Case per anziani, cambia la retta: nel calcolo non c'è più l'abitazione primaria

Possedere una casa, per i residenti delle case per anziani, può essere un problema. Il sistema per il calcolo della retta, infatti, tende a penalizzare la proprietà. Detto altrimenti, chi ha sostanza immobiliare deve far fronte a costi maggiori. Una situazione spesso fonte di forti preoccupazioni economiche per i residenti e le loro famiglie.
Il Consiglio di Stato, per superare un modello ormai datato e che creava non poche disparità, ha quindi scelto di riorganizzare il computo della retta giornaliera adottando un nuovo regolamento per i residenti nelle strutture sociosanitarie riconosciute dal Cantone.
Tre gli obiettivi principali: lo sgravio della sostanza immobiliare della casa primaria; un sistema di calcolo semplificato e alleggerito dal punto di vista amministrativo; maggiore trasparenza ed equità verso i residenti, anche grazie a un simulatore online (sul sito dell’Ufficio degli anziani e delle cure a domicilio) a disposizione di utenti e famiglie per il calcolo della retta.
Equilibri delicati
Un tema, quello delle rette dei residenti in casa per anziani, «che entra direttamente nella vita delle persone», ha ricordato Raffaele De Rosa durante la conferenza stampa di presentazione. Ma tocca anche le famiglie, le strutture, i Comuni e il Cantone. «Da anni questo modello suscita discussioni», ha sottolineato ancora il direttore del DSS. Anche perché «l’attuale calcolo è molto complesso e talvolta porta a errori e correzioni a posteriori». Con la semplificazione messa in atto, oltre ad alleggerire il peso finanziario di alcune fasce di utenti, sarà possibile liberare risorse amministrative da destinare alle cure.
Il progetto di revisione è stato avviato nel 2024 tra il DSS, la commissione consultiva dei Comuni (gli enti locali, infatti, garantiscono l’80% del finanziamento degli istituti), gli istituti e le associazioni di categoria. «Il livello di complessità emerso durante i lavori ha richiesto degli approfondimenti e delle simulazioni per tutti i Comuni del Cantone», ha sottolineato De Rosa. «Lo scorso anno, per rispettare il vincolo di impatto finanziario neutro, sono state valutate diverse ipotesi» di modifica. Come ad esempio un’esclusione completa della sostanza immobiliare, che però avrebbe generato notevoli distorsioni. La decisione finale ha dunque portato all’introduzione di una franchigia corrispondente al valore fiscale medio dell’abitazione primaria, ossia 300 mila franchi.
Più vicino alla realtà
Tra le parti è stato dunque trovato un «classico compromesso svizzero», come l’ha definito Lorenzo Quadri, membro della commissione consultiva dei Comuni e Municipale di Lugano. «Il sistema di calcolo delle rette, oltre a essere fragile dal punto di vista giuridico, è complesso e di difficile lettura sia per gli utenti, sia per gli istituti», ha osservato ancora Quadri. Con questa riforma, si andrà quindi a esentare la casa di proprietà dal computo, dando quindi sollievo agli anziani proprietari ma con poca liquidità. Detto altrimenti, il sistema sarà meglio allineato alla reale capacità contributiva dei residenti. «Il compromesso trovato permette di continuare a considerare la sostanza immobiliare introducendo però una franchigia di 300 mila franchi, una misura che nella maggior parte dei casi esclude l’abitazione primaria media dal calcolo», ha rilevato Quadri. Al contempo, è stata aumentata leggermente la franchigia sulla sostanza mobiliare «per evitare di accentuare le disparità di trattamento». A livello globale, come detto, l’operazione sarà finanziariamente neutra. «Per i Comuni, che finanziano l’80% della spesa cantonale nel settore degli anziani, era una condizione essenziale», ha aggiunto il municipale luganese. Così come era importante che l’operazione non penalizzasse gli utenti.
Il Ticino è un unicum
Nonostante il «passo avanti», come ha osservato Quadri, la riforma non elimina automaticamente tutti i problemi. Insomma, la formula di calcolo perfetta non esiste. Per questo «i Comuni insistono molto sul monitoraggio da parte del Cantone e delle strutture sull’applicazione del nuovo sistema per correggere eventuali effetti indesiderati». E questo perché «il privilegio accordato alla sostanza immobiliare, una scelta politica, potrebbe invitare a comportamenti non auspicati».
In definitiva, però, «i rappresentanti dei Comuni accolgono il nuovo sistema di calcolo, che però non va inteso come un punto d’arrivo». A tendere, infatti, l’auspicio è allineare il sistema ticinese – un unicum a livello nazionale – a quello degli altri cantoni, in cui le rette sono lineari e uguali per tutti. «Ciò permetterebbe un maggiore coinvolgimento della Confederazione nel finanziamento del settore tramite le prestazioni complementari». Un cambio di paradigma che però non può essere fatto dall’oggi al domani, come hanno spiegato sia Quadri, sia De Rosa. I Comuni, però, sono pronti a collaborare per superare il «modello ticinese».
La fase transitoria
A livello pratico, per l’applicazione del nuovo sistema di calcolo, oltre alla franchigia sull’abitazione primaria si utilizzerà l’ultima notifica di tassazione disponibile (una novità), considerando una quota della sostanza e delle eventuali donazioni. Per le persone già residenti in casa anziani è prevista una misura transitoria di due anni: qualora il nuovo calcolo comporti un aumento, nel 2026 e nel 2027 continuerà ad applicarsi la retta più favorevole determinata secondo il calcolo precedente. Il regolamento si applica a partire dallo scorso primo gennaio, con effetto retroattivo per i nuovi ammessi durante il 2026. Ma concretamente, che cosa cambierà per gli utenti? «Per le persone residenti in casa anziani prima del 31 dicembre 2025 si applica la variante migliore, e dunque non ci saranno aumenti», ha risposto De Rosa. In generale, per tre quarti della popolazione residente in casa anziani non cambierà nulla, mentre per un quarto ci sarà un miglioramento grazie allo sgravio dell’abitazione primaria.
