Bonus fiscale per chi spende in Ticino: «In difesa del ceto medio e delle PMI»

Destinare fino al 5% del proprio stipendio (o del proprio reddito per i lavoratori indipendenti) fino a un massimo di 5 mila franchi, ottenendo in cambio un vantaggio fiscale sulla quota effettivamente spesa in Ticino.
È questa, in estrema sintesi, la proposta contenuta nell’iniziativa parlamentare generica presentata ieri dai Giovani del Centro.
L’obiettivo dichiarato dai promotori è sostenere il ceto medio, le PMI e, più in generale, il tessuto economico cantonale, incentivando una parte dei consumi a rimanere sul territorio. Da un lato, il cittadino che aderisce alla misura beneficerebbe di una riduzione fiscale; dall’altro, commerci e imprese ticinesi potrebbero contare su maggiori entrate.
La proposta, per quanto generica, fissa alcuni parametri di base lasciando però agli approfondimenti successivi la definizione dei dettagli e, soprattutto, la verifica della sua sostenibilità finanziaria.
Nel concreto, partendo da uno stipendio annuo lordo di 50 mila franchi, l’importo destinato al sistema ammonterebbe, quindi, a 2.500 franchi. Somma che verrebbe garantita agli esercenti ticinesi aderenti all’iniziativa. In cambio, il consumatore otterrebbe un «credito d’imposta», così definito dall’iniziativa, pari al 25% della somma spesa, ossia 625 franchi.
I promotori hanno presentato anche una simulazione teorica dell’impatto complessivo della misura. Qualora aderisse il 100% dei lavoratori ticinesi, ossia circa 170 mila persone, secondo le loro stime il territorio cantonale potrebbe beneficiare di circa 850 milioni di franchi di spesa aggiuntiva, a fronte di un costo per le casse pubbliche pari a 212,5 milioni di franchi, come «credito d’imposta» rimborsato.
«Spetterà agli uffici competenti del Consiglio di Stato valutare attentamente la sostenibilità finanziaria», hanno spiegato la presidente e il vicepresidente dei Giovani del Centro Giovanna Pedroni e Luca Taglialatela.
I promotori riconoscono che, soprattutto nell’attuale fase caratterizzata da difficoltà per le finanze pubbliche, si tratta di una cifra estremamente importante. «Occorrerà quindi capire quanto dell’aumento dei consumi sul territorio possa tradursi in maggiori entrate fiscali per il Cantone», ha spiegato Taglialatela.
Purtroppo, hanno spiegato i promotori, «in assenza di dati», non è stato possibile stimare il gettito aggiuntivo che l’iniziativa potrebbe produrre, andando a compensare parte del «credito d’imposta» versato.
«Come detto, si tratta di una proposta che deve essere approfondita nei dettagli. L’idea di fondo, tuttavia, è chiara: incentivare i cittadini a spendere una parte del proprio reddito in Ticino, trasformando questo consumo in un beneficio fiscale per chi aderisce e in maggiori opportunità di ricavi per le imprese del territorio».
I promotori hanno precisato che l’adesione al sistema sarebbe volontaria sia per i lavoratori, sia per gli esercenti, che dovrebbero iscriversi all’iniziativa. Per questi ultimi, il criterio indicato è il domicilio fiscale in Ticino. La possibilità di includere tutte le attività o di favorire in particolare i piccoli commercianti dovrà però essere approfondita.
Nel concreto, il lavoratore che sceglierà di aderire dovrà comunicarlo al proprio datore di lavoro. Il quale gli verserà una quota pari al 5% dello stipendio – fino a un massimo di 5.000 franchi all’anno – sotto forma di «ticket stipendio». Il ticket, pensato come una carta o un wallet digitale, potrà essere utilizzato esclusivamente presso gli esercenti ticinesi aderenti al sistema.
«La formula della carta digitale con l’importo destinato al territorio consente di verificare facilmente se la spesa è avvenuta effettivamente in Ticino», ha spiegato Taglialatela.
Alla base della proposta c’è, secondo i promotori, la crescente difficoltà del ceto medio ticinese, stretto tra salari tra i più bassi della Svizzera e costi essenziali in aumento, a partire dai premi di cassa malati e dagli affitti. In questo contesto, sempre più residenti scelgono di fare acquisti oltreconfine o online, spesso per risparmiare: una scelta comprensibile per le famiglie, ma che sottrae vendite ai negozi del Cantone. I promotori temono che la contrazione dei consumi locali penalizzi ulteriormente commercio, ristorazione e servizi, riducendo le possibilità delle PMI di investire e mettendo a rischio posti di lavoro. Di qui, il progressivo indebolimento del tessuto economico e dei commerci di prossimità, particolarmente importanti nelle valli e nei centri periferici. «L’iniziativa punta dunque a rendere più conveniente spendere in Ticino, sostenendo il potere d’acquisto e l’economia locale», ha concluso Pedroni.
