Caso Nord Stream, è iniziato il processo a un ex ufficiale ucraino

Il caso Nord Stream, noto come uno dei più grandi atti di sabotaggio della recente storia europea, è approdato nell'aula di tribunale. Si è aperto infatti ieri ad Amburgo, in Germania, il procedimento nei confronti di un ex ufficiale dell'esercito ucraino sospettato di essere attivamente coinvolto nel danneggiamento del gasdotto che attraversa il mar Baltico avvenuto nel 2022. Il gasdotto, composto da Nord Stream 1 e Nord Stream 2, è una delle più importanti arterie che convogliano il gas russo verso l'Europa, attraverso la Germania, grazie a un collegamento sottomarino che si snoda per molti chilometri tra le acque di Polonia e Svezia. L'uomo alla sbarra, dal canto suo, ha respinto ogni addebito e Kiev ha da sempre negato qualsiasi responsabilità in tal senso. Di fatto, il sabotaggio del Nord Stream, gestito dall'omonima società il cui azionista di maggioranza è Gazprom, rimane un atto tuttora avvolto dal mistero.
Ecco cosa è successo
Ma ricapitoliamo quanto successo. Per farlo è necessario tornare indietro di quattro anni, a fine settembre 2022, sette mesi dopo l'inizio della guerra in Ucraina. Delle violente esplosioni colpirono e squarciarono il gasdotto Nord Stream vicino all'isola danese di Bornholm, provocando delle grosse falle nei tubi e delle fuoriuscite di gas sin da subito ben visibili sulla superficie del mare, come documentato dalle immagini catturate dalla Guardia costiera svedese. E proprio le autorità svedesi sono state le prime ad accorgersi che qualcosa non andava, da lì è partita un'indagine internazionale per cercare di capire cosa fosse accaduto e accertare le dovute responsabilità. Se, inizialmente, si era pensato infatti a una fuga dovuta a un malfunzionamento tecnico, in poco tempo si capì invece che l'incidente era il risultato di «un grave sabotaggio», dal momento che vennero trovate tracce di esplosivo nei pressi delle falle, come riferisce la CNN. Immediatamente si cercò di identificare i possibili responsabili e l'attenzione si focalizzò sulla Russia. In seguito, però, per il sabotaggio vennero arrestati due cittadini ucraini, uno dei quali - appunto - è attualmente alla sbarra.

Indagini complicate
Sul caso Nord Stream, considerando anche il periodo storico in cui si era verificato l'attacco, le autorità vollero subito vederci chiaro. Tanto più che i gasdotti erano già stati al centro di alcune controversie prima dello scoppio della guerra in Ucraina - come ricorda l'emittente americana - a proposito della dipendenza europea dal gas russo. A indagare sul caso erano state le autorità di tre Paesi: Germania, Danimarca e Svezia. Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, era intervenuta con decisione sulla questione, dichiarando che «qualsiasi atto deliberato volto a interrompere le infrastrutture energetiche europee era inaccettabile e che avrebbe portato alla risposta più forte possibile». Nel 2024 sia Svezia che Danimarca avevano dovuto però mollare la presa sul Nord Stream: nel caso di Stoccolma mancava la giurisdizione necessaria a condurre l'indagine penale, mentre Copenaghen non aveva «prove sufficienti» per portare avanti il caso. Restavano quindi in corsa solo le autorità tedesche, che stavano vagliando diverse piste investigative. Sempre nel 2024 ecco la svolta. Viene emanato un mandato di cattura internazionale nei confronti di un ex ufficiale ucraino (ora a processo) fortemente sospettato di essere coinvolto nel sabotaggio e nella sua pianificazione. L'uomo viene fermato nel 2025 a Rimini ed estradato in Germania. Il secondo arresto avviene invece in estate in Croazia, come riportato da Reuters: anche in questo caso a finire in manette è un cittadino ucraino. Le autorità croate hanno dato il via libera alla sua estradizione verso la Germania, ma il legale dell'uomo si è opposto alla sentenza annunciando un possibile ricorso.

Lo yacht a vela e gli ordigni
A rispondere delle accuse davanti alla Corte come unico imputato è quindi l'ex ufficiale dell'esercito. Secondo i pubblici ministeri tedeschi, l'uomo apparterrebbe «a un gruppo di persone che hanno piazzato ordigni esplosivi nei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2 vicino all'isola di Bornholm nel settembre 2022». L'accusa ritiene che lui e i suoi complici abbiano utilizzato uno yacht a vela per compiere l'attacco partendo dal porto di Rostock, nella Germania settentrionale. L'imputato è pure accusato di aver partecipato al coordinamento dell'operazione. Secondo gli atti processuali, riferisce la CNN, l'ex militare è accusato di complicità in «crimini di guerra» per aver attaccato obiettivi civili, distrutto infrastrutture, provocato un'esplosione e interrotto i servizi pubblici. Inoltre, a suo carico, c'è il fatto di aver «agito per conto delle autorità statali ucraine» in un «presunto complotto» per distruggere i gasdotti Nord Stream. Il corso del processo in questione potrebbe essere molto lungo: si stima infatti che il procedimento si protrarrà fino a febbraio 2027.
