Bilaterali III, un primo ok non senza qualche appunto

Il Parlamento Europeo ha dato il suo primo via libera agli accordi «Bilaterali III» tra UE e Svizzera, ritenuti un «compromesso equilibrato, responsabile e utile per entrambe le parti» in grado di «superare anni di incertezza».
Alla ripresa dei lavori a Bruxelles, ieri mattina, la commissione parlamentare responsabile per gli Affari Esteri (AFET) ha approvato a larghissima maggioranza - con 53 voti a favore, tre contrari e nove astenuti -, e senza alcun dibattito, il parere con cui si raccomanda la ratifica «rapida» del pacchetto firmato a marzo.
Gli eurodeputati non possono infatti modificare gli elementi negoziati da Berna e Bruxelles, ma trattandosi di un trattato internazionale devono limitarsi a dare oppure negare il consenso all’intesa nel suo insieme.
Un primo passo
L’indicazione politica che arriva dall’influente commissione AFET non sembra lasciare spazio a dubbi quanto al via libera dell’Aula, ma quello di ieri non è, in ogni caso, l’ultimo passaggio formale. Per concludere l’iter all’Eurocamera e confermare la ratifica parlamentare, a esprimersi dovrà essere la plenaria con i suoi 720 eletti: la data non è ancora stata fissata, ma dovrebbe tenersi in ogni caso prima della fine dell’anno.
Poi toccherà al Consiglio (l’organo rappresentativo dei governi degli Stati membri) concludere definitivamente il pacchetto, ma solo una volta che la Svizzera avrà completato le sue procedure interne di ratifica, il che dovrebbe avvenire presumibilmente solo nel 2028, stimano a Bruxelles. Solo a quel punto, i «Bilaterali III» potranno entrare in vigore.
«Non possiamo interferire»
Per l’eurodeputato liberale-centrista francese Christophe Grudler, relatore parlamentare del provvedimento, il pacchetto «non deve essere visto come un punto di arrivo, ma come una base solida per approfondire la relazione negli anni a venire». Rispetto alla situazione attuale, gli accordi UE-Svizzera estendono la cooperazione a nuovi ambiti (energia elettrica, sanità e sicurezza alimentare), ma secondo Grudler «noi avremmo voluto andare anche oltre, ad esempio ricomprendendo servizi digitali, spazio e servizi finanziari. Per il momento non ci si spinge fino a questo punto, ma nel futuro potremmo pensare al da farsi». Una volta incassato il consenso parlamentare, la palla passerà a Berna mentre Bruxelles rimarrà alla finestra. «L’iter è un po’ più lungo» nella Confederazione, «ma ciò è normale» e «noi non possiamo interferire», ha aggiunto Grudler in riferimento alla questione se il pacchetto debba essere sottoposto a referendum facoltativo o obbligatorio. In caso di bocciatura, tuttavia, «non abbiamo un piano B», ha avvertito.
Gli eurodeputati hanno adottato - con gli stessi numeri - anche una risoluzione politica che fa il punto sulle relazioni tra l’Unione e la Confederazione e guarda al futuro, indicando possibili nuovi terreni di cooperazione. È in questa sede che non sono mancati alcuni appunti su dossier ben precisi. Il testo esprime «rammarico», ad esempio, per la “tassa di transito” voluta dal Consiglio nazionale e dal Consiglio degli Stati per gli automobilisti stranieri che attraversano la Svizzera. Pur riconoscendo «le legittime difficoltà legate alla congestione e al traffico di transito nelle valli alpine», nella risoluzione si legge che «tali problemi dovrebbero essere affrontati al meglio attraverso soluzioni comuni e non discriminatorie, elaborate congiuntamente» e in linea con «lo spirito degli accordi bilaterali». Non solo. Gli eurodeputati esprimono «preoccupazione per l’imminente voto popolare» sulla cosiddetta “Iniziativa sulla neutralità”, in programma il 27 settembre prossimo. «L’inserimento in Costituzione del divieto di adottare sanzioni che vadano oltre gli obblighi derivanti dalle Nazioni Unite renderebbe impossibile per la Svizzera allinearsi alle misure restrittive» decise dall’UE, prosegue il testo. Il riferimento è, in particolare, alle sanzioni nei confronti della Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina, ambito in cui Berna si è finora di fatto uniformata alla linea dell’UE.
C’è chi si è smarcato
In commissione AFET la maggioranza è stata solida, ma non è mancato chi si è smarcato dall’Ok ai «Bilaterali III». Tra i pochissimi contrari e astenuti ci sono esponenti dell’estrema destra euroscettica (Patrioti e Sovranisti) e della sinistra radicale (The Left). L’eurodeputato italiano del Movimento Cinque Stelle Danilo Della Valle, che siede nel gruppo The Left, spiega al Corriere del Ticino il motivo della scelta: «Ci siamo astenuti perché non condividiamo il rafforzamento della cooperazione nel settore della sicurezza e della difesa che lascia presagire una chiara dimensione militare del partenariato» e perché «riteniamo che il paragrafo sull’“Iniziativa sulla neutralità” sia un’interferenza nella sovranità della Svizzera».