Chi è l’attentatore di Aarau: il racconto dei vicini

Dopo la conferenza stampa della Polizia cantonale argoviese, durante la quale sono emersi i primi dettagli sull’uomo arrestato nella notte tra domenica e lunedì per la sparatoria di Aarau, l’attenzione si concentra sulla vita del 43enne. Diversi media svizzero-tedeschi si sono recati nel Canton Giura, dove l’uomo viveva, per ricostruirne il profilo attraverso le testimonianze di vicini e conoscenti.
Il 43enne viveva isolato: «Non parlava con nessuno»
Il sospettato viveva nel piccolo comune di Montsevelier, poco più di 400 abitanti. Qui conduceva, secondo i vicini, una vita estremamente riservata. Da circa due anni abitava da solo in un appartamento ricavato dalla ristrutturazione di un edificio che in precedenza ospitava una panetteria. La porta dell’abitazione è stata posta sotto sequestro dalla polizia.
Le persone che abitavano nelle sue vicinanze lo descrivono come un uomo silenzioso, che evitava i rapporti con gli altri e trascorreva gran parte del tempo in casa. Una delle vicine, 80 anni, ha raccontato a Blick di averlo visto soltanto tre o quattro volte nei circa due anni in cui ha abitato nel paese. «Era un uomo che evitava le persone. Stava sempre nel suo appartamento», ha raccontato la donna, descrivendolo come molto alto, robusto e soprattutto molto tranquillo. La donna ha spiegato di non essere stata informata direttamente dalla polizia su quanto successo. «Nessuno ha detto nulla. Ho chiesto il motivo dei nastri e mi hanno risposto soltanto: «Non rivedrete più quell'uomo tanto presto». Ho pensato a un incidente o che fosse in ospedale, dato che la polizia non aveva aggiunto altro». Solo in seguito il figlio, anche lui residente nel paese, le avrebbe spiegato il motivo della presenza delle forze dell’ordine.
Un'altra donna, 76 anni, che abitava di fronte al 43enne, ha riferito a Blick di non aver mai avuto una vera conversazione con lui nei due anni trascorsi nel paese. La notizia del suo arresto l’ha profondamente sconvolta. «Non ci si aspetta una cosa del genere. Fa male al cuore», ha raccontato, aggiungendo di pensare soprattutto alla madre della giovane vittima.
La natura schiva dell'uomo arrestato per la sparatoria di Aarau era già percettibile in tenera età. «Era il bambino più timido della classe, parlava appena», ha raccontato a Watson un insegnante che lo ha avuto come allievo alle scuole elementari. Parlava con i compagni di classe o con l'insegnante solo quando strettamente necessario. La sua natura molto introversa lo distingueva già dagli altri bambini. Il suo rendimento scolastico, tuttavia, era nella media.
Dopo la scuola, il 43enne faticò a trovare il suo posto nel mondo professionale. Iniziò un apprendistato come macellaio e un altro come elettricista. Ultimamente, però, non aveva più un lavoro fisso.
L’appartamento trovato grazie alla famiglia
Secondo le testimonianze raccolte nel paese, il trasferimento del 43enne a Montsevelier sarebbe avvenuto con l’aiuto dei genitori. Precedentemente l'uomo aveva vissuto con loro nel comune di Mervelier. Sarebbero stati proprio i genitori a cercare per il figlio un’abitazione nella quale potesse vivere autonomamente. Una residente ha raccontato all’Aargauer Zeitung che sua figlia aveva mostrato alla famiglia l’appartamento ricavato dalla ristrutturazione dell’ex panetteria. Il 43enne si sarebbe quindi trasferito nell’abitazione, dove viveva da solo. Secondo quanto riferito dai vicini, i genitori erano persone conosciute e benvolute nella zona.
Anche a Corban era considerato introverso
Prima di trasferirsi a Montsevelier, il 43enne viveva a Corban. Anche qui alcune persone lo ricordano come un uomo molto tranquillo e introverso. Un residente ha raccontato che, quando lo incontrava, tendeva ad allontanarsi e sembrava non voler parlare o socializzare. Lo stesso abitante ha ricordato un comportamento che gli era apparso insolito. Quando il 43enne scendeva dall’auto, faceva due giri intorno al veicolo per controllare che fosse effettivamente chiuso. «Mi è sembrato un comportamento strano, quasi una costrizione o un tic», ha raccontato al Blick. Il testimone ha però precisato di non averlo mai considerato una persona aggressiva: «Era semplicemente tranquillo e introverso».
Non frequentava il poligono del paese
Un altro elemento emerso dalle testimonianze riguarda il rapporto del 43enne con le armi. Nonostante il possesso di armi fosse noto alla polizia, il presidente del vicino club di tiro di Corban ha raccontato al Blick di non aver mai conosciuto personalmente l’uomo e di non averlo mai visto frequentare il posto. Secondo il presidente, la famiglia era conosciuta nella zona, ma il 43enne non avrebbe mai mostrato interesse per il tiro sportivo e non sarebbe stato membro del club. Il poligono, inoltre, non disponeva di un’arma del tipo AK-74, quella che secondo gli inquirenti è stata utilizzata durante l’attacco di Aarau. Pare inoltre che non fosse conosciuto in nessun altro poligono di tiro della zona.
Le armi erano state acquistate legalmente
Secondo quanto comunicato dalla Polizia cantonale argoviese, il 43enne possedeva legalmente due pistole e un’arma semiautomatica del tipo AK-74. Le armi sono state acquistate quando aveva 23 anni e risultavano regolarmente registrate.
L’uomo aveva prestato servizio militare come cuoco. Nel 2013 aveva concluso il servizio obbligatorio e aveva restituito la propria arma d’ordinanza. Il possesso delle armi e le circostanze che ne hanno preceduto l’utilizzo sono ora elementi importanti dell’inchiesta.
Il movente resta ancora da chiarire
Il sospettato si è presentato spontaneamente a un posto di polizia a Delémont, dichiarando di essere l'autore della sparatoria di Aarau. Avrebbe inoltre parlato di problemi psicologici. Non è però ancora noto se fosse seguito da specialisti, se avesse ricevuto cure in passato o quale fosse esattamente la sua situazione al momento dei fatti. Questo aspetto rimane al vaglio degli investigatori.
La sparatoria di Aarau ha provocato la morte di una giovane donna italiana di 22 anni, mentre altre sei persone sono rimaste ferite. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità, il presunto autore avrebbe esploso numerosi colpi contro i partecipanti a un rave. Il movente dell’attacco non è ancora stato chiarito. Gli investigatori dovranno ora ricostruire cosa sia accaduto nelle ore precedenti alla sparatoria, perché il 43enne si sia recato ad Aarau, quale fosse il suo eventuale rapporto con le vittime e soprattutto cosa abbia portato all’attacco.
