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Beppe Grillo? Ha ragione Damiano dei Maneskin

È polemica sulla difesa di Beppe Grillo di suo figlio Ciro, accusato di aver violentato una diciannovenne insieme a tre amici. «Denunciare uno stupro dopo otto giorni è strano» dice il leader dei 5 Stelle – Durissima la reazione di Damiano dei Maneskin
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Prisca Dindo
21.04.2021 14:27

Ha ragione Damiano dei Maneskin. Dopo le dichiarazioni di Beppe Grillo in difesa del figlio accusato di aver violentato insieme a tre amici una studentessa diciannovenne di Milano, scende in campo il leader della band che ha vinto l’ultima edizione di Sanremo. «Premetto, non sono un magistrato – spiega Damiano in una storia Instagram – e non voglio sostituirmi a un pubblico ministero, non sta a me giudicare l’innocenza o la colpevolezza di una persona. Voglio parlare soltanto di quelle persone che sostengono che se il reato di violenza carnale non viene denunciato subito, reato non è».

Certo dell’innocenza di suo figlio Ciro, nei giorni scorsi il fondatore del Movimento 5 Stelle aveva pubblicato un video nel quale affermava che «se una persona viene stuprata la mattina, il pomeriggio fa kitesurf e poi inoltra una denuncia dopo otto giorni, è strano».

Proprio qui sta il punto. «Ci sono persone – aggiunge Damiano –, soprattutto donne, che dopo aver subito un abuso impiegano tempo prima di rivolgersi alla magistratura; non è facile trovare il coraggio di denunciare fatti del genere, perché una parte della società pensa ancora che siano legittimi: è un problema di educazione».

Damiano non entra nel merito della vicenda. Non si sostituisce al giudice. Ma condanna duramente chi pensa che al giorno d’oggi sia facile denunciare una violenza sessuale, soprattutto in un Paese dove il machismo è ancora dominante. «Denunciare è difficile. Perciò astenetevi da dichiarazioni tanto disumane» conclude il leader dei Maneskin.

L’accusa nei confronti di Ciro è grave e quello esternato da Grillo è il dolore di un padre, convinto dell’innocenza del figlio. Tuttavia, pensare di scagionarlo puntando sul troppo tempo trascorso dalla presunta violenza alla denuncia è inaccettabile.

La storia che vede coinvolto penalmente il figlio di Beppe Grillo inizia in Sardegna, al Billionaire. È nel club di Flavio Briatore che i quattro amici incontrano due ragazze e bevono qualcosa insieme prima di andare nella casa di Grillo. Una delle due ragazze si addormenta. L’altra racconta di essere stata costretta a un rapporto con uno dei giovani e di essere stata poi violentata fino al mattino dagli altri tre. I ragazzi ammettono il sesso di gruppo, sostenendo però che la diciannovenne fosse consenziente.

Come prova, raccontano che dopo il primo rapporto la diciannovenne e uno dei quattro ragazzi siano andati insieme a comprare le sigarette. È al loro ritorno che ci sarebbero stati i rapporti con gli altri tre.

Toccherà alla magistratura far luce sulla vicenda. Nel frattempo, Grillo ha perso una preziosa occasione per tacere.