Cadute fatali per due cacciatori: commozione a Biasca e Cugnasco

L’inizio della stagione della caccia alta è stato funestato da due disgrazie accadute nel Sopraceneri a poche ore di distanza l’una dall’altra. Del tutto simili le dinamiche dei due infortuni costati la vita sabato ad un 69.enne di Biasca e ad un 54.enne di Cugnasco: entrambi sono stati vittime di una caduta fatale non lontano dai loro Comuni di domicilio mentre stavano svolgendo una delle loro attività predilette in compagnia di altri appassionati dell’arte venatoria: il primo, nei boschi sopra il borgo rivierasco, il secondo, nella zona del Sassariente, a 1.450 metri di altitudine.
«Sapeva farsi voler bene»
La notizia della tragica scomparsa del 69.enne ha suscitato incredulità e commozione a Biasca, dove l’uomo era conosciuto e molto apprezzato per il suo impegno svolto in seno a svariate società ed enti. Era stato, tra l’altro, presidente per diversi anni della locale sezione dell’UTOE. Rimasto in comitato, attualmente ricopriva la carica di responsabile delle finanze. Titolare di una fiduciaria, una decina d’anni fa aveva anche contribuito al risanamento finanziario del Dazio Grande di Rodi Fiesso in qualità di vicepresidente dell’omonima fondazione. Chi l’ha conosciuto lo descrive come persona generosa e cordiale, che «con i suoi modi sapeva farsi voler bene». Innumerevoli le testimonianze di stima pubblicate sui social media da amici, conoscenti e colleghi cacciatori.
La rovinosa caduta di cui è stato vittima è avvenuta nel primo pomeriggio. Erano da poco passate le 13 quando il 69.enne si trovava, come detto, nei boschi sopra Biasca, a un’altitudine di circa 700 metri, per una battuta di caccia insieme a un’altra persona. Per motivi ancora da chiarire fino in fondo, è precipitato lungo un pendio nei pressi del riale Crenone. Immediato l’allarme che ha fatto alzare in volo l’equipaggio della Rega, intervenuto insieme agli agenti della Polizia cantonale. Ogni tentativo di rianimare il cacciatore è però risultato vano e ai soccorritori non è purtroppo rimasto che constatarne il decesso. Per prestare sostegno psicologico alla persona che lo accompagnava e ai suoi familiari è stato richiesto l’intervento del Care Team.
«Una presenza costante»
Gli specialisti nel supporto a chi è confrontato con un evento traumatico hanno assistito i compagni di caccia ed i congiunti anche della seconda vittima, il 54.enne che risiedeva ed era attivo professionalmente a Cugnasco. Appassionato anche di tiro, era una persona molto dedita alla passione della caccia, in tutti i suoi aspetti. Come spiega al Corriere del Ticino Davide Corti, presidente della Federazione cacciatori ticinesi, (vedi anche articolo a fianco). «Spendeva molto del suo tempo per aiutare la Federazione ed era una presenza molto costante nelle istituzioni federative e societarie». La sua scomparsa ha suscitato cordoglio nell’ambiente venatorio e nel suo paese di residenza. Paese che già sabato pomeriggio era in ansia a causa dei soccorsi mobilitati per cercare il cacciatore di cui i compagni non avevano più notizia da qualche ora, cioè da quando si erano divisi nei boschi alle pendici del Sassariente. La segnalazione alla Centrale comune dall’allarme è giunta poco dopo le 16.30. Immediatamente sulle tracce dell’uomo si sono messi gli agenti della Polizia cantonale, gli uomini del Soccorso alpino e un equipaggio della Rega. Gli accertamenti esperiti dai soccorritori hanno permesso di concentrare le ricerche nella zona del Pizzo Sassiarriente. Un’ora e mezza dopo che era stata segnalata la scomparsa del 54.enne, il suo corpo esanime è stato ritrovato sul versante della Val della Porta, poco al di sotto dei 1.500 metri di quota. Anche per lui sono state letali le ferite riportate.
Le due disgrazie di sabato riportano alla mente quella capitata un anno fa, era il 17 settembre sopra Personico. Sempre a causa di una rovinosa caduta era deceduto un cacciatore di 84 anni del quale non si avevano più notizie dalla sera precedente.
Corti: «La prudenza prima della passione»
Le due disgrazie avvenute a poche ore di distanza l’una dall’altra nel giorno d’apertura della stagione venatoria, hanno profondamente scosso la comunità dei cacciatori. Entrambe le persone decedute erano cacciatori esperti. «Di fronte a certe notizie, non possiamo far altro che inchinarci e raccoglierci attorno ai familiari delle vittime», dice Davide Corti, presidente della Federazione cacciatori ticinesi (FCTI). «Queste fatalità lasciano sempre molta amarezza. Come Federazione, non possiamo far altro che esprimere profondo cordoglio per quanto avvenuto e richiamare tutti alla massima prudenza». L’arte venatoria, prosegue Corti, «è una passionaccia. E questa passione per ciò che facciamo talvolta può spingerci a fare delle valutazioni errate. È importante, dunque, mettere sempre al centro la razionalità e la prudenza, in ogni situazione e in ogni momento». Disgrazie simili, aggiunge il presidente della FCTI, sono piuttosto rare, soprattutto se si tiene presente l’alto numero di cacciatori attivi durante la stagione venatoria. «Purtroppo, queste due fatalità sono avvenute di seguito, a poche ore l’una dall’altra, e questo accresce ancora di più il senso di dolore e sconforto per quanto avvenuto».

