Viticoltura

Canicola e siccità nei vigneti, l’assenza di piogge fa patire le viti

Il nemico della vigna ticinese non è il caldo intenso, ma piuttosto la mancanza di precipitazioni che si ripete di anno in anno - Sulla vendemmia, in questo caso, è ancora presto per fare previsioni, ma i ricercatori cominciano a interrogarsi sul futuro delle coltivazioni europee
©Gabriele Putzu
Gaia Mazzarelli
17.07.2026 06:00

 «L’uva sta bene, a danneggiarla più del caldo, è la siccità». Ad affermarlo è Rudy Studer, viticoltore e proprietario dell’Azienda Vitivinicola Boscherina. Le viti si trovano in un periodo cruciale. Sì, perché durante l’estate avviene la crescita dei tralci e si formano i grappoli d’uva per la vendemmia. E al contempo ci si interroga se le alte temperature degli scorsi due mesi abbiano avuto un impatto negativo sui vigneti. Lo stesso Studer spiega che il caldo odierno non è dannoso per la pianta. Il pericolo maggiore per la vite si chiama, per l’appunto, siccità.

L’estate del 2022

«A sabotare la vite è piuttosto l’assenza di piogge dell’ultimo periodo», commenta Studer. La mancanza di precipitazioni rischia, infatti, di compromettere le piante più sensibili. «Le più colpite sono quelle posizionate in collina - dove c’è poca terra - e ciò influisce parecchio sul lavoro dei viticoltori». Senza la collaborazione della natura, i viticoltori sono costretti a intervenire per evitare che le viti subiscano danni per via della poca acqua. Ricordiamo che nell’estate 2022, in Ticino si era registrato un caso molto grave di siccità. Fu un’estate caratterizzata da temperature elevate, con tanto sole e pochissime piogge. Le precipitazioni tra giugno e agosto risultarono molto inferiori rispetto alla media. La mancanza di piogge fece sì che la maturazione dell’uva si bloccasse.

Situazione attuale

Ecco, quest’anno la siccità non è altrettanto grave, ma sicuramente risveglia vecchie inquietudini. In questo periodo, è infatti cruciale fornire la giusta quantità d’acqua ai vigneti. Se questa condizione dovesse continuare, i grappoli rischierebbero di non svilupparsi. «Riguardo al risultato della vendemmia di quest’anno - ci dice Studer - è presto per sbilanciarsi. Certo, si spera che la pioggia arrivi il più presto possibile. Siamo preoccupati ma non disperati». Dati i cambiamenti climatici degli ultimi anni, si presume che la siccità sarà un problema molto frequente delle prossime estati. Per rimediare alla scarsità d’acqua, la soluzione sembra quella di irrigare più frequentemente. Tuttavia, Studer riferisce che «in Ticino i vigneti attualmente muniti di irrigazione sono molto pochi. Questo perché si tratta di un problema recente, contro il quale non ancora tutti i viticoltori si sono modernizzati». Ritiene che con il riscaldamento climatico, in futuro, sarà probabilmente necessario irrigare di più, soprattutto le zone più sensibili. Di conseguenza, bisognerà attrezzarsi in maniera adeguata al caso. Oltre alla siccità, ci sono state altre difficoltà per alcuni vigneti. «In seguito alla forte grandine dell’ultimo mese, - racconta ancora Studer - circa cento ettari di vigna nel Mendrisiotto hanno riportato danni importanti. Sfortunatamente, nel momento in cui le piante si sono riprese dai danni atmosferici, è subentrata la popillia japonica (nota anche come coleottero giapponese, ndr) una specie invasiva». «Quest’anno, però - continua l’esperto -, siamo più preparati, e le viti hanno riscontrato danni minori».

Qualità e sviluppo

Il caldo, invece, come detto, non risulta dannoso per la vigna. Al contrario, siccome è una pianta mediterranea, riesce a sopportarlo molto bene. «La nostra canicola non è quella della vite», afferma Studer. L’ideale è se, assieme al caldo, arrivassero anche le piogge, le quali gioverebbero alla salute e all’equilibrio della pianta. Tuttavia, il troppo caldo può diventare un problema se si verifica durante il periodo di fioritura, in primavera. «Con le alte temperature, la pianta rischia di trascurare la fioritura», spiega Studer. «Perciò, in certi casi, la fecondazione dei fiori può venire ostacolata. Di conseguenza, da pochi fiori fecondati, si rischia di ottenere pochi acini». Racconta, inoltre, che negli ultimi anni le minori piogge hanno contribuito ad aumentare la qualità del vino. «Con meno precipitazioni, si ottengono acini più piccoli con una gradazione di zucchero maggiore, dato che contengono meno acqua. Dunque, il riscaldamento climatico ha, paradossalmente, fatto crescere la qualità generale dell’uva». Come per ogni aspetto in natura, occorre un equilibrio tra caldo e piogge. Se da un lato minori precipitazioni giovano alla qualità dell’uva, la totale assenza di piogge ne compromette lo sviluppo. D’altro canto, nonostante il caldo sia essenziale per la vite, se risulta eccessivo la danneggia. Dai 35°C/40°C in su, la vigna comincia a patire e a rallentare drasticamente il proprio metabolismo. Dunque, è importante che entrambe le condizioni non siano mai estreme.

Soluzioni per il domani

Nonostante in Ticino il caldo sia ancora benevolo per la vite, ultimamente il cambiamento climatico sta significativamente modificando le condizioni di coltivazione in Europa. Per sfuggire al caldo generale sempre maggiore e alla frequente ed estrema siccità, alcuni ricercatori hanno previsto che si andrà a coltivare più a nord e a quote più elevate. Si è osservato che le zone meridionali potrebbero diventare sempre più inadatte alla coltivazione, soprattutto a causa delle scarse precipitazioni. Di recente si sono studiate aree che, con il riscaldamento climatico, raggiungerebbero temperature favorevoli per le future piantagioni.

Tuttavia, spostare le coltivazioni a nord, potrebbe non essere sufficiente, secondo uno studio a cui ha partecipato anche l’Università di Ginevra. In altre zone europee le viti sarebbero esposte al rischio di malattie legate all’umidità. Malattie come l’oidio e la peronospora potrebbero diventare molto frequenti nell’Europa centrale e settentrionale. A causa di ciò, le zone potenzialmente adatte a nuove coltivazioni sarebbero, così, meno fruttifere e quindi svantaggiose. Aree montane avrebbero, perciò, condizioni climatiche più equilibrate e risolverebbero il problema dell’eccessiva umidità. Tuttavia, la loro coltivazione sarebbe molto complicata e di conseguenza costosa.  Se si ricorrerà a questa soluzione, bisognerà selezionare i vitigni con buone capacità di adattamento al clima.