Economia

Borsa svizzera difensiva

Mantiene la solidità di fondo al di là dell’andamento di fase
©Gabriele Putzu
Lino Terlizzi
17.05.2026 20:20

La Borsa svizzera va valutata correttamente per quello che è, cioè una Borsa difensiva. Una piazza borsistica che spesso nelle fasi positive corre meno di altre ma che altrettanto spesso nelle fasi negative perde meno di altre. È una postazione di difesa per molti investitori, svizzeri ed esteri, che puntano soprattutto sulla sua solidità di fondo, che sta mantenendo. Da questo punto di vista, è molto limitativo guardare al fatto pur vero che la sua performance da inizio anno non sia soddisfacente. Il punto per quel che riguarda Zurigo, più che per altre piazze, è il lungo termine. Con due importanti aggiunte e cioè che la forza del franco va tenuta presente positivamente nella valutazione delle azioni qui quotate e che altrettanto occorre fare per il buon livello medio dei dividendi qui versati.

Il percorso degli indici

Fotografando la situazione di quest’ultimo mercoledì, l’indice Swiss Market Index (SMI), dedicato alle grandi capitalizzazioni, era in negativo rispetto all’inizio di quest’anno, per circa l’1%. L’indice Swiss Performance Index (SPI), dedicato invece alle piccole-medie capitalizzazioni, era in positivo, per circa il 2%. Prendendo ad esempio due importanti indici azionari occidentali, l’S&P e lo Stoxx, la performance elvetica da inizio 2026 era nel complesso inferiore. Lo Standard and Poor’s (S&P) 500 americano era infatti a +8%, lo Stoxx 600 europeo a oltre +2%. Tuttavia, affermare che la Borsa svizzera arranca non è opportuno, proprio per le sue caratteristiche difensive e di lungo periodo. Se si allarga lo sguardo e si va indietro nel tempo, si può vedere come le differenze (calcolate in proporzione) rimangano in dimensioni prevedibili. Rispetto a un anno prima l’S&P 500 è a +25%, lo Stoxx 600 a +11%, lo SPI a +11%, lo SMI a +8%. Se si va a cinque anni prima, l’S&P 500 è a +77%, lo Stoxx 600 a +37%, lo SPI a +30% e lo SMI a +19%.

La Borsa americana in questi ultimi anni ha usufruito anche dello slancio dei titoli delle società quotate del comparto delle nuove tecnologie, con una accelerazione nell’ultima fase legata pure allo sviluppo dell’Intelligenza artificiale. Per le maggiori Borse europee, e anche per la Borsa svizzera, questa spinta non c’è stata o è stata minore. Non si può però dire che le Borse del Vecchio continente non siano andate avanti e lo stesso vale peraltro per molte Borse di altre parti del mondo. Per restare al 2025, ultimo anno borsistico intero disponibile, occorre ricordare che le performance delle principali piazze borsistiche europee (compresa quella svizzera) e asiatiche sono state più che positive, in alcuni casi superiori a quelle dei maggiori indici della piazza americana.

L’offerta di titoli

Restando alla Borsa svizzera, è vero che qui c’è una presenza non ampia di titoli legati alle nuove tecnologie e in una fase come l’attuale ciò si fa sentire. Ma ci sono altri aspetti da considerare. La presenza nell’indice SMI di grandi gruppi - come le farmaceutiche Roche e Novartis, l’alimentare Nestlé, l’industria ABB, la banca UBS, la società del lusso Richemont, le assicurazioni Zurich e molti altri ancora - offre agli investitori la possibilità di essere su terreni dove la velocità spesso può non essere elevata ma dove anche c’è una considerevole prospettiva di lungo periodo. Quanto allo SPI, il fatto che attualmente la sua performance sopravanzi quella dello SMI mostra che anche sul versante delle piccole-medie imprese la Svizzera ha un’offerta interessante. Insieme alla prospettiva prevalentemente di lungo termine, la Borsa elvetica ha inoltre una volatilità media inferiore a quella di molte altre piazze. Naturalmente, ci sono momenti più positivi o più negativi per ogni titolo, ma ciò che più conta è la marcia nel tempo.

Oltre all’andamento dei titoli, bisogna poi valutare i dividendi che questi danno, cioè la parte di utili che le società distribuiscono agli azionisti. Le imprese quotate in Svizzera danno in media attorno al 3% (in rapporto al valore dell’azione), una percentuale buona nel raffronto internazionale. C’è inoltre il discorso importante della forza del franco. Si dice spesso che questa forza può creare ostacoli in più all’export elvetico e dunque alle molte società esportatrici quotate. Questo è vero, seppur solo in parte, ma c’è da considerare anche il fatto che chi acquista azioni svizzere di fatto acquista anche franchi. E ciò significa avere in mano una moneta appunto forte, che tende a guadagnare terreno sulle altre. Quando si hanno rialzi su titoli denominati in dollari, euro o altre valute, occorre anche tener presente nella valutazione se e quanto queste monete si sono nel frattempo deprezzate rispetto al franco. Nella diversificazione degli investimenti avere una parte in franchi, più o meno ampia a seconda dei casi, resta un fattore non secondario.