Crans-Montana, dimesso l'ultimo giovane dal Kinderspital di Zurigo: «Il processo di guarigione è ancora lungo»

Dal Kinderspital di Zurigo, oggi, sono arrivati grandi notizie. L'ultimo dei nove giovani ricoverati al Kispi, a causa delle ferite riportate nella tragedia di Crans-Montana, ha potuto lasciare l'ospedale. A riferirlo, in un lungo articolo, è il Tages-Anzeiger, che parla di un «traguardo importante». Per i feriti e le loro famiglie, ma anche per l'intera équipe ospedaliera. La fase critica, in cui i pazienti lottavano tra la vita e la morte, è ormai finita. Tuttavia, il percorso verso la guarigione completa sarà ancora lungo. Da oggi, insomma, si apre un nuovo capitolo, fatto di nuove sfide riabilitative.
Quello che si chiude oggi, è un periodo «senza precedenti» anche per l'ospedale pediatrico zurighese. Gli ultimi tre mesi e mezzo, infatti, hanno messo a dura prova l'intero personale del Kinderspital, sia a livello fisico che emotivo. Come ha raccontato al Tages-Anzeiger Kathrin Neuhaus, primario del centro per bambini ustionati, tutto è cominciato nelle prime ore del mattino del 1. gennaio. In quel momento, si sapeva solo che a Crans-Montana era successo «qualcosa di grave» e che il primo paziente era in arrivo.
La mattina del 1. gennaio
Le notizie, va da sé, si erano diffuse rapidamente. E, altrettanto velocemente, erano arrivati i primi feriti. Nella giornata del 1. gennaio, come ricorda il primario di terapia intensiva e neonatologia, Luregn Schlapbach, sono arrivati i primi cinque adolescenti, in gravi condizioni. Il giorno dopo, ne erano arrivati altri, quando tutti i minori provenienti da cliniche non specializzate in Svizzera erano stati trasferiti a Zurigo o all'Ospedale Universitario di Losanna, gli unici due centri specializzati per trattare i giovani minorenne gravemente ustionati. In totale, come detto, sono state 9 le vittime curate al Kinderspital di Zurigo, provenienti sia dalla Svizzera che dall'estero.
Le sfide, fin dal primo momento, sono sembrate «enormi». Come si legge nel reportage del Tages-Anzeiger, tutti i giovani presentavano ustioni estese, in alcuni casi sul 50% o più della superficie corporea. Non solo: le ustioni, in molti casi, erano particolarmente profonde, prevalentemente di terzo grado. Ciò significa, come spiega Neuhaus, che anche gli strati più profondi della pelle erano danneggiati. L'epidermide e il derma, dove si trovano le ghiandole sebacee e i follicoli piliferi, erano distrutti, così come le terminazioni nervose e le vie nervose. «In quei casi, la pelle diventa quindi come cuoio».
A rendere la situazione ancor più critica è stato il fatto che le vittime di Crans-Montana sono arrivate in ospedale più tardi rispetto a quanto succede quando si verificano incidenti. Una condizione che ha complicato la situazione dato che, come sottolinea Neuhaus, nei casi di ustioni, le possibilità di guarigione sono migliori quando si riesce a curare i pazienti il prima possibile.
I medici hanno esaminato le vie respiratorie dei pazienti con una telecamera endoscopica. «Erano molto più gravemente colpite di quanto si veda di solito», ha dichiarato Schlapbach, spiegando che le ustioni avevano danneggiato la mucosa respiratoria e le sostanze tossiche avevano scatenato reazioni infiammatorie. Alcuni pazienti, di conseguenza, hanno avuto gravi problemi respiratori per settimane e, in un caso, è stato necessario utilizzare una macchina cuore-polmone per quattro settimane.
Dopo 24-48 ore dall'arrivo dei pazienti, l'équipe chirurgica ha iniziato a rimuovere loro la pelle ustionata. «Altrimenti, il corpo rigetterebbe il tessuto danneggiato, il che richiede un'enorme quantità di energia», ha spiegato ancora Neuhaus al Tages-Anzeiger. «Queste aree danneggiate producono tossine e scatenano gravi reazioni infiammatorie, che rappresenterebbero un ulteriore, pesante fardello per i pazienti in condizioni critiche.» Come soluzione provvisoria, quindi, i medici hanno coperto le ferite con pelle prelevata da donatori deceduti, da una banca della pelle nei Paesi Bassi. Solo dopo questi trattamenti le aree ferite sono state gradualmente sostituite con la pelle dei pazienti stessi, prelevata da zone sane del corpo.
Un lungo processo di guarigione
Da quei primi giorni ad oggi, i medici hanno continuato a occuparsi dei pazienti senza sosta. Le cure, in questi mesi, non sono state semplici. Al contrario, sono state lunghe e complicate. In alcuni momenti, fino a sei pazienti gravemente ustionati sono stati curati contemporaneamente, tutti ricoverati in terapia intensiva, per settimane o mesi. Con il passare delle settimane, si sono resi necessari interventi, in particolare di chirurgia plastica e ricostruttiva, che hanno coinvolto decine di specialisti.
Oggi, a distanza di quasi tre mesi e mezzo dalla tragedia, il peggio è però passato. Merito, secondo lo stesso Kinderspital, anche delle moderne infrastrutture del nuovo edificio hanno contribuito in modo determinante alla gestione dei casi più gravi. Un tempo, infatti, sarebbe stato possibile trattare contemporaneamente solo un numero limitato di pazienti con ustioni estese su tutto il corpo.
Come detto, però, il processo di guarigione non è ancora terminato. I giovani dovranno essere seguiti ancora per anni. Alcuni di loro dovranno recarsi ancora a Zurigo, nelle prossime settimane e mesi, per proseguire con le terapie. Nel frattempo, altre sei vittime dell'incendio di Capodanno sono ancora ricoverate all'ospedale universitario di Zurigo (USZ). Altre sei persone sono in cura presso il Centro ospedaliero universitario di Losanna (CHUV). Diciannove feriti si trovano in trattamento all'estero, mentre sette sono degenti in cliniche di riabilitazione della Suva.
