«Chers Suisses alémaniques, dovete imparare il francese»

Federalismo sì, ma fino a un certo punto. Soprattutto se mette in discussione la coesione nazionale. E sull’insegnamento di una seconda lingua nazionale già alle scuole elementari, il Consiglio federale ha lanciato un chiaro avvertimento: i Cantoni svizzero-tedeschi, che stanno via via decidendo di abbandonare l’insegnamento del francese, devono fare un passo indietro. Altrimenti interverrà il Governo.
«È responsabilità del Consiglio federale promuovere la coesione tra le regioni linguistiche, nonché garantire il rispetto del plurilinguismo e la tutela delle minoranze nazionali», ha detto la «ministra» della Cultura Elisabeth Baum-Schneider, aggiungendo che le lingue nazionali «sono dei pilastri della coesione del nostro Paese».
Due varianti
Il Consiglio federale, pertanto, sta valutando di sancire nella legge sulle lingue l’insegnamento di una seconda lingua nazionale a partire dalla scuola elementare. Per farlo, ha deciso di inviare in consultazione due varianti. La prima (più rigida) vuole sancire nella legge l’attuale «soluzione HarmoS», che prevede l’insegnamento di due lingue straniere fin dalla scuola elementare, ovvero una seconda lingua nazionale e l’inglese. Oggi, tuttavia, solo 15 Cantoni fanno parte del concordato HarmoS (vedi box). Pertanto, la modifica legislativa andrebbe a interessare anche chi non fa oggi parte del concordato. «I Cantoni dei Grigioni e del Ticino, nella misura in cui prevedono pure l’insegnamento obbligatorio di una terza lingua nazionale, possono derogare a questa disposizione per quanto concerne gli anni di scolarità stabiliti per l’introduzione delle due lingue straniere», si legge nel progetto. L’alternativa, che darebbe più margine di manovra ai Cantoni, vuole sancire nella legge «uno standard minimo», con l’insegnamento di una seconda lingua nazionale a partire dalla scuola elementare fino alla fine del livello secondario I (ovvero fino alla fine della scuola media, prendendo ad esempio il Ticino).
L’obbligo dall’alto
Berna interverrà solo se necessario. Il Consiglio federale mette infatti i Cantoni di fronte a una scelta di principio: «Se i Cantoni si atterranno alla strategia linguistica esistente senza prendere decisioni divergenti, il Consiglio federale rinuncerà a sottoporre al Parlamento la modifica della legge sulle lingue». Pertanto, fino a quando i Cantoni svizzero-tedeschi non abbandoneranno il francese, il Governo non imporrà l’obbligo dall’alto. Eppure, la resistenza è forte. Mentre gli studenti ticinesi si apprestano a imparare il tedesco già dalla prima media (a partire da settembre, mentre il francese è studiato già alle elementari), nella Svizzera interna c’è un certo disimpegno nei confronti dell’insegnamento delle altre lingue nazionali. Solo negli ultimi mesi, i legislativi di Turgovia, Svitto, San Gallo, Zurigo e Appenzello Esterno hanno deciso di abolire il francese dal piano di studi delle elementari, rinviando l’inizio del suo apprendimento alle scuole medie. Argovia, ieri, ha annunciato di voler andare nella stessa direzione.
Sebbene l’istruzione sia di competenza cantonale, per il Governo è una «questione d’importanza nazionale». Baume-Schneider ha anche parlato di una disposizione costituzionale, secondo cui «se gli sforzi di coordinamento non sfociano in un’armonizzazione del settore scolastico per quanto riguarda l’età d’inizio della scolarità e la scuola dell’obbligo, la durata e gli obiettivi delle fasi della formazione e il passaggio dall’una all’altra fase, nonché il riconoscimento dei diplomi, la Confederazione emana le norme necessarie».
