Biennale Arte: «In Minor Keys» con 111 artisti a Venezia

La 61esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia si terrà dal 9 maggio al 22 novembre sotto il titolo «In Minor Keys». Pensata dalla svizzero-camerunese Koyo Kouoh, scomparsa a maggio 2025, riunisce 111 partecipanti e privilegia un approccio sensibile alle relazioni e all'immaginario.
La Biennale Arte 2026, portata a termine dalla squadra scelta da Kouoh, si terrà ai Giardini e nell'Arsenale di Venezia, così come a Forte Marghera a Mestre. Un invito «a rallentare il passo e a sintonizzarsi sulle frequenze delle tonalità minori», scriveva la curatrice, stimando che siamo sommersi «dalla cacofonia ansiogena del caos che imperversa nel mondo».
«Riconnessione radicale»
Ma durante questo periodo «la musica continua», aggiungeva, evocando il blues e la morna capoverdiana. «I canti di chi genera bellezza nonostante la tragedia», diceva la curatrice, per chi bisogna trovare una «riconnessione radicale».
Nominata direttrice artistica a novembre 2024, Kouoh era la seconda curatrice di colore della Biennale dopo il nigeriano-americano Okwui Enwezor (1963-2019) nel 2015. Prima della sua morte improvvisa lo scorso anno è riuscita a definire il quadro teorico, a selezionare gli artisti e le opere e a concepire l'architettura dell'esposizione.
Il lavoro curatoriale si è in particolare concretizzato nel corso di un incontro a Dakar, in Senegal, nell'aprile del 2025 al centro RAW Material Company, fondato da Kouoh. Un metodo, incentrato sulle relazioni umane, ha nutrito «una dinamica collettiva intensa», stando alla squadra.
Fra i 111 partecipanti, viene reso omaggio a due figure maggiori: Issa Samb, artista poliedrico associato al Laboratoire Agit'Art in Senegal, e l'artista afroamericana Beverly Buchanan. Quest'ultima ha sviluppato un percorso artistico incentrato sull'architettura vernacolare e sulla memoria del Sud degli Stati Uniti attraverso la scultura, la fotografia e la land art.
Processione di poeti
Una processione di poeti renderà omaggio alla «Poetry Caravan» iniziata da Kouoh nel 1999, invitando i visitatori a partecipare attivamente piuttosto che a osservare. Tale progetto itinerante si era svolto in Africa dell'Ovest, collegando Dakar a Timbuktu attraversando diversi territori via strada, ferrovia e fiume.
Più in generale, la selezione internazionale riunisce, fra gli altri, la musicista e performer americana Laurie Anderson, l'artista visivo franco-algerino Kader Attia, l'artista visiva nigeriana Otobong Nkanga, la scultrice kenyota Wangechi Mutu e il regista malese Tsai Ming-liang. Tutti partecipano a questa polifonia, dove le differenze producono «tonalità minori» piuttosto che un racconto unico.
Sette Paesi partecipano alla Biennale Arte per la prima volta. Fra questi la Guinea, il Qatar e la Somalia, mentre Salvador inaugura il suo padiglione nazionale. La Svizzera è anch'essa presente con vari artisti, tra cui il neocastellano Fabrice Aragno, ex collaboratore del regista franco-svizzero Jean-Luc Godard, di cui amplia le ricerche sulle «proiezioni viventi».
Per quanto riguarda gli altri elvetici Sabian Baumann (ZG) interroga le identità e le storie queer attraverso dispositivi performativi e filmici. Mentre la zurighese Sandra Knecht esplora le questioni di appartenenza e di memoria a partire dalla cucina, dal tessile e dalla fotografia.
Racconti postcoloniali
Uriel Orlow, artista zurighese basato a Ginevra, sviluppa dal canto suo un lavoro di ricerca al crocevia tra arte e storia, focalizzato in particolare su piante, archivi e racconti postcoloniali. Infine, l'identità visiva della Biennale Arte di quest'anno è affidata alla zurighese Clarissa Herbst e ad Alex Sonderegger, che si ispirano dal concetto giapponese di «komorebi», ossia «l'effetto della luce che filtra tra il fogliame».
Come fonte d'ispirazione per questa 61esima edizione, i curatori citano due romanzi di autori premi Nobel: «Amatissima» («Beloved», 1987) dell'autrice americana Toni Morrison (1931-2019), che esplora la memoria della schiavitù e i suoi traumi, e «Cento anni di solitudine» («Cien años de soledad», 1967) dello scrittore colombiano Gabriel García Márquez (1927-2014), che racconta una saga familiare ambientata nel villaggio immaginario di Macondo.