Carburanti, proposto un «freno fiscale» contro i rincari

Un meccanismo automatico per contenere l’impatto dei rincari dei carburanti sulle famiglie e sulle imprese. È quanto prevede una mozione depositata oggi al Consiglio degli Stati da Marco Chiesa (UDC) e al Consiglio Nazionale da Paolo Pamini (UDC).
La proposta
La proposta introduce un freno fiscale ai rincari dei carburanti. Il principio è semplice: quando un aumento eccezionale dei prezzi della benzina genera automaticamente maggiori entrate IVA per la Confederazione, queste entrate supplementari devono essere compensate attraverso una corrispondente riduzione dell'imposta sugli oli minerali. Il meccanismo si attiverebbe al superamento di una determinata soglia. L’obiettivo dichiarato è mantenere la neutralità per le finanze federali e garantire integralmente le risorse destinate al Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato (FOSTRA). «Se il prezzo dei carburanti aumenta in modo eccezionale, lo Stato non deve guadagnarci di più grazie all’IVA», sottolineano i due parlamentari ticinesi.
Il meccanismo, ispirato al modello introdotto in Austria introdotto il 1° aprile 2026, prevede inoltre una clausola automatica di decadenza («Sunset Clause»). Secondo il testo della mozione, la misura non modificherebbe in modo strutturale la fiscalità sui carburanti, ma interverrebbe esclusivamente in presenza di aumenti eccezionali dei prezzi. «Quando i prezzi dei carburanti aumentano bruscamente, l’imposta sul valore aggiunto — applicata in percentuale sul prezzo finale — genera automaticamente maggiori entrate che non derivano da alcuna decisione politica volta ad aumentare l’imposizione fiscale», si legge nel testo. «Il meccanismo proposto restituisce queste entrate supplementari alle consumatrici e ai consumatori attraverso una corrispondente riduzione dell’imposta sugli oli minerali, senza ridurre le entrate fiscali strutturali della Confederazione».
L'iniziativa precedente
La proposta si affianca all’iniziativa parlamentare 26.408 «Stop alla riscossione abusiva dell’IVA sulle imposte e le tasse che gravano i carburanti», già depositata al Consiglio degli Stati, che chiede invece di escludere dalla base imponibile IVA l’imposta sugli oli minerali, il relativo supplemento e la tassa d’importazione sui carburanti. I promotori sottolineano che si tratta di due interventi distinti, che non si sovrappongono: l'iniziativa agisce sulla struttura della tassazione, la mozione sugli effetti fiscali degli aumenti dei prezzi.
L'esortazione al Parlamento
Chiesa e Pamini chiedono ora al Parlamento di dare una risposta «concreta e rapida» su entrambe le proposte, in un contesto caratterizzato dall’aumento dei costi energetici e dalla pressione sul potere d’acquisto. «Non possiamo controllare il prezzo internazionale del petrolio. Possiamo però evitare che sui rincari lo Stato incassi automaticamente di più», sottolineano i due parlamentari ticinesi.
