Estero

Conflitto in medio oriente, la FAO: «Cresce la fame nel mondo»

Il Programma alimentare mondiale avverte che se la guerra dovesse intensificarsi, la combinazione della situazione nello Stretto di Hormuz e del Mar Rosso potrebbe creare «uno scenario senza precedenti di doppio collo di bottiglia per il commercio globale e i flussi energetici»
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Ats
10.03.2026 13:11

L'escalation del conflitto in Medio Oriente, oltre a causare un'impennata dei prezzi di cibo e carburante, avrà ripercussioni oltre i confini della regione con un peggioramento della fame nel mondo tra le popolazioni più vulnerabili. È quanto avverte il Programma alimentare mondiale (FAO). Le interruzioni della rotta di transito dello Stretto di Hormuz, che gestisce circa il 20% delle spedizioni globali di petrolio e gas, ha portato a una «diminuzione del traffico marittimo, un aumento dei rischi navali e la deviazione o la sospensione del trasporto merci commerciale».

I timori

La FAO avverte che se il conflitto dovesse intensificarsi, la combinazione della situazione nello Stretto di Hormuz e del Mar Rosso, un altro passaggio strategico per il commercio globale, potrebbe creare «uno scenario senza precedenti di doppio collo di bottiglia per il commercio globale e i flussi energetici». Secondo l'agenzia dell'ONU la situazione attuale non solo minaccia i mercati globali, ma complica anche la distribuzione degli aiuti umanitari alle popolazioni vulnerabili. «Ciò aumenta il rischio che le persone attendano più a lungo gli aiuti e si trovino ad affrontare una maggiore insicurezza alimentare e malnutrizione».

Le alternative

Per proseguire le sue operazione di assistenza e aiuto la FAO si affida alle rotte di transito in Turchia, Egitto, Giordania e Pakistan, e all'utilizzo, ove possibile, di corridoi terrestri tra gli Emirati Arabi Uniti e il Levante. Anche i porti egiziani pienamente operativi e il Canale di Suez vengono utilizzati per supportare le operazioni regionali delle agenzie umanitarie.