Cantone

«Chiamate shock» agli anziani, arrestato un 21enne

Il giovane, residente in Italia, è stato arrestato l'8 agosto - È sospettato di essere coinvolto in una truffa ai danni di persone anziane, tramite le cosiddette «chiamate shock»
© Gabriele Putzu
Red. Online
12.08.2026 15:38

Sono scattate le manette nei confronti del 21enne cittadino tunisino residente in Italia, sospettato di essere coinvolto in una truffa ai danni di persone anziane, tramite le cosiddette «chiamate shock», avvenuta nella seconda metà di luglio nel Bellinzonese. L'arresto, comunicano Ministero pubblico e Polizia cantonale, è avvenuto l'8 agosto nei pressi dello svincolo autostradale di Lugano sud.

Il modus operandi

Il modus operandi, viene spiegato nella nota, «ricalca quello evidenziato a più riprese in passato nelle sue numerose varianti. In questo caso gli autori, spacciandosi per una persona attiva in campo medico, hanno richiesto con insistenza alla vittima un'importante somma in denaro necessaria a coprire le cure di un congiunto affetto da una grave malattia. Facendo leva sullo scarso tempo a disposizione (poche ore vista la paventata serietà della situazione), hanno messo pressione per farsi consegnare il denaro a disposizione e gli averi custoditi in casa». Le autorità segnalano inoltre che «nelle ultime settimane si registra una recrudescenza di questo genere di truffe».

Identificato e arrestato

Gli accertamenti «subito avviati dagli inquirenti della Polizia cantonale hanno successivamente permesso di raccogliere elementi utili all'identificazione del 21enne, il cui fermo è stato effettuato da collaboratori dell'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) sull'autostrada A2, nei pressi dello svincolo Lugano Sud. Al dispositivo hanno preso parte anche agenti della Polizia Città di Lugano e della Polizia Ceresio Sud. La perquisizione del veicolo su cui viaggiava l'uomo ha inoltre portato al rinvenimento di possibile refurtiva». 

Le ipotesi di reato

Le ipotesi di reato nei confronti del 21enne «sono di truffa e di infrazione alla Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione. La misura restrittiva della libertà è già stata confermata dal Giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC)». L'inchiesta è coordinata dalla Procuratrice pubblica Veronica Lipari.