Le dichiarazioni

Brunschwig: «I tagli dei finanziamenti al mondo della cultura? Un segnale allarmante»

Una dura presa di posizione è stata diffusa oggi - I direttori e i responsabili di istituzioni e associazioni temono che le scelte imposte dal voto parlamentare di fine dicembre possano avere effetti devastanti - Colpito il progetto Open Doors del Festival di Locarno ma solo dal 2029
Il Film Festival di Locarno è una delle grandi manifestazioni culturali della Svizzera. ©Gabriele Putzu
Dario Campione
06.02.2025 20:31

Un lungo documento. E critiche dirette, forti. Circostanziate. Contro una scelta che manda all’esterno «un preoccupante segnale di isolazionismo»; un segnale che, «in tempi di crescente polarizzazione, presta il fianco all’avanzata dei populismi». In calce, le firme dei direttori, operativi e artistici, delle più importanti manifestazioni culturali elvetiche: da artlink al Locarno Film Festival, dal Salone del libro di Ginevra al Festival International del Film di Friburgo, da Visions du Réel allo Zürcher Theater Spektakel.

Il mondo svizzero della cultura torna a ribellarsi contro la decisione presa dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) - sulla scorta del voto parlamentare di fine dicembre - di tagliare completamente, a partire dal 2029, i partenariati strategici.

«Le misure di risparmio, relativamente modeste se confrontate con l’intero budget della DSC - si legge nel documento reso noto questo pomeriggio - colpiranno 12 istituzioni, al punto da comprometterne in alcuni casi l’esistenza. Si tratta di una perdita inestimabile per il pubblico svizzero, per l'intero settore culturale e per innumerevoli artisti del Sud globale».

È mancata, affermano i direttori delle istituzioni interessate, una consultazione preventiva. Non c‘è stata alcuna volontà di discutere prima gli effetti devastanti che questi tagli avrebbero causato a festival, club, teatri, cinema, associazioni culturali.

«È una decisione, quella adottata dalla DSC, che rischia di impoverire la diversità del panorama culturale nazionale e di indebolire, in ultima istanza, l’immagine della Svizzera all’estero - si legge ancora nel diffuso oggi - grazie al richiamo di progetti importanti come Open Doors o Vision Sud Est, per esempio, il suo impegno è stato infatti riconosciuto internazionalmente nel corso degli anni e apprezzato in tutto il mondo. Purtroppo, così come il Salone del Libro di Ginevra, Visions Sud Est smetterà di esistere non appena saranno effettuati i primi tagli. In un tempo in cui gli spazi per il dialogo sono sempre più limitati, i meccanismi che promuovono la diversità culturale, la libertà di espressione, la transizione economica e la coesione sociale sono più che mai indispensabili. I partenariati culturali svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo sostenibile, nella democrazia, nella pace e nella prevenzione dei conflitti. L’arte e la cultura offrono uno spazio per il dibattito critico e per il dialogo pacifico. La Svizzera dovrebbe svolgere il suo ruolo di pioniere in questo ambito e contribuire alla stabilità e alla pace in tutto il mondo. Ecco perché questi tagli lanciano un segnale così cupo e sono un passo allarmante in direzione dello smantellamento della cultura a livello federale».

Progetto storico

Tra i firmatari del documento, come detto, c’è anche Raphaël Brunschwig, CEO del Film Festival di Locarno, manifestazione che con il suo progetto Open Doors ha allargato enormemente, negli ultimi 20 anni, lo sguardo verso le cinematografie emergenti e indipendenti. «Nell’immediato, per noi, nulla cambia - dice Brunschwig al Corriere del Ticino - abbiamo infatti siglato un accordo quadriennale che ci copre fino al 2028, e il bando di partecipazione per l’edizione 2025 di Open Doors, diretto ai talenti provenienti dai 42 Paesi del continente africano, è già aperto. Questo, però, non significa che la nostra preoccupazione sulle scelte del Parlamento sia minore di quella di altri».

Ad aprile, anticipa il CEO del festival ticinese, «presenteremo le cifre dell’ultima edizione. Il nuovo assetto organizzativo ci ha permesso di ridurre il deficit strutturale e, pur rimanendo in una situazione di fragilità, per l’immediato futuro siamo sereni, anche perché godiamo del sostegno e della fiducia dei nostri partner pubblici e privati. Ciò detto, siamo pronti a batterci affinché il nostro e gli altri progetti possano andare avanti. Abbiamo tempo a disposizione e lo useremo. Il documento è una chiara presa di posizione che speriamo possa portare, dopo il 2027 e con la nuova Legislatura parlamentare, e magari in un contesto internazionale diverso, a una riconsiderazione di scelte così penalizzanti».

Il progetto Open Doors, dice ancora Raphaël Brunschwig, «è talmente affine al DNA di Locarno che non riusciamo a immaginare un Film Festival che ne sia privo. E non soltanto perché indirizzato al rafforzamento dei giovani talenti e al sostegno delle cinematografie emergenti: Open Doors discende dall’idea lanciata e sviluppata da Marco Müller con la creazione, nel 1992, della Fondazione Monte Cinema Verità, i cui due partner fondatori furono proprio la DSC e United Colors of Benetton».

La Svizzera, conclude il CEO di Locarno, «è sempre stata leader nella diplomazia culturale con progetti rivolti alla promozione dei diritti umani e il cui impatto è stato molto positivo, sia nei Paesi sostenuti sia nella stessa Confederazione. Da questi progetti sono emersi con forza, infatti, dialogo interculturale, dinamismo, coesione sociale. L’impoverimento segnato dalla decisione del Parlamento è un segnale negativo e allarmante. Come abbiamo scritto nel documento, le conseguenze di questi “risparmi” sarebbero molto pesanti, per i nostri partner esteri ma anche per noi».