L’intervista

«Concorrenza e costi, per i privati il mercato è molto complesso»

Ne parliamo con Colin Porlezza, professore all’USI e direttore dell’Istituto di Media e Giornalismo
© Shutterstock
Giona Carcano
10.03.2026 06:00

Il dibattito attorno al servizio pubblico non si è esaurito con il voto di domenica. Anzi: Albert Rösti ha subito rilanciato la palla in avanti, chiamando in causa la futura concessione SSR. Con il professor Colin Porlezza, cerchiamo di capire come potrebbe cambiare il panorama radiotelevisivo svizzero nei prossimi anni.

Albert Rösti lo ha ribadito dopo l’esito della votazione: la nuova concessione SSR dovrà «contenere» meno sport e meno intrattenimento. Insomma, la via sembra tracciata.
«La conferenza stampa di Rösti poche ore dopo l’esito del voto è stata interessante proprio per capire le priorità del consigliere federale, che ha già lanciato il tema del rinnovo della concessione nel 2028 mettendo l’accento su sport, intrattenimento e presenza online. Saranno dunque questi i punti salienti che d’ora in poi infuenzeranno il dibattito. La concessione impone alla SSR di destinare almeno la metà delle entrate derivanti dal canone all’informazione. Ciò che rimane, va utilizzato per tutto il resto: non solo sport e intrattenimento, ma anche cultura ed educazione. L’intrattenimento è una parte fondamentale del servizio pubblico, perché lo richiede esplicitamente la Costituzione. Dunque non è una scelta».

Se davvero la SSR dovrà rinunciare o ridurre di molto questi due mandati, significa che sport e intrattenimento andranno sul mercato. Gli editori privati svizzeri, oggi, hanno i mezzi e la possibilità per subentrare al servizio pubblico in questi due ambiti? E in quale forma?
«Sport e intrattenimento costano, e non va dimenticato che la struttura del mercato svizzero è particolare anche in virtù della forte concorrenza estera. Rimanendo allo sport, non so fino a che punto gli editori privati della Confederazione possano finanziare i diritti dei grandi eventi e allo stesso tempo reggere la concorrenza con le emittenti estere. Inoltre c’è l’aspetto della tecnica, altrettanto importante. Pensiamo al Lauberhorn, la cui produzione è interamente della SSR che impegna mezzi rilevanti per garantire la copertura della gara. Ci sono alcuni eventi che possono essere prodotti e finanziati dai privati, come accade per l’hockey e con i derby su TeleTicino. Ma le grandi competizioni internazionali, come i Mondiali o le Olimpiadi ma anche le stesse gare di Wengen, difficilmente potranno essere ‘acquistate’ dai privati».

La Svizzera è un bacino piccolo, soprattutto se paragonato ai Paesi vicini. Senza il finanziamento dei diritti sportivi da parte del servizio pubblico, lo spettatore potrebbe dover rinunciare a molti eventi sportivi «classici»?
«C’è il rischio che i diritti televisivi vengano ripresi dalle tv a pagamento estere. E quindi l’utente finale dovrà sborsare molto di più rispetto al canone».

Ma se limitare la concessione significa costringere l’utente a spendere di più, qual è l’obiettivo finale di Rösti?
«Difficile dare una risposta. Bisogna tener conto delle particolarità del sistema mediatico svizzero, che ha un chiaro impatto su tutti i media. Non stiamo parlando di Paesi come la Germania o l’Italia, che dispongono di un bacino d’utenza enorme e hanno un mercato pubblicitario diverso. Solo con la raccolta del canone, i tre canali pubblici tedeschi incassano circa 10 miliardi di euro. È evidente dunque la differenza con la SSR. Mi chiedo anche io, quindi, perché insistere in questa direzione. Un’ipotesi potrebbe essere quella di sperare nel medio periodo di instaurare un grande polo commerciale alternativo alla SSR. Ma, appunto, questa è una speculazione. Ed è difficilmente realizzabile proprio per la struttura del mercato mediatico svizzero, che non permette ai privati di produrre o realizzare degli eventi sportivi estremamente cari e complessi. Questo compito è stato finora assunto dal servizio pubblico, nato anche per questo scopo: l’audiovisivo costa, e quindi si è creata un’azienda forte capace di reggere il confronto con l’estero».

Allarghiamo lo sguardo ai Paesi vicini: qual è la situazione?
«È quella che potremmo avere in Svizzera in un prossimo futuro, se lo scenario avanzato da Rösti nell’ambito del rinnovo della concessione si concretizzasse. All’estero, se l’utente vuole guardare il campionato di calcio, la Champions League o le Olimpiadi, deve abbonarsi a dei canali a pagamento come Sky, Dazn o a piattaforme streaming. Vogliamo andare davvero in questa direzione oppure disporre di un servizio pubblico che almeno parzialmente sappia offrire a chi abita in Svizzera alcuni di questi eventi?. Il rischio, un domani, è di dover pagare per qualsiasi sport, e magari su piattaforme diverse».

In questo articolo: