale dell'ora e chiederà che venga messo in atto il relativo meccanismo di revisione».

Le divisioni

L’intervento di Sánchez ha riportato in primo piano una questione rimasta ferma da anni. Nel 2018, infatti, la Commissione europea guidata da Jean-Claude Juncker aveva proposto di porre fine agli spostamenti stagionali delle lancette, dopo una consultazione pubblica in cui l’84% dei 6,4 milioni di cittadini europei partecipanti si era espresso contro il sistema attuale. Il Parlamento europeo approvò l’idea, ma la mancanza di un accordo tra i Paesi membri bloccò tutto.

La proposta di Juncker, che avrebbe dovuto entrare in vigore entro il 2019, si scontrò con le perplessità di diversi governi. Portogallo e Grecia si erano opposte apertamente, sostenendo che l’abolizione del cambio avrebbe potuto creare confusione nei trasporti, nei mercati e nei sistemi energetici. Altri Paesi, come Finlandia e Polonia, pur favorevoli alla fine dell’alternanza, avevano invece chiesto un maggiore coordinamento europeo per evitare fusi orari disallineati.

Secondo le regole dell'UE, per modificare il sistema occorre l’approvazione di almeno 15 Stati membri che rappresentino il 65% della popolazione dell’Unione. Finora, il quorum non è stato raggiunto. Ma il governo spagnolo spera di riaprire la discussione: il segretario di Stato per l’Energia, Joan Groizard, ha annunciato negli scorsi giorni di aver chiesto che il tema venga inserito all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri europei. «Il sistema energetico è cambiato radicalmente negli ultimi anni. È il momento di trovare una soluzione che funzioni davvero».

Origini ed effetti

Il principio dell'ora legale è semplice: sfruttare meglio la luce del sole nelle ore estive e ridurre l’uso di illuminazione artificiale. Ma oggi, con la diffusione di lampade LED e tecnologie a basso consumo, il beneficio energetico è considerato marginale, come appunto evidenziato da Sánchez. Studi recenti stimano un risparmio medio inferiore all’1% sul consumo annuo di elettricità. E l'impatto a livello di salute non è da sottovalutare. Lo spostamento anche solo di un’ora può creare disturbi temporanei: insonnia, irritabilità, difficoltà di concentrazione - effetti più marcati in persone con problemi metabolici o cardiovascolari.

Studi indicano che l'ora solare può migliorare la qualità del sonno, perché più in linea con il ritmo naturale della luce, ma l'ora legale rimane popolare anche per i suoi effetti sociali: prolungare le ore di luce la sera può favorire uscite e turismo.