Il caso

Crans-Montana, «il Governo italiano ne fa un tema di campagna»

L'intervista al politologo Oscar Mazzoleni, professore all’Università di Losanna, dopo il botta e risposta degli ultimi giorni tra Roma e Berna a seguito della scarcerazione di Jacques Moretti
© CdT/Gabriele Putzu
Martina Salvini
26.01.2026 06:00

Le tensioni degli ultimi giorni, con il botta e risposta tra Italia e Svizzera dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, «non devono sorprenderci più di tanto», dice il politologo Oscar Mazzoleni. «I fatti tragici di Crans-Montana hanno assunto in Italia un risvolto politico, per più ragioni. E molto ha a che fare con la loro politica interna».

Professore, come si intreccia la tragedia di Capodanno con le logiche politiche del Governo di Giorgia Meloni? 
«In queste settimane, l’Italia è nel pieno della campagna referendaria per la riforma costituzionale della magistratura. Un progetto che risale agli anni Novanta e al sogno di Silvio Berlusconi di spoliticizzare le toghe. Ebbene, non è un caso che proprio in questo momento il Governo di centro-destra faccia del dramma di Crans-Montana un tema di campagna referendaria. È come se, denunciando l’inadeguatezza della Procura vallesana, si mettesse in luce l’esigenza di una riforma della magistratura, sovrapponendo la realtà elvetica a quella italiana».

Il Governo italiano starebbe, insomma, sfruttando in qualche modo la vicenda per fini elettorali propri?
«Diciamo che sta sfruttando questo episodio come esempio del modo in cui la politica deve intervenire quando la magistratura non svolge correttamente i propri compiti. Di fatto, però, senza tenere conto delle differenze tra i due sistemi giudiziari e, soprattutto, non badando alla separazione dei poteri. Va anche detto che questo è solo uno dei molti esempi con cui il Governo guidato da Meloni, negli ultimi anni, è intervenuto prendendo posizione sulle scelte della magistratura. Ogni volta, la narrazione è la stessa: i giudici non farebbero l’interesse degli italiani, dei quali, invece, si farebbe legittimo difensore l’Esecutivo. Non a caso, nel centro-sinistra, opposto alla riforma costituzionale e meno critico verso la magistratura italiana, i toni risultano diversi anche sul caso Crans-Montana».

Il risultato è un acuirsi delle tensioni tra i due Paesi. Si rischia di compromettere le buone relazioni tra Italia e Svizzera?
«Non è la prima volta che la tensione sale. Ma l’ultima volta che accadde eravamo tra il 2007 e il 2008 e sul tavolo c’era un tema molto importante, il segreto bancario, con le pesanti accuse alla nostra piazza finanziaria svizzera e ticinese da parte dell’allora ministro Giulio Tremonti. Era da tempo che non si arrivava a questo tipo di tensione. In questo caso si aggiungono almeno altre due ragioni: le rivalità economiche e il nuovo clima geopolitico».

Ossia?
«A Crans-Montana non c’è in gioco soltanto la reputazione elvetica, ma pure il richiamo turistico della località vallesana. E qui entra in gioco la competizione con l’Italia, specialmente in un momento delicato come quello attuale, visto che a breve si apriranno i Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina. Inoltre, ci sono tensioni commerciali in ballo. Proprio in questi giorni, il presidente Guy Parmelin ha parlato della preoccupazione per alcune misure protezionistiche italiane che discriminerebbero l’economia elvetica come Paese esterno all’UE. Senza contare, poi, che è il clima stesso delle relazioni fra gli Stati a essere mutano negli ultimi anni, soprattutto dopo la rielezione di Donald Trump».

Lo stile imposto da Trump può rivelarsi uno spartiacque anche nei rapporti fra Stati europei?
«In parte sì. Scontiamo un mutamento di stile geopolitico globale, soprattutto in termini di ingerenza tra Stati sovrani. Intromettendosi ripetutamente nell’azione degli altri Stati, il presidente statunitense ha fatto in qualche modo da apripista. Così, oggi, per affermare i propri diritti sul piano internazionale, i governi si sentono più legittimati, rispetto al passato, a usare toni più vigorosi e poco convenzionali»».

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