«Concorrenza e costi, per i privati il mercato è molto complesso»

Il dibattito attorno al servizio pubblico non si è esaurito con il voto di domenica. Anzi: Albert Rösti ha subito rilanciato la palla in avanti, chiamando in causa la futura concessione SSR. Con il professor Colin Porlezza, cerchiamo di capire come potrebbe cambiare il panorama radiotelevisivo svizzero nei prossimi anni.
Albert Rösti lo ha ribadito dopo l’esito della votazione:
la nuova concessione SSR dovrà «contenere» meno sport e meno intrattenimento.
Insomma, la via sembra tracciata.
«La conferenza stampa di Rösti poche ore dopo l’esito del
voto è stata interessante proprio per capire le priorità del consigliere
federale, che ha già lanciato il tema del rinnovo della concessione nel 2028
mettendo l’accento su sport, intrattenimento e presenza online. Saranno dunque
questi i punti salienti che d’ora in poi infuenzeranno il dibattito. La
concessione impone alla SSR di destinare almeno la metà delle entrate derivanti
dal canone all’informazione. Ciò che rimane, va utilizzato per tutto il resto:
non solo sport e intrattenimento, ma anche cultura ed educazione.
L’intrattenimento è una parte fondamentale del servizio pubblico, perché lo
richiede esplicitamente la Costituzione. Dunque non è una scelta».
Se davvero la SSR dovrà rinunciare o ridurre di molto
questi due mandati, significa che sport e intrattenimento andranno sul mercato.
Gli editori privati svizzeri, oggi, hanno i mezzi e la possibilità per
subentrare al servizio pubblico in questi due ambiti? E in quale forma?
«Sport e intrattenimento costano, e non va dimenticato che
la struttura del mercato svizzero è particolare anche in virtù della forte
concorrenza estera. Rimanendo allo sport, non so fino a che punto gli editori
privati della Confederazione possano finanziare i diritti dei grandi eventi e
allo stesso tempo reggere la concorrenza con le emittenti estere. Inoltre c’è
l’aspetto della tecnica, altrettanto importante. Pensiamo al Lauberhorn, la cui
produzione è interamente della SSR che impegna mezzi rilevanti per garantire la
copertura della gara. Ci sono alcuni eventi che possono essere prodotti e
finanziati dai privati, come accade per l’hockey e con i derby su TeleTicino.
Ma le grandi competizioni internazionali, come i Mondiali o le Olimpiadi ma
anche le stesse gare di Wengen, difficilmente potranno essere ‘acquistate’ dai
privati».
La Svizzera è un bacino piccolo, soprattutto se
paragonato ai Paesi vicini. Senza il finanziamento dei diritti sportivi da
parte del servizio pubblico, lo spettatore potrebbe dover rinunciare a molti
eventi sportivi «classici»?
«C’è il rischio che i diritti televisivi vengano ripresi
dalle tv a pagamento estere. E quindi l’utente finale dovrà sborsare molto di
più rispetto al canone».
Ma se limitare la concessione significa costringere
l’utente a spendere di più, qual è l’obiettivo finale di Rösti?
«Difficile dare una risposta. Bisogna tener conto delle
particolarità del sistema mediatico svizzero, che ha un chiaro impatto su tutti
i media. Non stiamo parlando di Paesi come la Germania o l’Italia, che
dispongono di un bacino d’utenza enorme e hanno un mercato pubblicitario
diverso. Solo con la raccolta del canone, i tre canali pubblici tedeschi
incassano circa 10 miliardi di euro. È evidente dunque la differenza con la
SSR. Mi chiedo anche io, quindi, perché insistere in questa direzione. Un’ipotesi
potrebbe essere quella di sperare nel medio periodo di instaurare un grande
polo commerciale alternativo alla SSR. Ma, appunto, questa è una speculazione.
Ed è difficilmente realizzabile proprio per la struttura del mercato mediatico
svizzero, che non permette ai privati di produrre o realizzare degli eventi
sportivi estremamente cari e complessi. Questo compito è stato finora assunto
dal servizio pubblico, nato anche per questo scopo: l’audiovisivo costa, e
quindi si è creata un’azienda forte capace di reggere il confronto con
l’estero».
Allarghiamo lo sguardo ai Paesi vicini: qual è la
situazione?
«È quella che potremmo avere in Svizzera in un
prossimo futuro, se lo scenario avanzato da Rösti nell’ambito del rinnovo della
concessione si concretizzasse. All’estero, se l’utente vuole guardare il
campionato di calcio, la Champions League o le Olimpiadi, deve abbonarsi a dei
canali a pagamento come Sky, Dazn o a piattaforme streaming. Vogliamo andare
davvero in questa direzione oppure disporre di un servizio pubblico che almeno
parzialmente sappia offrire a chi abita in Svizzera alcuni di questi eventi?.
Il rischio, un domani, è di dover pagare per qualsiasi sport, e magari su
piattaforme diverse».
