Botte nell'autosilo, versioni contrastanti

Le immagini sarebbero chiare, cosa abbia scatenato la violenza decisamente meno. E sarà proprio questo il nodo da sciogliere: i due giovani italo-albanesi accusati principalmente di tentato omicidio si stavano difendendo?
Al centro della vicenda vi è una lite avvenuta in una notte di luglio del 2024 nell'autosilo Genzana a Lugano con protagonisti due italo-albanesi residenti ad Alessandria – di passaggio a Lugano quella sera – e due giovani ticinesi al rientro da una serata in discoteca, pure in aula in qualità sia di vittime che di imputati. Sarà uno di loro ad avere la peggio, colpito in testa così violentemente da essere stato posto in coma farmacologico per alcuni giorni. Fortunatamente si è nel frattempo ripreso senza gravi conseguenze.
La lite è iniziata per futili motivi. I ticinesi hanno avvicinato gli italo-albanesi per chiedere una canna o dell'hashish, questi ultimi o hanno detto di non essere spacciatori o hanno rilanciato con della cocaina. Comunque si è passati agli insulti (non è chiaro chi abbia iniziato) e a un primo scontro. Dopodiché gli italo-albanesi sono saliti sulla loro auto, con i ticinesi a prendere a pugni e calci la vettura. Il duo è quindi sceso dalla vettura e vi è stato lo scontro in cui ha avuto la peggio il ticinese di 28 anni. Uno dei due italo-albanesi brandiva una mazza da baseball d'alluminio. Finita la colluttazione i due se ne sono tornati in Italia. Sono stati arrestati diversi mesi dopo.
I due ticinesi, accusati di rissa, dicono di ricordare poco o nulla della serata a causa dei colpi subiti o dello choc. Ritengono però di essere stati aggrediti. I due italo-albanesi affermano invece di aver in sostanza agito per autodifesa, sentendosi minacciati dai due ticinesi (che avrebbero più volte minacciato di estrarre un coltello) e di non aver avuto intenzione di fare loro del male.
Gli imputati sono a vario titolo anche accusatori privati, cosa che costringerà i loro avvocati (Olivier Ferrari e Rosa Maria Cappa per i due italo-albanesi, Marisa Alfier e Felice Dafond per i due ticinesi) a prendere la parola sia quali accusatori dell'altro duo, sia quali difensori degli imputati. Sarà in ogni caso materia di domani, in quanto oggi ci sarà solo il tempo per la requisitoria del procuratore pubblico Luca Losa, che chiederà una pena superiore ai cinque anni per i due italo-albanesi.
Il processo si svolge di fronte alla Corte delle assise criminali presieduta dalla giudice Monica Sartori-Lombardi (a latere Emilie Mordasini e Luca Zorzi), alla presenza degli assessori giurati e di un pubblico piuttosto numeroso.
