Coleottero giapponese, «in Ticino catturati oltre 10 milioni di esemplari»

«È arrivato anche qui e ha già fatto un bel po’ di danni», ci racconta Eros Belossi, responsabile vigneti della Cantina il Cavaliere di Contone. Il riferimento è al Coleottero giapponese (Popillia japonica), «considerato uno degli organismi da quarantena da cui sono attesi i danni maggiori e la cui lotta è più urgente», scrive l’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG). L’insetto, ricordiamo, è arrivato in Svizzera nell’estate del 2017, quando è stato rilevato in Ticino, vicino al confine con l’Italia. La Popillia japonica, ricorda l’UFAG, «si nutre di oltre 400 specie diverse di piante utili e ornamentali, tra cui la vite» e questo organismo «rappresenta una minaccia per le nostre piante agricole, l’ortoflorovivaismo e l’ambiente».
La situazione in Ticino
Il Ticino, come si vede dalla cartina di Agroscope, è il Cantone più toccato da questa problematica. Anche per questo lunedì 6 luglio alcuni rappresentanti dell’UFAG si sono recati sul nostro territorio «per discutere alcuni aspetti inerenti alle attività di monitoraggio e lotta agli organismi nocivi. In particolare, i funzionari federali hanno potuto prendere visione della situazione riguardante la Popillia japonica nel nostro Cantone», ci spiega Cristina Marazzi, responsabile del Servizio fitosanitario della Divisione dell’economia.
Difficile, al momento, dire qual è la zona più colpita. «La situazione è ancora in forte evoluzione e per questo non è possibile definire con certezza le regioni più colpite. Tuttavia, accanto a Mendrisiotto, Luganese e Malcantone, che sono sempre stati caratterizzati da elevati tassi di infestazione, ora anche il Locarnese è particolarmente interessato dalla presenza dell’insetto. È tuttavia necessario specificare che anche all’interno di queste zone l’infestazione non è omogenea. Solamente a fine stagione potrà essere stabilito con maggiore precisione quali saranno state le zone più colpite».
2026, l’anno peggiore di sempre?
Nelle ultime settimane il tema del Coleottero giapponese è tornato agli onori della cronaca e soprattutto sui social media sono diversi i viticoltori (ma non solo), che mostrano i danni subiti, con foglie di vite ridotte anche alle sole nervature. Sintomo dell’anno peggiore di sempre? «Sebbene attualmente non sia possibile stabilire se il 2026 sia peggiore del 2025, è ragionevole sottolineare una differenza», precisa Marazzi.
«Nel corso di questa stagione la curva di volo dell’insetto ha avuto un andamento più ripido rispetto agli scorsi anni, con un maggior numero di adulti emersi nelle prime settimane. Allo stato attuale è stata registrata una flessione delle catture, ma è troppo presto per stabilire se si tratti di un calo determinato dal raggiungimento del picco di presenza dell’insetto. La settimana in corso e la prossima saranno determinanti per contribuire a capire il trend stagionale e definire se ci troviamo di fronte ad una stagione con una forte presenza di Popillia japonica oppure caratterizzata solo da un’emergenza più rapida».
10 milioni di esemplari catturati
Come mostratoci anche da Belossi, per combattere la diffusione di questo insetto si usano trappole a feromoni. «L’Ufficio federale dell’agricoltura, d’intesa con il Servizio fitosanitario cantonale della Sezione dell’agricoltura, ha definito delle aree delimitate (zona infestata e zona cuscinetto), ordinando una serie di misure di contenimento». Parallelamente, con l’obiettivo di coordinare la lotta a livello cantonale e sensibilizzare i settori coinvolti nella lotta all’insetto, il Servizio fitosanitario ha emanato la Strategia cantonale di contenimento del coleottero giapponese «che si basa su un approccio integrato, che prevede l’adozione di tutte le misure attualmente disponibili (cattura manuale, reti antinsetto, trappole a feromoni e trattamenti fitosanitari mirati in viticoltura e sui tappeti erbosi infestati), in attesa che gli istituti di ricerca scientifica sviluppino metodi ancora più efficaci». A livello pratico, «in collaborazione con gran parte dei Comuni della zona infestata, sono state installate 3’400 trappole a feromone che, allo stato attuale, hanno permesso finora di catturare oltre 10 milioni di insetti. Oltre al prelievo di numerosi insetti, le trappole permettono di individuare le zone a maggiore infestazione e di definire di conseguenza una cartografia più precisa su dove intensificare la lotta».
