Ticino

Carovita, i sindacati lanciano una petizione per il recupero dei salari

OCST, VPOD e SIT chiedono il recupero del carovita perso negli ultimi anni e la piena compensazione del rincaro a partire dal 2027
Red. Online
06.10.2026 15:09

I Sindacati OCST, VPOD e SIT lanciano una petizione indirizzata al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio per chiedere il recupero del carovita non riconosciuto negli anni precedenti al personale pubblico, parapubblico e sociosanitario, e la piena compensazione del rincaro a partire dal 2027. L’iniziativa si inserisce nell'ambito del Preventivo 2027, rispetto al quale i sindacati ribadiscono la propria opposizione alla politica di tagli e alle conseguenze sulle condizioni di lavoro e sui servizi pubblici.

Al centro della mobilitazione vi è il mancato pieno riconoscimento del rincaro al personale cantonale, con ripercussioni anche sui settori la cui retribuzione è legata alla scala salariale del Cantone: tra questi EOC, case anziani, SACD pubblici, USI, SUPSI, OSI e numerosi Comuni.

Secondo i sindacati, tra dicembre 2020 e settembre 2026 il rincaro è cresciuto di circa l’8,5%, mentre gli stipendi sono stati adeguati soltanto del 3%. Lo 0,25% previsto dal Governo per il 2027 viene quindi considerato "insufficiente", sia per recuperare le perdite accumulate negli ultimi anni, sia per compensare l'attuale crescita del costo della vita". Per un salario mensile di 5'000 franchi, il divario comporterebbe, secondo la loro stima, una perdita di circa 3'500 franchi all’anno.

OCST, VPOD e SIT sottolineano inoltre le conseguenze di lungo periodo: salari più bassi incidono sugli aumenti successivi e sui contributi previdenziali.

La petizione sarà consegnata durante la seduta di novembre del Gran Consiglio, accompagnata da un’azione di protesta in piazza. I sindacati invitano il personale interessato e la cittadinanza a sottoscrivere e sostenere l’iniziativa. "Con l’incremento dei costi per cassa malati, benzina, energia e affitti, la perdita di potere d’acquisto sta diventando sempre più gravosa. La difesa dei salari reali non è pertanto un privilegio, bensì una questione di equità e di rispetto nei confronti di chi garantisce quotidianamente servizi essenziali alla popolazione", concludono i sindacati.