Processo

«Con le sue azioni ha messo in pericolo l'incolumità pubblica»

Condannato a due anni di carcere il 62.enne residente nel Sopraceneri ritenuto colpevole di incendio, stalking, minaccia e ingiuria nei confronti della ex compagna e di terze persone — L'accusa aveva chiesto 3 anni e mezzo di detenzione — La difesa il proscioglimento
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Irene Solari
20.03.2025 17:41

«L'imputato non è credibile in nulla di quanto ha detto. Con il suo agire ha messo in pericolo l'incolumità pubblica e la sua è una colpa grave dal punto di vista soggettivo. Inoltre non ha saputo trarre alcun insegnamento dalle precedenti condanne, ha delinquito durante i periodi di prova che gli sono stati accordati e persino dal carcere con i foglietti di ingiuria e minacce mandati alla pp e al giudice dei provvedimenti coercitivi». Così il giudice Amos Pagnamenta ha motivato la condanna a 2 anni di carcere da scontare (oltre all'espulsione per 6 anni dalla Svizzera) nei confronti del 62. enne italiano residente nel Sopraceneri comparso oggi davanti alla Corte delle Assiste criminali. A suo carico pendevano diversi reati contro l'ex compagna e terze persone: incendio intenzionale, ripetuta coazione - intesa come stalking -, ripetuta minaccia, ripetuta ingiuria, ripetuto danneggiamento e ripetuta guida senza autorizzazione. Tutti punti che sono stati riconosciuti dalla Corte.

L'accusa, rappresentata dalla procuratrice pubblica Veronica Lipari, aveva chiesto nei confronti dell'uomo una condanna a 3 anni e mezzo di detenzione. La difesa, rappresentata dall'avvocato Ruben Borga, aveva invece domandato il proscioglimento dai principali capi di imputazione.

«Per nulla credibile»

«L'imputato non è stato per nulla credibile nei suoi racconti, poiché ha negato tutto, anche le cose che risultavano da altre testimonianze. Al contrario della vittima che invece è sempre stata lineare e coerente in tutto quanto affermato, senza mai voler aggravare la posizione dell'uomo», ha proseguito Pagnamenta. E questo anche nel momento in cui la donna afferma di averlo riconosciuto mentre si allontanava dalla sua proprietà subito dopo lo scoppio dell'incendio. «È assolutamente credibile, perché si conoscevano da molti anni e in questi casi basta anche solo un'occhiata per identificare una persona e il suo modo di camminare». Inoltre, ha puntualizzato il presidente della Corte, quella catasta di legna data alle fiamme era oggetto del contendere tra le due parti. Pagnamenta ha optato nel suo giudizio per la forma semplice dell'incendio intenzionale, escludendo dunque quella aggravata, come pure quella di lieve importanza (chiesta dalla difesa): «La catasta era comunque di dimensioni importanti e le fiamme sono arrivate ad altezze considerevoli, toccando quasi i fili elettrici della linea ferroviaria che passa lì vicino». A carico del 62.enne la Corte ha riconosciuto pure la lieve scemata imputabilità come da perizia psichiatrica. 

Per quanto riguarda l'espulsione, questa è stata motivata con il rischio troppo alto di recidiva, nonostante i suoi centri di interesse attualmente si trovino in Svizzera: «Pesano come macigni le sue precedenti condanne», ha spiegato il giudice. Oltre al considerevole rischio di recidiva, dato che l'uomo è stato giudicato incurabile dal perito nella sua patologia psichica.

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