Mostre

Con Park Eun Sun e Mario Botta un dialogo filosofico tra due mondi

La Fondazione Gabriele e Anna Braglia di Lugano presenta da oggi per la prima volta in Svizzera un originale progetto espositivo in cui il celebre architetto ticinese e il quotato scultore sudcoreano riflettono, in equilibrio tra Oriente e Occidente, sul rapporto tra forma, materia e spazio
Matteo Airaghi
17.09.2026 06:00

Prendi un architetto di fama mondiale (non lo chiamiamo archistar perché sappiamo che non gli piace) come il nostro Mario Botta lo fai dialogare con uno scultore sudcoreano (ma toscano di adozione) tra i più quotati a livello internazionale come Park Eun Sun e ti ritrovi da più punti di vista a cavallo di due mondi: Occidente e Oriente, Architettura e Scultura, progettista e artista e così via. Già da questi presupposti si intuisce quanto esca dai canoni consueti degli undici anni di attività aperta al pubblico la nuova mostra visitabile da oggi alla Fondazione Gabriele e Anna Braglia di Lugano che riunisce due protagonisti della scena artistica e architettonica internazionale attorno a una riflessione condivisa sul rapporto tra forma, materia e spazio.

Concepita come un percorso di confronto, l’esposizione invita il pubblico a leggere la scultura non soltanto come presenza plastica autonoma, ma come elemento capace di trasformare lo spazio e di instaurare un rapporto diretto con l’architettura. Opere, modelli, immagini e materiali documentari accompagnano il visitatore in un itinerario che restituisce la complessità del dialogo tra gesto artistico e costruzione, tra visione interiore e dimensione progettuale.

Cuore del progetto espositivo è l’Infinito Museum, museo dedicato a Park Eun Sun e progettato da Mario Botta nella Contea di Shinan, in Corea del Sud. L’iniziativa rappresenta un importante esempio di collaborazione internazionale e testimonia la volontà di creare un luogo in cui arte, architettura e paesaggio possano convivere in un equilibrio dinamico. Il museo diventa così non solo contenitore delle opere, ma parte integrante della loro esperienza percettiva e simbolica.

Distribuita su due piani, la mostra costruisce una narrazione visiva e concettuale che attraversa culture, discipline e sensibilità differenti. Le sculture di Park Eun Sun, segnate da superfici attraversate da fratture, tensioni interne e un forte senso di verticalità, entrano in relazione con l’idea di spazio architettonico, suggerendo un confronto continuo tra equilibrio e instabilità, materia e luce, presenza fisica e dimensione ideale. L’esposizione si inserisce inoltre nel percorso di valorizzazione della Collezione Gabriele e Anna Braglia, che comprende circa cinquanta sculture di una trentina di artisti. In questo contesto, la presenza di Park Eun Sun assume un rilievo particolare: tra le acquisizioni più recenti figurano tre colonne in bronzo dell’artista, oggi collocate all’esterno della Fondazione, che introducono nello spazio urbano il tema centrale del rapporto tra opera, architettura e ambiente.

Una mostra insomma molto concreta ma anche molto filosofica per non definirla spirituale. Entrambi i protagonisti lavorano sul rapporto tra Oriente e Occidente: Park porta in Europa una sensibilità coreana che si confronta con la tradizione marmorea di Carrara e Pietrasanta; Botta progetta nel sud incontaminato del sud della Corea un museo /omaggio all’artista , traducendo il dialogo tra culture in forma architettonica. Come scrive la curatrice Gaia Regazzoni Jäggli nel volume che accompagna il progetto espositivo, che raccoglie contributi critici, testimonianze e materiali di approfondimento sul linguaggio scultoreo di Park Eun Sun, sul progetto architettonico di Mario Botta e sulla genesi del loro incontro creativo, «nelle opere di Park Eun Sun e nell’architettura di Mario Botta si riconosce una ricerca rivolta alla natura profonda delle cose: entrambi interrogano la materia non come semplice presenza fisica, ma come luogo di memoria e trasformazione». Ed è precisamente questo a rendere preziosa l’iniziativa dei Braglia: l’invito a guardare l’arte da nuovi punti di vista indipendentemente da quello che già sappiamo o che crediamo di sapere.

Fondazione Gabriele e Anna Braglia, Park Eun Sun - Mario Botta: scultura e architettura fra Oriente e Occidente. A cura di Gaia Regazzoni Jäggli. Fino al 19 dicembre 2026. Riva Caccia 6a, Lugano. Giovedi, venerdì e sabato 10-12.45 / 13.45-18.00; t. +41 (0)91 980 08 88; www.fondazionebraglia.ch