Commissioni di quartiere: dal silenzio al rilancio

Le Commissioni di quartiere fungono da ponte tra i cittadini e il Municipio. Con lo scopo di favorire il dialogo con le autorità e valorizzare la qualità della vita nei quartieri, segnalare i bisogni del territorio, ma anche molto semplicemente consigliarsi a vicenda. Ma se le Commissioni non si ritrovano, come si possono raggiungere tali obiettivi? È questa la domanda che si pongono alcuni rappresentanti de Il Centro di Mendrisio e che fa da perno a un’interpellanza inoltrata nelle scorse ore (primo firmatario Gianluca Padlina). Ma i rappresentanti de Il Centro vanno anche oltre perché, parallelamente all’interpellanza, hanno presentato una mozione che mira a coinvolgere i giovani nelle Commissioni di quartiere stesse.
«Siamo insoddisfatti»
Iniziamo dall’interpellanza, che consente di contestualizzare il tema. Le Commissioni di quartiere (quelle del capoluogo sono 10, una per quartiere) dovrebbero riunirsi due volte l’anno, si spiega, tuttavia «da inizio legislatura le Commissioni di quartiere della nostra Città non si stanno più riunendo con regolarità». Questo stato delle cose non piace agli interpellanti: «La situazione che si è determinata risulta essere oltremodo insoddisfacente, sia dal profilo istituzionale, che per le persone che si sono messe a disposizione», si sottolinea. Di conseguenza, «è imprescindibile che il Municipio si chini al più presto sulla questione e provveda a definire un calendario».
Segue una lunga serie di domande, sul motivo della mancanza di riunioni regolari, sul numero di incontri avvenuti durante la legislatura in corso (e sul numero di quelli annullati), su chi si è incontrato e chi no, sull’intenzione del Municipio di porre rimedio alla situazione. Ma anche quesiti più taglienti: «Il Municipio sta volutamente evitando di convocare le Commissioni di quartiere per non confrontarsi con le loro istanze?». Non da ultimo, si chiedono lumi sulla mancata designazione di rappresentanti della società civile all’interno delle Commissioni.
Avvicinare alle istituzioni
La mozione elaborata, come anticipato, vuole andare oltre il rilancio degli incontri regolari. Perché vuole rendere le Commissioni di quartiere maggiormente specchio della società civile. Ma anche perché vuole sfruttarle per coinvolgere i giovani nelle dinamiche istituzionali. «Avvicinare i giovani alle istituzioni rappresenta una priorità per il rafforzamento della democrazia locale», si premette nella mozione (primo firmatario sempre Padlina). «Al contempo – si prosegue –, la creazione di strumenti di partecipazione dotati di reale incidenza permette di rafforzare il legame tra cittadinanza e istituzioni, contribuendo anche a contrastare fenomeni di disaffezione e distacco dalla vita pubblica». Ecco quindi che entrano in gioco le Commissioni di quartiere: «Per la loro prossimità ai bisogni della popolazione e per la loro funzione consultiva, costituiscono uno strumento particolarmente idoneo a favorire un primo contatto dei giovani con le dinamiche istituzionali». Nella loro forma attuale però non prevedono «meccanismi» volti a incentivare la presenza dei giovani, ecco quindi che la mozione propone di allargare il numero massimo dei membri delle Commissioni da 9 a 11 e di riservare due posti ai ragazzi tra i 16 e i 25 anni. «Permetterebbe di favorire il ricambio generazionale all’interno delle istituzioni locali, di arricchire il processo decisionale con una prospettiva generazionale diversa, e incentivare nel medio-lungo termine un maggiore impegno civico e politico, sfociando magari in un aumento delle candidature giovanili per il Consiglio comunale», si conclude nel testo de Il Centro introducendo un altro tema attuale, quello della difficoltà nel reperire candidati, soprattutto giovani.
