Crans-Montana, così Berna risarcirà e fornirà supporto a tutte le vittime

Anche la Confederazione si muove per le vittime di Crans-Montana. Dopo la volontà di costituire una fondazione dotata inizialmente di 10 milioni di franchi da parte del Canton Vallese – in cui confluirebbe anche il milione di franchi preannunciato dal Comune e le donazioni dei privati –, anche Berna annuncia l’intenzione di partecipare alla copertura dei costi della tragedia con un contributo di solidarietà. Dalle prime analisi svolte nelle scorse settimane dal Dipartimento federale di giustizia e polizia (ora incaricato di elaborare entro fine mese una legge federale urgente a copertura delle lacune nella normale catena di sostegno), è infatti emerso che il sistema ordinario di aiuto alle vittime non ha la capacità di far fronte a un evento di questa portata. Ecco perché il Consiglio federale ha deciso di agire subito, proponendo l’istituzione di una base legale per l’aiuto alle vittime dell’incendio di Capodanno, che intende sottoporre al Parlamento già durante la sessione primaverile delle Camere con la clausola d’urgenza. Si tratta di «un segno di solidarietà», come ha spiegato lo stesso Esecutivo in una nota. Nessuno, quindi, sarà lasciato indietro, anche se l’ammontare degli aiuti non è ancora stato definito.
Una prima
Oltre ad approvare i fondi, il Parlamento dovrà in particolare creare una base legale per regolare i pagamenti. Al momento, il quadro legislativo svizzero non prevede questa procedura. Nemmeno per Blatten (Comune vallesano colpito la scorsa primavera da una devastante frana) era stato messo in campo un simile dispositivo. Berna, per coprire parte dei danni provocati dalla frana, aveva stanziato i fondi (5 milioni di franchi in totale) al Comune, che li sta a sua volta distribuendo ai cittadini colpiti. Per Crans-Montana, invece, la Confederazione vuole agire in prima persona, senza «intermediari» istituzionali.
Oltre a questo gesto di solidarietà nei confronti delle vittime, il Governo sta progettando di riunire a un unico tavolo le autorità federali, le assicurazioni, le vittime e i loro congiunti. Il tutto, viene spiegato, nell’ottica di un coordinamento e per offrire una procedura conciliativa che «sgraverebbe» le famiglie colpite, se lo desiderano, da lunghi ed estenuanti procedimenti giudiziari. Una tavola rotonda che servirà quindi per accelerare le procedure per arrivare ai risarcimenti, evitando rimpalli e burocrazia.
I tre messaggi
Di «decisione nella giusta direzione» parla Simone Gianini. Il consigliere nazionale PLR è membro della Commissione degli affari giuridici del Parlamento, che nella prima seduta dell’anno a inizio gennaio aveva suggerito al Consiglio federale di agire proprio in tal senso, verificando cioè in primis in che misura il meccanismo ordinario di aiuto alle vittime di reati abbia delle lacune e coordinando la costituzione di un fondo di garanzia che le colmi. «Il Consiglio federale, con la sua decisione di oggi, ha lanciato essenzialmente tre messaggi», riassume Gianini. «Il primo: il Governo si assumerà il compito di coordinare la solidarietà pubblica e privata che in queste settimane si è già manifestata». In questo modo, vista anche la complessità e l’entità del caso, si evita di creare ulteriore confusione «anche nei confronti degli altri Paesi, che non conoscono così bene le nostre procedure». Il secondo messaggio riguarda la base legale per una “tavola rotonda”. «Uno strumento che va oltre il coordinamento, perché mette assieme Stato, assicurazioni e vittime, con lo scopo di favorire un sistema risarcitorio che possa prescindere da lunghe procedure giudiziarie», evidenzia il deputato. «Il terzo elemento è invece l’intenzione di voler contribuire con uno stanziamento anche da parte della Confederazione». Al momento, come detto, non sono state fornite cifre su quale potrebbe essere l’ammontare. Secondo Gianini, sono due le possibili letture. «Da un lato, significa che si stanno ancora facendo i necessari approfondimenti di ordine finanziario, mentre, dall’altro, i passi istituzionali dovranno essere compiuti in modo tale da raccogliere il maggior consenso possibile». Tradotto: è importante non precipitare le cifre per evitare ogni possibile «ostacolo» in Parlamento. «Se si arrivasse alle Camere con regole e cifre non solide e condivise, si rischierebbe un voto non plebiscitario», osserva infatti Gianini. «E questo, dopo le carenze comunicative e d’indagine da parte delle autorità Vallesane, sarebbe un segnale verso le famiglie delle vittime e verso gli Stati esteri che non possiamo permetterci».
