Cornado tornerà a Berna? «La decisione spetta all'Italia»

Pochi, pochissimi dettagli sulle questioni che ancora rimanevano in sospeso – come l’istituzione di una squadra investigativa comune (SIC) – e un messaggio generale sulla comune volontà di fare luce su quanto accaduto a Crans-Montana attraverso una «cooperazione rafforzata».
L’incontro tecnico di oggi tra la Magistratura vallesana e la Procura di Roma, tenutosi a Berna sotto il coordinamento dell’Ufficio federale di giustizia, di fatto, si è risolto con la decisione di «rafforzare» la collaborazione giudiziaria tra le due autorità inquirenti, sulla base della rogatoria italiana, peraltro già accolta, che chiedeva l’accesso a tutta l’attività istruttoria, inclusi gli interrogatori, le perizie sulla sicurezza, così come le autorizzazioni del Comune di Crans-Montana.
Insomma, chi si attendeva una decisione sulla costituzione di una SIC, posta come condizione dal Governo di Roma per il rientro a Berna dell’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, è rimasto deluso.
«Torniamo a casa soddisfatti»
Durante il breve incontro con i giornalisti che hanno atteso l’esito del vertice davanti all’Ufficio federale di giustizia, la procuratrice generale vallesana Béatrice Pilloud e il suo omologo della Procura di Roma, Francesco Lo Voi, si sono limitati a sottolineare il clima di grande fiducia tra i due organi inquirenti. Una dichiarazione che, pur nella sua formalità, rappresenta un segnale anche nei confronti del Governo Meloni che aveva criticato il lavoro della Magistratura vallesana, chiedendo inoltre all’ambasciatore Cornado di «prendere immediatamente contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud per rappresentarle la viva indignazione del Governo e dell’Italia di fronte alla decisione del Tribunale delle misure coercitive di Sion di scarcerare Jacques Moretti».
Dal canto suo, il procuratore capo Lo Voi, ha voluto «ringraziare le autorità svizzere» per avere organizzato questo incontro definito come un «primo passo dell’esecuzione della rogatoria che ha portato a un accordo sulla possibilità di cooperare in maniera rafforzata nelle attività di esecuzione, anche attraverso, per esempio, la selezione di documenti che possono essere di interesse per l’autorità giudiziaria italiana e che sono stati già raccolti insieme a numerosissimi altri elementi di prova da parte della Procura generale di Sion».
Né Pilloud né il suo collega romano hanno parlato ufficialmente di costituire una squadra investigativa congiunta, come richiesto da Giorgia Meloni. Tuttavia, hanno dichiarato che rimarranno in contatto e non escludono ulteriori incontri. «Torniamo a casa soddisfatti», ha concluso Lo Voi.
«Deciderà l’Italia»
Alla domanda diretta di un giornalista a proposito della squadra investigativa comune, la risposta della responsabile della comunicazione dell’UFG, Ingrid Ryser, è stata evasiva. «Per ora, hanno concordato una cooperazione rafforzata. I dettagli precisi di questa collaborazione dovranno essere chiariti nei prossimi giorni». Insomma, l’aut aut politico imposto da Roma alla Svizzera per il ripristino delle normali relazioni diplomatiche, al momento, è rimasto inevaso, per quanto quella «assistenza rafforzata» potrebbe costituire una risposta indiretta, offrendo al contempo anche una via d’uscita a Palazzo Chigi per ricucire lo strappo. Alla domanda se l’ambasciatore italiano ritornerà a Berna, Ryser ha risposto che «la decisione spetta all’Italia».
«Selezione del materiale»
Ma che cosa potranno fare gli inquirenti italiani? Concretamente potranno partecipare, «a intervalli regolari e sin dai prossimi giorni, alle operazioni di assistenza giudiziaria in Svizzera, a partire dalla selezione del materiale probatorio già raccolto», si legge in una nota stampa dell’Ufficio federale di giustizia che precisa: «L’assistenza giudiziaria lascia immutate le competenze e la sovranità per i procedimenti penali nei rispettivi Paesi». E ancora: «Sarà la Procura vallesana, che dirige il procedimento sul territorio svizzero, a decidere quali prove raccogliere e se coinvolgere gli inquirenti italiani nell’assunzione delle prove. Lo stesso vale, a parti invertite, per la Procura di Roma sul territorio italiano». Considerato che tra le vittime del rogo di Crans-Montana vi sono anche cittadini italiani, la magistratura italiana ha infatti aperto un procedimento ai sensi del proprio Codice penale, procedendo alle indagini secondo il diritto interno.
«Questa cooperazione rafforzata è stata concordata sulla base della rogatoria italiana accolta nel merito il 30 gennaio dalla Procura vallesana, competente per il caso in Svizzera», conclude la nota, ricordando infine che «la Svizzera ha quindi assicurato all’Italia il proprio sostegno concedendo l’assistenza giudiziaria in regime di piena reciprocità».
