Svizzera

Bilaterali III, il Parlamento dovrà essere «coinvolto maggiormente»

Nell'attesa che il Consiglio degli Stati decida se sottoporre o meno il pacchetto a referendum facoltativo o obbligatorio, i «senatori» hanno affrontato la spinosa questione della ripresa dinamica del diritto comunitario
Ats
30.09.2026 13:44

Nell'attesa che il Consiglio degli Stati decida se sottoporre o meno i Bilaterali III a referendum facoltativo o obbligatorio, stamane i «senatori» hanno affrontato la spinosa questione della ripresa dinamica del diritto comunitario e, al riguardo, il ruolo del Parlamento e dei Cantoni in quest'ambito. L'Unione europea attribuisce grande importanza alle norme istituzionali che garantiscono, a suo avviso, che gli accordi relativi al suo mercato interno siano regolarmente aggiornati e funzionino correttamente. Tali norme devono essere integrate, settore per settore, nei diversi accordi tra Berna e Bruxelles. L'obiettivo? Garantire il buon funzionamento di queste intese anche in caso di cambiamenti del diritto comunitario.

Berna deciderà in modo autonomo

Nel corso del dibattito, il «ministro» degli esteri Ignazio Cassis ha ribadito che non si tratta, per la Svizzera, di una ripresa automatica del diritto UE. La Confederazione deciderà in modo autonomo, caso per caso, se adeguarsi o meno, ha sottolineato. I diritti popolari, nonché i poteri di Parlamento, Cantoni e tribunali non vengono toccati, ha assicurato il consigliere federale ticinese. Insomma, se qualcosa non piace sarà sempre possibile lanciare un referendum.

Tra controversie e disaccordi

Qualora la Svizzera non recepisca il diritto europeo, l'UE potrà adottare misure compensative proporzionate nel quadro dell'accordo in questione o di un altro accordo relativo al mercato interno. Sono previste alcune eccezioni all'obbligo di recepimento dinamico.

La risoluzione delle controversie continuerà ad essere trattata in primo luogo in seno al comitato misto. In caso di disaccordo, il problema verrà sottoposto a un tribunale arbitrale paritetico. Qualora la controversia dovesse sollevare interrogativi circa l l'interpretazione del diritto comunitario, spetterà alla Corte di giustizia europea pronunciarsi. La decisione finale, tuttavia, spetterà in ogni caso al Tribunale arbitrale.

Più importanza all'Assemblea federale

Vista la portata degli accordi, e il timore che Governo e amministrazione ne escano rafforzati, la Camera dei Cantoni ha deciso di attribuire all'Assemblea federale un ruolo più importante nelle diverse fasi del processo di recepimento del diritto. Alle Camere federali vanno conferite maggiori possibilità di influire e poter svolgere il proprio ruolo di vigilanza. In concreto, a Bruxelles dovrebbe essere istituita una sede distaccata dei servizi del Parlamento incaricata di seguire da vicino il processo legislativo comunitario sin dalle sue prime fasi. In questo modo, secondo Carlo Sommaruga (PS/GE), si evita di venire a sapere all'ultimo momento cosa sta per accadere.

C'è chi si oppone

L’UDC, seguita da alcuni rappresentanti del PLR e del Centro, si è opposta a questa disposizione. La «senatrice» Esther Friedli (UDC/SG) ha respinto qualsiasi forma di dipendenza delle Camere da Bruxelles. Il suo collega di partito, il turgoviese Jakob Stark, ha criticato il sovraccarico amministrativo per i servizi del Parlamento. Inoltre, le competenze delle commissioni parlamentari, e soprattutto di quelle di politica estera, dovranno venir rafforzate nell'ambito della partecipazione della Svizzera - a livello consultivo - all'elaborazione degli atti dell'UE («decision shaping»). I loro diritti devono essere rafforzati anche per la fase successiva di integrazione degli atti giuridici dell'UE negli accordi. Infine, il Consiglio federale dovrà informare le commissioni sulle tappe importanti in caso di procedura formale di risoluzione delle controversie e consultarle sulle considerazioni di merito relative alla posizione svizzera.