Svizzera

Crans-Montana, Marchesi: «La Svizzera non può lasciarsi imporre la linea da polemiche esterne»

Il deputato democentrista chiede al Consiglio federale a quanto ammontano i costi sanitari complessivi legati al dramma di Capodanno, come si suddividono per nazionalità dei pazienti e quale parte di questi sarà assunta da assicurazioni, Stati esteri, pazienti, enti competenti o Confederazione
©Chiara Zocchetti
Red. Online
07.05.2026 12:25

Il dramma di Crans-Montana ha scosso profondamente la Svizzera. La solidarietà verso le vittime e i loro familiari è doverosa. Proprio per questo il Consiglio federale «deve agire con rigore, trasparenza e coerenza, evitando decisioni dettate dall’emotività, da pressioni diplomatiche o da esigenze d’immagine». È quanto ritiene il consigliere nazionale Piero Marchesi (Udc), autore di un’interpellanza in proposito. Le recenti dichiarazioni dell’Esecutivo – si legge nell’atto parlamentare – «giungono dopo l’ennesimo attacco strumentale del governo italiano e della sua rappresentanza diplomatica a Berna, che anche in questa occasione ha assunto un atteggiamento poco rispettoso del proprio ruolo istituzionale». La Svizzera «non può lasciarsi imporre la linea da polemiche esterne, soprattutto quando sono in gioco il rispetto del diritto, la parità di trattamento e l’uso di denaro pubblico».

«Un problema politico rilevante»

Secondo dichiarazioni pubbliche, vi sarebbe la possibilità di non fatturare, o di coprire tramite strumenti elvetici, parte dei costi sanitari legati alle cure prestate. Anche qualora una simile deroga fosse giuridicamente possibile, «essa solleva un problema politico rilevante – rimarca Marchesi –. Perché dovrebbe essere applicata per alcuni Stati o pazienti e non per altri? La Svizzera dispone di regole e accordi internazionali che disciplinano il coordinamento sanitario e l’assunzione dei costi». Se il Consiglio federale sceglie di discostarsene, «deve spiegare chiaramente chi paga, per chi, con quali criteri e con quale base legale. In caso contrario si crea un precedente pericoloso e una disparità di trattamento tra cittadini svizzeri e stranieri, tra vittime di tragedie diverse e tra Paesi coinvolti».

Le domande

Marchesi chiede quindi al Consiglio federale a quanto ammontano i costi sanitari complessivi legati al dramma di Crans-Montana e come si suddividono per nazionalità dei pazienti e quale parte di questi costi sarà assunta da assicurazioni, Stati esteri, pazienti, enti competenti o Confederazione. Si domanda altresì su quale base legale l’Esecutivo ritiene possibile derogare alla fatturazione ordinaria o rinunciare al recupero dei costi sanitari e quali criteri intende applicare per evitare disparità di trattamento tra Stati coinvolti e pazienti di nazionalità diverse. Infine, Marchesi vuole sapere se il Governo è consapevole che una deroga selettiva «creerebbe un precedente problematico e indebolirebbe la credibilità della sua politica di rispetto degli accordi internazionali».