Caprara e Pronzini: faccia a faccia sulla Cassa pensioni del Governo

La questione dell’assoggettamento alla Cassa pensioni da parte dei consiglieri di Stato è un tormentone che si trascina da anni. Si tratta di mettere fine a un’ingiustizia oppure si è perso tempo per rincorrere un «non problema»?
Caprara: «La questione in effetti suscita discussioni da parecchio e sicuramente troppo tempo ed è altrettanto chiaro che le normative di riferimento attuali richiedano un aggiornamento. Il Gran Consiglio ha lavorato a una soluzione fin dal 2015 arrivando poi alla nuova Legge approvata il 20 ottobre 2020. Credo sia giunto davvero il momento di trovare una soluzione definitiva».
Pronzini: «In realtà la, giusta, decisione d’obbligare i consiglieri di stato, ad assoggettarsi e pagare i premi della cassa pensione è già stata presa nel febbraio 2015. Con voto unanime il Gran Consiglio aveva deciso che a partire dall’aprile 2015 i consiglieri di stato sarebbero stati tenuti a pagare, finalmente, e come tutti i comuni mortali il premio (fissato a 9% del loro stipendio) per la loro cassa pensione. È inoltre utile ricordare che in occasione dei lavori parlamentari tutti erano concordi nell’affermare che i salari percepiti dai consiglieri di stato (244.062 franchi anni + 15.000 franchi di spese) erano più che sufficienti e non si intravedeva la necessità d’aumentarli. Questa decisione non è mai stata digerita dai consiglieri di stato, ed in particolare dall’attuale presidente Manuele Bertoli. Per anni i cinque consiglieri di stato hanno fatto ostruzione per impedire l’applicazione di questa decisione del Parlamento. Con la legge che andremo a votare il prossimo 13 giugno e grazie anche alla debolezza e la subordinazione dei partiti non solo sono riusciti nel loro intento di non dover pagare neppure un franco per le prestazioni pensionistiche ma addirittura sono riusciti a mantenersi e aumentarsi i loro vitalizi. Ciliegina sulla torna se la legge dovesse venir approvata i 5 consiglieri di stato (e Paolo Betraminelli) si vedrebbero restituire il premio del 9% pagato dal 2015 ad oggi, pari a 136.980 franchi. Una situazione paradossale e gattopardesca».
Quali i vantaggi e gli svantaggi della soluzione della rendita ponte al posto della rendita vitalizia una volta lasciata la carica politica?
Caprara: «La nuova soluzione cancella il concetto di rendita vitalizia. In particolare il sistema in uso finora prevedeva le “baby-pensioni”, ossia la facoltà per membri del governo che terminavano la propria attività ancora in giovane età di beneficiare di una rendita permanente a dipendenza degli anni di servizio. Rendita che era a carico delle casse dello Stato pur con il sistema delle riprese a dipendenza di successive attività professionali dell’ex consigliere. La nuova Legge semplifica il sistema; il consigliere di Stato è affiliato alla cassa pensione del Cantone (IPCT) e beneficia delle prestazioni previdenziali secondo il principio del primato dei contributi come tutti gli altri dipendenti del Cantone. Smettesse l’attività prima dell’età di pensionamento vi è invece una liquidazione o una rendita ponte a dipendenza dell’età di uscita e degli anni di servizio. I costi prima erano tutti a carico dello Stato, domani quando gli ex consiglieri di Stato raggiungeranno l’età di pensionamento, saranno a carico dell’IPCT beneficiando di prestazioni in base a quanto versato».
Pronzini: «Premesso che l’attuale legge, se dovesse venir approvata in votazione popolare, avrà effetto solo al momento in cui un nuovo consigliere di stato dovesse lasciar la carica (dunque non prima di 15-20 anni) la soluzione prevista nella sostanza non modifica gli attuali privilegi dei consiglieri di stato. Attualmente il vitalizio che percepisce un ex consigliere di stato (rendita piena dopo 15 anni) è di 146.437 franchi annui. La nuova legge prevede (rendita piena dopo 12 anni con 55 anni) per lo Stato un costo annuo complessivo di 152.730 franchi (rendita annua di 133.111 franchi a cui bisogna aggiungere i premi di cassa pensione che lo stato si dovrà assumere di 19.619 franchi). Anche qui cambiare tutto affinché tutto rimanga come è».
Con la nuova legge il salario di un consigliere di Stato crescerebbe del 13%, esattamente a 277.314 franchi lordi l’anno. Giusto, troppo o poco?
