Bitcoin, dal sogno libertario alla finanza sintetica

Il mercato delle criptovalute torna a tremare. E quando trema, lo fa senza mezze misure. La scorsa settimana Bitcoin è scivolato fino a quota 60.000 dollari, minimo che non si vedeva da oltre un anno, prima di tentare un rimbalzo. Ieri ha recuperato tornando a sfiorare i 70.000 dollari, ma la tendenza è verso il basso. Un movimento violento, quello della scorsa settimana, che ha colto molti di sorpresa e che, secondo Denis Oevermann, analista di Bitcoin Suisse, riporta indietro l’orologio di diversi anni: liquidazioni di questa entità «non se ne vedevano da tempo».
La miccia si è accesa già una decina di giorni fa, anche se il movimento ribassista è iniziato lo scorso sei ottobre quando Bitcoin ha toccato il suo massimo storico di circa 126.198 dollari. «Alcune notizie fondamentali sono state lette negativamente dai mercati», ha spiegato Oevermann all’agenzia AWP. In primo piano la nomina del nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ma anche una dinamica che si è rapidamente autoalimentata: deflussi significativi dagli ETF su Bitcoin e una catena di liquidazioni di posizioni long a leva. Il risultato è stato un effetto valanga.
Ed è proprio questo che spaventa gli investitori: il rischio di una nuova «spirale della morte». Un meccanismo ben noto ai veterani delle cripto, in cui le liquidazioni forzate accelerano ulteriormente il ribasso dei prezzi. «In singole sedute sono state spazzate via posizioni a leva per diversi miliardi di dollari», osserva Oevermann. Un fenomeno che non si registrava, con questa intensità, dai tempi del collasso di FTX, circa tre anni e mezzo fa.
Resta allora la domanda più scomoda: fin dove può spingersi la discesa? «Nelle ultime sedute sono stati rotti diversi livelli di supporto», spiega l’analista. Tra questi anche la soglia dei 75.000 dollari, che aveva tenuto durante la correzione di aprile in occasione del cosiddetto “Liberation Day”. La rottura di quel livello ha aperto la strada a vendite fino all’area dei 60.000. Qui, però, potrebbe trovarsi un primo argine. «Al momento vediamo un supporto piuttosto solido», dice Oevermann. Ma il copione peggiore resta sul tavolo: «Nel caso peggiore non si può escludere un affondo fino a 42.000 dollari».
Gli ETF lo hanno snaturato
Michele Ficara Manganelli, direttore esecutivo di Swiss Blockchain Consortium, è un po’ più ottimista. «Il fondo potrebbe essere stato toccato, ma non ho la sfera di cristallo per prevedere il futuro». «Un fatto però è certo: questa fortissima correzione (quasi il 50% del suo valore massimo, ndr) dimostra ancora una volta che Bitcoin ha fallito - almeno nel suo utilizzo - il compito per cui era nato: una valuta anti-sistema non convertibile in moneta fiat e soprattutto una riserva di valore. È diventato di fatto un bene finanziario quotato in dollari e segue ormai logiche puramente finanziarie».
Insomma, da strumento per scambiare valore alla pari tra i partecipanti alla blockchain e rompere il monopolio del sistema finanziario basato su banche centrali e banche commerciali, con l’emissione di ETF con sottostante il Bitcoin è diventato un succedaneo di dollaro, euro o franchi. «È vittima della finanza sintetica che si basa sugli ETF e l’effetto leva», precisa Manganelli.
C’è anche l’aspetto dei quantum computer che potrebbero scardinare la sicurezza della blockchain. «Questo è un problema teorico, ma ancora molto lontano nel tempo di quanto si racconti. I rischi in realtà sono tutti di natura finanziaria e si chiamano ETF, effetto leva e liquidazioni a catena che innescano vendite automatiche. Dopo questa fase bisognerà verificare quante imprese - e mi riferisco anche alle banche - sono state danneggiate da questa correzione estrema».
