Carceri sovraffollate in Svizzera: «Violati i diritti dei detenuti»

La sovrappopolazione carceraria in Svizzera viola i diritti dei detenuti e compromette il raggiungimento degli obiettivi della reclusione. È quanto mette in evidenza in un rapporto la Commissione nazionale per la prevenzione della tortura (CNPT), secondo cui il problema può essere risolto solo mettendo in atto una strategia per ridurre il numero di persone che finiscono dietro le sbarre.
Nel 2025, la CNPT ha visitato 26 istituti in cui le persone sono private della libertà o sottoposte a misure restrittive della libertà di movimento, si legge in una nota odierna. Si trattava, nello specifico, di un posto di polizia cantonale, otto centri per l'esecuzione di pene e misure, un istituto per l'esecuzione della detenzione amministrativa in applicazione del diritto degli stranieri, un istituto psichiatrico, tre istituti case di cura per anziani e dodici centri federali per richiedenti asilo (CFA).
Durante queste visite, la commissione ha osservato che la sovrappopolazione limita ulteriormente la vita privata delle persone detenute, aumenta il rischio di violenza, diminuisce le opportunità di attività fisica e di occupazione e peggiora la qualità delle cure mediche. Tutto questo lede i diritti fondamentali e umani degli interessati, nuocendo allo stesso tempo al raggiungimento di obiettivi quali la prevenzione della recidiva e la reintegrazione sociale.
Inoltre, tale fenomeno mette a dura prova le risorse degli istituti e ha un impatto diretto sulle condizioni di lavoro del personale. La creazione di posti mediante nuovi penitenziari o l'ampliamento di quelli esistenti non risolverà, da sola, il problema, fa notare l'organo.
Stando alla commissione, è infatti necessario «mettere in atto una strategia globale di riduzione del numero di persone detenute a livello cantonale. Per riuscirci, tutti gli attori coinvolti devono collaborare», afferma, citata nel comunicato, la presidente Martina Caroni.
Per quanto riguarda i richiedenti asilo, la CNPT constata che vi sono ancora persone vulnerabili ospitate in rifugi della protezione civile. Un collocamento che ritiene «problematico dal punto di vista dei diritti umani». Le ragioni sono da ricercare nell'esiguità degli spazi, nell'assenza di luce naturale, nella scarsa qualità dell'aria, nella presenza di muffa e negli spazi di riposo aperti sottoposti a un rumore di ventilazione continuo. La commissione raccomanda pertanto di rinunciare a questa soluzione o di limitarla a soggiorni di breve durata.