Caprara: «Per il consigliere di Stato non vi è nessun aumento del salario, bisogna paragonare mele con mele. L’indennità del consigliere di Stato con la nuova Legge rimane al netto praticamente invariata (Legge attuale 229.371 franchi, nuova Legge 229.930). L’obiettivo della riforma non è mai stato quello di voler abbassare il salario dei consiglieri di Stato ma di aver una regolamentazione chiara e trasparente che comprendesse tutti gli oneri previdenziali e assicurativi aggiornandola al nuovo contesto».
Pronzini: «È semplicemente uno scandalo ed un’offesa alla dignità delle cittadine e dei cittadini. Da anni assistiamo ad un impoverimento di settori sempre più ampi di popolazione. Giovani che per trovare un lavoro dignitoso sono obbligati ad emigrare oltre San Gottardo; donne che sistematicamente, a parità di lavoro, percepiscono salari inferiori ai colleghi uomini; cinquantenni licenziati e sostituiti con giovani retribuiti con salari più bassi; anziani che faticano ad arrivare a fine mese con una magra pensione. Situazioni a cui i consiglieri di stato non sono stati in grado, o non hanno voluto, dar delle risposte. Ora a questi signori dovremmo aumentare di 33.252 franchi il loro stipendio? Ricordo che molti ticinesi devono vivere con molto meno».
La «professione» di consigliere di Stato con queste modifiche diventa più o meno attrattiva?
Caprara: «ll ruolo di consigliere di Stato è una carica elettiva di rilievo che merita attenzione e rispetto, sono gli unici politici professionisti del Cantone, non sono funzionari. Si tratta di una funzione estremamente impegnativa, coinvolgente e certamente richiede competenze e qualità specifiche. Chi si lancia in questa carica prestigiosa non lo fa certo per una questione economica tuttavia credo che la questione remunerativa e previdenziale non possa essere banalizzata se si vuole assicurare al Paese membri di Governo con il profilo auspicato. Allo stesso momento è importante avere un sistema che assicuri l’indipendenza e l’autonomia del membro di Governo senza condizionamenti dal punto di vista previdenziale. La soluzione adottata nella nuova Legge peggiora certamente le condizioni pensionistiche rispetto alla situazione attuale, ma per il Gran Consiglio si rimane in un limite sostenibile e accettabile».
Pronzini: «La “professione” di consigliere di stato già ora non solo è estremamente attrattiva, ma è di per sé il più grande privilegio che vi possa essere in Ticino. Dal 2011 siedo in Gran Consiglio e ho potuto osservare attentamente le dinamiche del ceto politico. È un mondo parallelo di privilegiati distante ed impermeabile al resto della società. E quando lasceranno la carica, magari ancora giovani, le loro agende saranno piene di indirizzi, contatti, amicizie importanti che permetteranno loro di sistemarsi nel migliore dei modi».
Un sì al referendum promosso dall’MPS ci riporterebbe ai piedi della scala. Chi ci perde e chi ci guadagna da questo scenario?
Caprara: «Chi appoggia il referendum dell’MPS mantiene di fatto la situazione attuale negando l’affiliazione dei consiglieri di Stato all’IPCT con un sistema aggiornato e trasparente e quindi mantenendo gli aspetti problematici dell’attuale regolamentazione. Se per la nuova Legge sono stati necessari 5 anni, lascio immaginare quanto ci vorrebbe per riprendere le discussioni. Ricordo che gli stessi iniziativisti che chiedevano l’affiliazione dei consiglieri di Stato all’IPCT si sono dichiarati soddisfatti della soluzione trovata e hanno ritirato l’iniziativa».
Pronzini: «Con l’auspicata bocciatura della nuova legge i salari dei consiglieri di stato non aumenterebbero di 33.252 franchi annui e, finalmente, sarebbero obbligati a pagare i contributi alla loro cassa pensione. Nulla di più e nulla di meno».
Dica a Pronzini perché si sbaglia di grosso.
«Pronzini ha già detto ripetutamente di essere di principio contrario a tutto e a tutti e di volersi profilare come opposizione a prescindere. Seguirlo significherebbe rimanere fermi alla situazione precedente».
Dica a Caprara perché si sbaglia di grosso.
«È inutile cercare di spiegare a Caprara che sbaglia di grosso. Essendo una persona intelligente lo sa da solo. È consapevole di difendere i privilegi del ceto politico, di cui è parte».
Caprara, perché votare sì?
«Perché la nuova Legge toglie finalmente questa pietra d’inciampo e quando il mondo cambia è giusto tenerne conto».
Pronzini, perché voltare no?
«La situazione economica, sociale, occupazionale in Ticino peggiora giorno dopo giorno. In questa situazione il ceto politico invece che preoccuparsi di dare delle risposte ai problemi della stragrande maggioranza della popolazione si impegna ad aumentare di 33.252 franchi annui lo stipendio dei consiglieri di stato? Questa constatazione basta e avanza per votare un chiaro no».
