La guerra

Cassis ricorda: «Senza la fiducia, non c'è sicurezza»

Il consigliere federale ha visitato Kiev e Mosca in qualità di presidente dell’OSCE - Ha incontrato Lavrov, il quale ha aperto alla sua partecipazione alla conferenza annuale a Lugano
© AP/Alexander Zemlianichenko
Paolo Galli
06.02.2026 22:00

La via verso la pace è piena di contraddizioni. La stessa diplomazia avanza a scossoni, discontinua e non sempre coerente. Nella settimana dei negoziati ad Abu Dhabi - al tavolo Ucraina, Russia e Stati Uniti -, Ignazio Cassis ha fatto il suo tour da presidente dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) tra Kiev e Mosca. Ha parlato con entrambi i fronti, trovando disponibilità all’incontro, certo, ma anche una buona dose di freddezza, ben riassunta dalle parole di Sergei Lavrov. Il ministro degli Esteri russo, prima ancora del vertice, ha sminuito la stessa OSCE, parlando di un’organizzazione in profonda crisi. E mentre, comunque, si discuteva di pace con Cassis, da Bruxelles la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, tuonava: «La Russia si siederà al tavolo delle trattative con intenzioni sincere solo se costretta a farlo. Questo è l’unico linguaggio che la Russia capisce». E via a ulteriori sanzioni. Insomma, un dialogo complesso, una strada tortuosa.

Segnali positivi

È interessante come Ignazio Cassis abbia posto l’accento - anche questa sera in conferenza stampa, a Vienna - sull’«architettura della sicurezza mondiale», sottolineando più volte la necessità di ricreare un dialogo, appunto, «dopo troppi monologhi». L’intento dell’OSCE, come d’altronde riconosciuto dal suo attuale presidente, è allora di rilanciare una piattaforma in crisi (per utilizzare le parole dello stesso Lavrov). Cassis ha comunque allargato la portata della crisi all’intero multilateralismo. «A Ucraina e Russia abbiamo semplicemente ricordato: questa organizzazione è anche vostra, usatela per far crescere la fiducia reciproca. O per abbattere la sfiducia. Dobbiamo impegnarci in una discussione aperta. È il senso stesso della nostra organizzazione. Notiamo una grande assenza di fiducia, e senza fiducia non c’è sicurezza». L’accoglienza ottenuta da Cassis a Mosca, al di là delle parole pubbliche di Lavrov, è stata positiva. «Siamo partiti senza grosse aspettative», ha d’altronde ammesso il consigliere federale. Ma ci sono stati due incontri, giovedì sera e oggi, entrambi durati un paio d’ore. «Un segnale positivo. Dopo anni in cui è mancato un dialogo, questo è un nuovo punto di partenza». Cassis ha poi concluso ricordando che «se continuiamo a non ascoltare l’altro, non ci sono soluzioni possibili».

La Russia in Ticino

Sergei Lavrov, anche dopo l’incontro di quest'oggi, ha usato parole dure nei confronti della stessa OSCE, «a rischio di autodistruzione». «I Paesi occidentali stanno facendo di tutto per far sì che l’OSCE svolga un ruolo russofobo e sostenga il regime apertamente nazista di Kiev», ha affermato. Una sola piccola apertura a Cassis: «La presidenza svizzera comprende la gravità della crisi e desidera superare la situazione attuale. È necessario ristabilire l’ordine nell’OSCE». OSCE che - è il caso di ricordarlo - è ancora la più grande organizzazione di sicurezza regionale al mondo, con 57 Stati membri e l’obiettivo originale di essere ponte per instaurare la fiducia tra Est e Ovest. Lo ha però ammesso anche il suo segretario generale, Feridun Sinirlioglu, sempre oggi a Vienna: «I tempi sono più instabili rispetto a cinquant’anni fa», quando nacque l’organizzazione. E in tempi simili, è chiaro che il suo compito - l’essere ponte - si fa più complesso. Prossimamente, in tutti i casi, Cassis volerà a Washington per parlare della situazione - anche della crisi - con il segretario di Stato americano Marco Rubio. Un incontro era in programma mercoledì scorso, ma è stato rinviato dallo stesso Rubio. E a proposito di incontri, alla conferenza annuale dell’OSCE, il prossimo mese di dicembre, a Lugano, potrebbe partecipare anche Lavrov. «Sono pronti a partecipare alle nostre discussioni se la logistica e la sicurezza saranno garantite, e la Svizzera può farlo».

Ventesimo pacchetto

«Il nuovo pacchetto di sanzioni riguarda l’energia, i servizi finanziari e il commercio». L’Unione europea è giunta al 20. pacchetto di provvedimenti contro la Russia. Misure che dovrebbero spingere Vladimir Putin all’angolo, ma che di fatto non possono essere risolutive. «Il Cremlino sta raddoppiando i crimini di guerra, colpendo deliberatamente abitazioni e infrastrutture civili. Gli impianti energetici e i sistemi di riscaldamento sono stati tutti presi di mira, lasciando intere comunità senza energia elettrica a temperature gelide. Questo non è il comportamento di uno Stato che cerca la pace. È il comportamento di una nazione che sta conducendo una guerra di logoramento contro una popolazione civile innocente», ha sottolineato sempre von der Leyen. Quanti ostacoli, ancora, verso la pace.

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