La domenica del Corriere

«Berna e Roma, così non va»

Da Crans-Montana alla tassa sulla salute, fino alla la perequazione finanziaria intercantonale i rapporti tra il Ticino, la Confederazione e l’Italia sono sempre più tesi - Vitta: «Non possiamo solo subire» - Gysin: «Non serve a nessuno continuare così» - Forini: «C’è chi ha interesse a buttare benzina sul fuoco» - Regazzi: «Occorre una strategia»
© CdT/Chiara Zocchetti
Red. Ticino&Svizzera
15.03.2026 21:08

Le tensioni degli ultimi mesi tra Svizzera, Ticino e Italia sono state al centro della puntata de La domenica del Corriere, in onda ieri sera su TeleTicino. Ospiti del vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, il direttore del DFE Christian Vitta, il deputato del PS in Gran Consiglio Danilo Forini, il consigliere agli Stati del Centro Fabio Regazzi e la consigliera nazionale dei Verdi Greta Gysin.

Proprio quest’ultima ha ricordato che, dopo che i rapporti si erano normalizzati con l’entrata in vigore del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri e lo stralcio della Svizzera dalla blacklist italiana, sono ricominciate le difficoltà, culminate con le reazioni anche emotive da parte italiana dopo i fatti di Crans-Montana: «Dobbiamo riuscire a riportare le relazioni su un binario più costruttivo: non è nell’interesse di nessuno continuare così». In questo contesto, secondo Vitta «il Ticino non può restare nel mezzo delle discussioni tra Svizzera e Italia e semplicemente subire. Per questo abbiamo voluto dare un segnale forte prima che il problema esploda. Il tema dei ristorni di solito viene trattato a giugno, noi abbiamo già messo le mani avanti segnalando quelle che riteniamo essere delle problematiche, affinché la Svizzera ne possa prendere atto e possa lavorare per cercare di appianare la situazione. Altrimenti, il forte rischio per il Ticino è di trovarsi nel mezzo, con svantaggi anche finanziari».

Una serie di «decisioni problematiche»

Sono diverse, ha ricordato il capo del DFE, le decisioni problematiche prese da Roma: dagli ammortamenti accelerati o supplementari per la produzione interna al mercato europeo, alla zona economica speciale, fino alla tassa sulla salute. Senza dimenticare la tragedia di Crans-Montana, che ha portato il Governo italiano a richiamare il proprio ambasciatore. «Nella diplomazia, dopo il richiamo dell’ambasciatore vi è solo la dichiarazione di guerra», ha fatto notare Vitta, sottolineando che quello di Roma è stato un «passo pesante». Rispetto al passato, ha aggiunto Forini, «oggi la situazione è a un altro livello, e nel dramma di Crans-Montana è subentrata una certa strumentalizzazione da parte del Governo italiano di centro-destra e dei media della penisola. C’è però da chiedersi se anche da questa parte della frontiera non ci sia chi, a destra, abbia interesse a buttare benzina sul fuoco ed estremizzare la partita tra Italia e Svizzera».

In Italia, ha evidenziato Regazzi, negli anni si sono succeduti diversi Governi. «Eppure, di problemi ne abbiamo sempre avuti. Questo dovrebbe un po’ sfatare il mito dei rapporti di amicizia tra Svizzera e Italia. La verità è che quando ci sono situazioni che fanno comodo a entrambi c’è una parvenza di buoni rapporti. Quando invece prevalgono altri aspetti, lo strappo diventa immediato». Il Governo federale, ha proseguito il «senatore», «considera il Ticino come una sorta di zona cuscinetto con l’Italia, per cui a volte - pur di non inasprire i rapporti con Roma - cincischia». Un eventuale blocco dei ristorni - come avvenne nel 2011, quando ne venne congelata la metà - «rischia di non portarci alla soluzione del problema», ha però aggiunto Gysin: «Questa escalation nei toni e nelle decisioni non è nell’interesse di nessuno. Dovremmo invece cercare di smuovere le acque a Berna per tentare di avere il sostegno del Consiglio federale. È difficile smuovere Berna, lo riconosco, ma ci sono Cantoni che riescono a fare molta pressione per far valere i loro interessi. Noi invece fatichiamo un po’ e penso che dovremmo rivedere le nostre strategie». La Deputazione ticinese alle Camere federali, ha proseguito, «fa quello che può, ma servirebbe maggiore collaborazione con le istanze cantonali». Su questo punto, però, Vitta non si è detto d’accordo: «La verità è che probabilmente questo tema specifico (la tassa sulla salute, ndr.) non è ritenuto così importante dalla Berna federale. Nell’applicazione dell’accordo fiscale, il Ticino ritiene che vi sia una doppia imposizione. Non è che abbiamo voglia di fare bagarre, ma ci sono elementi concreti che ci portano a dire che è una tassa. Che cosa dovremmo fare, stare zitti e subire? Non si tratta di bloccare i ristorni per dare un segnale politico, riteniamo che l’applicazione porti un problema e mettiamo in discussione il montante dei ristorni. È diverso rispetto al 2011». Regazzi, invece, «da veterano a Berna», ha notato negli anni un aumento di missive che partono dal Cantone e una crescita delle iniziative cantonali «sulla cui utilità ho qualche dubbio». Il consigliere agli Stati si è quindi detto convinto che, «nei momenti di crisi, sarebbe più efficace andare direttamente a farsi sentire dal consigliere federale di turno o dai funzionari».

«Dieci milioni, non la luna»

Il problema principale, secondo Forini, sono proprio i rapporti con Berna. Ne è un esempio il tema della perequazione intercantonale. Sul quale, ha ammesso Vitta, «non stiamo ricevendo segnali incoraggianti»: «Ci sono alcuni elementi che ci penalizzano, inscritti nella legge. Ma su questo fronte ci è stato detto che fino al 2029 non si può cambiare nulla. Quindi rimane solo la via dell’ordinanza, con la quale si possono tuttavia ritoccare solo aspetti puntuali. Noi abbiamo insistito su un cambiamento del parametro legato ai frontalieri, che incide moltissimo». La proposta di modifica dell’ordinanza è stata messa in consultazione, ma nonostante il lavoro di lobby sugli altri Cantoni, ora Berna ha avanzato altri problemi. «Se non dovesse andare in porto il cambiamento, la delusione sarebbe alta», ha ammesso Vitta, spiegando che nel 2026 «saranno prese decisioni importanti su vari fronti: il Ticino e la sua popolazione si attendono cambiamenti reali e concreti». Tuttavia, ha fatto notare Gysin, la decisione del Ticino «di spiattellare sui media (si veda l’edizione del CdT del 5 marzo a pagina 7) la propria delusione dopo l’incontro con la ministra Karin Keller-Sutter non è stata una mossa furba e ha generato malumori nella consigliera federale». Già in precedenza, nel corso della conferenza stampa con la Deputazione ticinese, Gobbi aveva dichiarato che «è più facile avere un appuntamento con Giorgetti (ndr. ministro dell’Economia italiano) che con Keller-Sutter». Al di là dei toni, anche Regazzi ha evidenziato che «la perequazione intercantonale è uno dei più grandi scandali che dobbiamo subire. Dobbiamo preparare una strategia». Per la perequazione, ha concluso Vitta, «stiamo parlando di 10 milioni in più a favore del Ticino. Non stiamo chiedendo la luna. Se non si arriva nemmeno fin lì, significa che manca proprio la volontà».