Svizzera

«Bisogna riarmarsi al più presto per far fronte alla minaccia russa»

Parola dell'Associazione delle società militari svizzere (ASM) secondo cui il nostro Paese è «una falla» nella sicurezza europea
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Ats
21.02.2026 11:22

Dopo 4 anni di guerra, la Svizzera non è in grado di difendersi né disposta a investire per l'esercito. Parola dell'Associazione delle società militari svizzere (ASM) secondo cui il nostro Paese è «una falla» nella sicurezza europea a fronte della minaccia russa. Nel corso della 56esima assemblea generale dell'ASM - istanza che raggruppa 47 associazioni in rappresentanza di 230 mila membri individuali - tenutasi ieri a Berna, si sono levate voci di incomprensione e malcontento per questo stato di cose, spiega una nota odierna dell'associazione, secondo cui «non si può andare avanti così». A parere del colonnello Stefan Holenstein, presidente dell'ASM, «la Svizzera ha bisogno molto rapidamente di molto più denaro per la difesa nazionale» per far fronte alla minaccia russa. «Ma, mentre tutti gli Stati europei, ad eccezione della Svizzera, stanno potenziando massicciamente il proprio armamento, fino ad almeno il 3,5% del PIL, noi non raggiungiamo nemmeno l'1%». Per l'alto graduato, l'aumento dell'IVA per l'esercito di 0.8 punti percentuali rappresenta un forte segnale di politica di sicurezza da parte del Consiglio federale, nella speranza che il Parlamento e i partiti seguano rapidamente l'esempio. Tuttavia, tutto ciò non sta avvenendo. È deludente, secondo Holenstein, «che i partiti borghesi, che in teoria vorrebbero rappresentare una politica di sicurezza costruttiva, non riescano ancora una volta a trovare l'accordo atteso da anni e non sappiano stabilire le priorità». Per questo l'ASM, la cui pazienza «è esaurita» secondo Holestein, si aspetta con urgenza che il Parlamento e i partiti sostengano all'unisono una soluzione di finanziamento in grado di ottenere la maggioranza. Ospite dell'associazione, il «ministro» della difesa, Martin Pfister (Centro), ha difeso l'aumento temporaneo dell'IVA per dieci anni, da lui giudicata una soluzione praticabile. Affinché la Svizzera possa prosperare e la nostra democrazia possa esistere liberamente, è urgente a suo parere «investire rapidamente nell'addestramento e nell'equipaggiamento del nostro esercito, che continua a non essere in grado di difendersi». Il piano del governo A causa del peggioramento della situazione geopolitica, il 28 di gennaio il Consiglio federale ha presentato un piano in cui chiede 31 miliardi di franchi supplementari da destinare entro il 2038 al rafforzamento della sicurezza. Per finanziare questo fabbisogno, il governo pensa a un aumento temporaneo - 10 anni - dell'Iva di 0,8 punti percentuali a partire dal 2028. Quale responsabile del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, Pfister dovrà elaborare entro la fine di marzo un progetto da porre in consultazione. Il messaggio dovrebbe essere trasmesso al parlamento in autunno. Poiché un aumento dell'Iva comporta una modifica della Costituzione federale, la votazione popolare potrebbe svolgersi nell’estate 2027 e l’aumento dell’IVA entrare in vigore il 1° gennaio 2028. Le reazioni La proposta dell'esecutivo ha suscitato reazioni perlopiù negative: destra e sinistra hanno criticato il progetto - particolarmente indigesto l'incremento dell'Iva - mentre il Centro (stesso partito di Pfister) si è detto possibilista. Stando a un sondaggio pubblicato dal Blick il 10 di febbraio, la popolazione sarebbe contraria sia a un aumento dell'Iva per finanziare la 13esima AVS o l'esercito. Oltre tre quarti dei circa 15'000 intervistati in Svizzera tedesca e romanda si sono pronunciati contro l'incremento dell'IVA di 0,8 punti percentuali per ricavare fondi a favore dell'armata. Discorso simile per un aumento di 0,7 punti per la 13esima mensilità AVS, respinto da due terzi degli interrogati. L'opposizione più netta agli aumenti per l'esercito è arrivata dai simpatizzanti dei Verdi, ma bocciature sono giunte anche da socialisti e democentristi, così come dagli altri schieramenti. Seppur contrari, i sostenitori del Centro sono più possibilisti, con un 45% di chiaramente o piuttosto favorevoli. La ricerca è stata condotta dall'istituto Sotomo in collaborazione con la testata. Fra il 31 gennaio e il 6 febbraio hanno partecipato 15'153 persone. Il margine di errore è del +/- 1,3%.

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