Confine: maxi blitz, otto persone fermate e un arsenale nel covo della banda

Fucili d’assalto, armi da guerra, kalashnikov ed equipaggiamento tattico militare, oltre a denaro contante e droga. Blitz dei reparti speciali dei carabinieri prima dell’alba a Limido Comasco, in provincia di Como, in un appartamento ritenuto il covo di un gruppo criminale di spacciatori che gestiva una vasta attività di vendita di droga in particolare nei boschi, soprattutto verso la provincia di Milano. Nel paese lariano sono stati fermati sei marocchini. Altri due sono stati bloccati a Sesto Calende, in provincia di Varese e a Corsico, nel Milanese.
L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della procura della Repubblica di Milano, ha coinvolto decine di carabinieri dei comandi provinciali di Como e Varese, oltre che del capoluogo lombardo, ma anche i reparti speciali, le unità cinofile, lo Squadrone Eliportato Cacciatori di Sicilia e le squadre operative di supporto. A Limido Comasco, per aprirsi un varco nel rifugio del gruppo criminale, i militari del Gruppo Intervento Speciale hanno utilizzato anche microcariche esplosive per rimuovere quattro porte e ostacoli posti a protezione del covo.
Secondo quanto ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, la banda gestiva una vasta attività di vendita di droga al dettaglio, soprattutto nei boschi dell’Altomilanese. Il gruppo criminale, secondo gli inquirenti, non esitava «a fare ricorso alla forza intimidatrice e alla violenza» e aveva la disponibilità di armi da guerra e fucili d’assalto.
Segnalato in particolare un gravissimo episodio il 15 ottobre scorso, quando la banda avrebbe organizzato un assalto armato in un ristorante della provincia di Milano noto come area di spaccio di un gruppo rivale, sparando con armi automatiche per prendere il controllo della zona. Due giorni dopo, i carabinieri sono arrivati ad identificare il covo della banda a Limido Comasco, raccogliendo poi gli elementi che hanno portato al blitz delle scorse ore.
I sei fermati a Limido sono tutti marocchini di età compresa tra i 22 e i 43 anni. Marocchini anche i due bloccati nelle province di Varese e Milano. Per gli inquirenti milanesi si tratta di persone pericolose, che facilmente sarebbero potute fuggire vista la totale clandestinità, l’assenza di un lavoro lecito e di un domicilio regolare. Tutti sono accusati di detenzione e porto di armi da guerra. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati anche documenti ritenuti utili alle indagini, dispositivi elettronici e smartphone, oltre a munizioni e armi.
