C'è chi vende i propri indumenti intimi sudati per arrotondare

Alcune atlete amatoriali arrivano a guadagnare fino a 1500 euro (circa 1400 franchi) al mese vendendo i propri indumenti intimi sudati, riferisce oggi 24 heures. Una sessuologa spiega il fenomeno: «È una forma di lavoro sessuale senza contatto». La maglietta sudata, il reggiseno sportivo impregnato di odore, le calze appena tolte dopo una corsa: per migliaia di uomini in tutta Europa questi sono oggetti del desiderio, riporta oggi la testata romanda. E per molte donne, una fonte di reddito insospettabile.
C'è chi incassa parecchio
I prezzi parlano chiaro: sulla piattaforma Tastyslips.com un tanga viene venduto a 22 euro, con supplementi per varie opzioni, i calzini usati si scambiano a 49 euro, le scarpe logore arrivano a 170 euro, quanto un paio nuovo. La piattaforma trattiene il 30% sulle transazioni, ma alcune venditrici arrivano comunque a incassare parecchio ogni mese, sostiene il quotidiano.
Le ragioni dietro l'acquisto
Ma cosa spinge un uomo a spendere così tanto per abiti sporchi? A spiegarlo è Romy Siegrist, psicologa e sessuologa di Sexopraxis, uno studio losannese. «Nel caso delle sportive, si proietta l'immagine di qualcuno di sano, che ha cura del proprio corpo», afferma in dichiarazioni riportate dal quotidiano. «C'è spesso una forma di idealizzazione, unita a un'attrazione fisica», spiega. «Ma l'erotizzazione può anche essere legata all'aspetto degradante, umiliante o trasgressivo del pagare per questo». L'esperta sottolinea l'importanza della narrazione: «Queste vendite sono generalmente accompagnate da contestualizzazioni o foto: si specifica quando e in quali circostanze gli indumenti sono stati indossati, per facilitare la costruzione di una storia. C'è una vera e propria ricerca di accesso all'intimità dell'altro».
«L'esperienza è sensoriale, intellettuale e fantastica», prosegue l'esperta. «C'è il piacere di 'toccare' l'intimità dell'altro, di ficcarci il naso, ma anche quello di proiettarsi nella sua vita quotidiana: si immagina cosa stesse facendo la persona mentre indossava quei vestiti o quelle scarpe, e come sarebbe poterla sentire davvero, immergendosi nei suoi odori».
Una forma di prostituzione light
Vendere intimo usato può essere considerato una forma di prostituzione light? «A mio avviso sì, si può inquadrare nel campo del lavoro sessuale, dal momento che l'utilizzo da parte dell'acquirente ha generalmente finalità sessuale ed eccitatoria», risponde la professionista. «Il lavoro sessuale è un ambito vasto e diversificato, che comprende diverse offerte che non implicano sempre il contatto diretto con il corpo o la genitalità dei lavoratori, come le sedute di dominazione». La maggior parte delle venditrici opera in anonimato. «Non metto mai foto del mio viso o delle mie parti intime», testimonia una di loro, citata da 24 heures. L'anonimato, paradossalmente, può aumentare il fascino: «A volte, acquistare un articolo del genere da una persona sconosciuta può rivelarsi ancora più attraente, perché può incarnare la vicina di casa, la podista per strada, con cui si può comunque fantasticare una forma di prossimità», conclude Siegrist.