L'opinione

Berset sui piani di Trump per la Groenlandia: «A rischio il diritto internazionale»

L’ex consigliere federale Alain Berset, oggi segretario generale del Consiglio d’Europa, mette in guardia contro i piani di Donald Trump per un’eventuale annessione della Groenlandia
©Gabriele Putzu
Red. Online
19.01.2026 22:30

«Quando, poco più di un anno fa, ho assunto l’incarico di segretario generale del Consiglio d’Europa, non avrei mai immaginato di dover scrivere della possibilità che gli Stati Uniti potessero ricorrere a un’azione militare contro uno Stato membro. Eppure, eccoci qui». Così esordisce Alain Berset in un articolo d’opinione pubblicato sul New York Times, nel quale mette in guardia contro la linea perseguita da Donald Trump sulla Groenlandia.

L’esempio del Venezuela

Berset ricorda che la Groenlandia è un territorio semiautonomo della Danimarca, Paese membro del Consiglio d’Europa e membro fondatore della NATO. Le affermazioni di Trump — secondo cui sarebbe pronto ad ottenere l’isola artica «nel modo più facile o nel più modo difficile» — hanno messo a dura prova le relazioni tra Stati, sollevando interrogativi sui diritti, sul consenso e sulle scelte democratiche del popolo groenlandese. «Per ora sono solo parole», osserva Berset. «Ma i recenti eventi in Venezuela dimostrano quanto rapidamente le parole possano trasformarsi in azioni».

La «moralità» di Trump

Trump, prosegue Berset, ha dichiarato di sentirsi vincolato esclusivamente dalla propria «moralità» e non dal diritto internazionale, mettendo in discussione l’ordine giuridico nato dopo la Seconda guerra mondiale. «Il Consiglio d’Europa, con i suoi 46 Stati membri — inclusi Paesi non appartenenti all’Ue come Gran Bretagna e Turchia — è nato proprio da quella guerra», ricorda l’ex consigliere federale. «È stato fondato sull’idea che sia la legge, e non la forza bruta, a garantire la dignità e i diritti degli individui e l’uguaglianza sovrana degli Stati. Quando una grande potenza, centrale nella costruzione dell’ordine giuridico del dopoguerra, mette apertamente in discussione la necessità del diritto internazionale, le fondamenta che abbiamo rafforzato per decenni iniziano a tremare».

Un mondo ridisegnato

Democrazia, multilateralismo e responsabilità hanno definito l’ordine del dopoguerra. Oggi, avverte Berset, queste parole vengono sempre più spesso liquidate come «elitarie, woke o superate». «Dobbiamo chiederci, su entrambe le sponde dell’Atlantico, se vogliamo vivere in un mondo in cui la democrazia viene reinterpretata come debolezza, la verità come opinione e la giustizia come un’opzione».

«C’è dell’altro dietro»

Washington giustifica la propria posizione con esigenze di sicurezza nazionale. Tuttavia, secondo Berset, tali interessi sono già oggi tutelati dagli accordi militari esistenti. «Gli Stati Uniti dispongono da anni di infrastrutture militari in Groenlandia e potrebbero rafforzare ulteriormente la loro presenza senza mettere in discussione la sovranità danese», scrive. «Questo lascia intendere che ci sia dell’altro dietro».

Un ritorno alla logica da Guerra fredda

L’ex consigliere federale vede dietro l’iniziativa di Trump un ritorno a una logica da Guerra fredda, in cui «la geografia è considerata un destino e l'influenza un fattore a somma zero, e l'indipendenza è vista come un rischio strategico piuttosto che una scelta democratica». Il timore è che una Groenlandia indipendente «possa un giorno scivolare verso l'orbita della Russia o della Cina, piazzando le loro armi alle porte dell'America. Sarebbe una replica artica della Baia dei Porci», scrive Berset, ricordando il fallito tentativo di rovesciare il governo di Fidel Castro a Cuba da parte della CIA negli anni '60.

Un banco di prova per l’ordine mondiale

In gioco, conclude Berset, non c’è solo la sovranità della Groenlandia, ma anche la fiducia. «Le alleanze si basano sulla prevedibilità e sull’aspettativa che il potere — soprattutto quello degli alleati — resti vincolato dal diritto. Se il diritto internazionale può essere accantonato quando diventa scomodo, la fiducia svanisce. Se calcoli strategici portano a ignorare la sovranità della Groenlandia, come potrà l’Europa continuare a credere negli impegni assunti dagli Stati Uniti altrove?» La conclusione è netta: «Il diritto internazionale o è universale o è privo di significato». La Groenlandia, dunque, è molto più di una disputa geopolitica: è un banco di prova per l’ordine mondiale e mostrerà «quale delle due strade sceglieremo».